mercoledì, 23 gennaio 2008

Puncicate romane
Categoria:società, scritto da andy capp


Molte volte su questo blog abbiamo parlato di sottocultura ultras e molte volte abbiamo sposato delle posizioni difficilmente comprensibili per chi non vive la realtà metropolitana. Oggi è doveroso analizzare una problematica a cui già in passato avevamo accennato. Questo pomeriggio la Roma sarà impegnata sul campo della Sampdoria per l'andata dei quarti di finale di Coppa Italia. I suoi tifosi però non potranno partire per Genova. E' stata questa la decisione dell'Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive, che da quando è stato istituito ne sta combinando una di seguito all'altra. La punizione è arrivata dopo l'aggressione con le lame ai danni di tre tifosi del Catania, usciti malconci da uno scontro domenica pomeriggio nei pressi di Ponte Duca d'Aosta. 

Prima questione, l'Osservatorio: al di là delle ridicole regole decise per l'acquisizione di un biglietto per assistere a una partita, quello che lascia perplessi è la mancanza assoluta di percepezione del pericolo. Faccio un esempio molto efficace: nella scorsa stagione i tifosi catanesi che si presentarono all'Olimpico per la partita contro la Roma furono più di cinquemila. Sette di questi finirono all'ospedale tagliati dagli ultras romanisti. Sì, ultras, non pseudotifosi come usano chiamarli i giornali romani o i politici di fede romanista. Al massimo si potrebbe utilizzare l'eufemismo cani sciolti, ovvero ultras non appartenenti a gruppo organizzati, che spesso si muovono in maniera violenta al seguito della squadra e che sfuggono al controllo dei tifosi più responsabili.

Qualche settimana dopo quella partita si giocò il derby Catania-Palermo in cui perse la vita l'ispettore Raciti. Ricorderete l'intervista all'incappucciato ultras del Catania che raccontò di avere un conto aperto con i romanisti. Insomma, i presupposti per vietare la trasferta ai catanesi c'erano tutti. Anche se il paradosso dei provvedimenti è proprio qui: vietare alla presunta vittima di andare a vedere la partita piuttosto che punire il carnefice. A questo siamo arrivati oggi in Italia. E poi che senso ha proibire trasferte in partite come Torino-Genoa dove le tifoserie sono gemellate da anni? O ancora non vendere più i biglietti del settore ospiti a San Siro per Milan-Napoli con 10 mila napoletani automaticamente sparsi per la curva nord?

Seconda questione, le lame: a Roma purtroppo sono tornate di moda. Sono numerosi - alcuni giornali hanno parlato di trenta - gli episodi di aggressioni che si sono registrati nelle partite casalinghe della Roma negli ultimi 2-3 anni. Non che prima non esistesse la violenza o i coltelli: ci sono foto di sequestri durante i derby degli anni 70 in cui si vede più di una pistola sul tavolo dei commissariati. Altro che coltelli. Però dopo un periodo di relativa calma, oggi la situazione è sfuggita di mano. Il famoso slogan Basta Lame Basta Infami risale al 1995 quando tutte le tifoserie italiane si incontrarono dopo l'omicidio di Spagna - ultrà della Nord genoana ucciso da un ultras del Milan - per dar vita a un sorta di regolamento non scritto nel fare scontri. Capisco che questo passaggio può apparire di difficile comprensione, ma gli ultras esistono e anche gli ultras che si scontrano. E ci sono delle regole. O meglio, ciascuna piazza ha le sue. Su Repubblica di ieri un interessante editoriale di Marco Mensurati raccontava di come delinquenti africani e rumeni abbiamo riportato nelle strade della città l'abitudine di girare armati di coltello e di come i romani a contatto con queste nuove realtà  delinquenziali non abbiano fatto altro che adeguarsi. Allo stadio poi, dove la marginalità spesso diventa aggregazione, il tutto è stato giustificato con la tradizione della puncicata romana di inizio Novecento, quando fuori dalle osterie i bulli regolavano i conti con le lame.

Il fenomeno o meglio la piaga esiste. E si sta diffondendo non solo allo stadio, ma sempre più spesso fuori dalle discoteche o ai semafori. Quante vittime di banali litigi finiscono con una lamata? Sempre di più. La coltellata dunque non è un'azione criminale esclusivamente da stadio, ma di fatto questa cattiva abitudine sta intaccando l'immagine degli ultras romanisti, sempre più spesso considerati degli infami - che a Roma a dir la verità ha un altro significato ancora - dalle altre tifoserie che vi entrano in contatto. Le soluzioni sono due, una esterna e una interna. La prima chiama di nuovo in causa l'Osservatorio: se la Curva Nord di Bergamo è stata chiusa fino al 31 marzo 2008 perché dieci persone hanno rotto dei vetri, non si capisce come alla Roma non sia ancora stato squalificato il campo. L'altra riguarda invece un'autoregolamentazione della componente ultras romanista, ancora oggi troppo frammentata e fuori da ogni tipo di controllo.