martedì, 12 febbraio 2008

Aldro, un'altra storia maledettamente italiana
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Ci sono delle novità relative al caso di Federico Aldrovandi. Ci sono delle novità che suonano come delle tragiche conferme e c'è davvero poco da aggiungere se non quell'ulteriore dose di indignazione che tutti dovrebbero far trasparire nei confronti di uno Stato che cela scientificamente i propri abusi.

Federico Aldrovandi perse la vita a soli 18 anni a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo un intervento della polizia. Un video di dodici minuti, registrato dalla Scientifica quando Aldro era già privo di vita, ma ancora disteso sull'asfalto, sembra aggiungere altro orrore a questa ignobile storia. Si tratta di immagini girate prima dell'arrivo del medico legale (giunto sul posto alle 9.30), acquisite durante il processo in corso a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo, che documentano ulteriormente la scena del delitto: il volto tumefatto del ragazzo, le mani sporche di terra, i pantaloni abbottonati, il telefonino su una panchina, a oltre 20 metri di distanza. Elementi che non trovano riscontro nelle foto scattate dal medico legale. Ma ad aver fatto scalpore sono i dialoghi contenuti nel video, il vero nuovo elemento dell'indagine, per i quali il pm ha ordinato la trascrizione: si tratta di frasi mescolate a rumori di fondo. All'inizio si sente una gran risata di una persona chiaramente vicina al cadavere. Risate sinistre purtroppo già sentite altre volte. Nuove immagini e dialoghi saranno discussi domani quando ci sarà un'altra udienza. Questo scrive la mamma di Federico, la signora Patrizia, sul suo blog:

Siamo comunque in Tribunale, davanti alla giustizia. Stabilirà il giudice se gli imputati saranno giudicati colpevoli. Ma tutto il resto chi lo giudicherà? Siamo cittadini normali, paghiamo le tasse. Di fronte a tutti gli errori, pasticci, omissioni e falsi che si sono accavallati in modo impressionante fin dai primi minuti dopo la morte di mio figlio, chi pagherà? Se il magistrato non si è recato sul posto, se addirittura l'ufficiale di polizia giudiziaria che avrebbe dovuto indagare ha confessato di aver contribuito a redigere lui stesso le relazioni di servizio degli indagati, se sono scomparsi i manganelli (che si sono spezzati, ndn), se molte fotografie non sono state mai consegnate al pubblico ministero chi ha fatto e permesso tutto questo possibile che non debba pagare? Oppure solo i normali cittadini se sbagliano devono pagare mentre chi non lo è ha licenza di uccidere chiunque sbagli paga, loro non sono stati nemmeno sospesi, come succede per qualunque lavoro pubblico nell’attesa di un giudizio. Perchè questo per loro non vale? Perché ai loro amici è permesso intimidire e minacciare i testimoni impunemente? Restano imperterriti al loro posto, a loro tutto è permesso, mentre i miei avvocati, per essersi dall'inizio ribellati alle falsità hanno un procedimento disciplinare in corso? Tutto questo non è degno di un paese civile e democratico.

In tutta la vicenda sono i tempi l'elemento chiave. E' infatti in corso un'inchiesta parallela della magistratura per chiarire se vi siano state o meno delle manomissioni al registro in cui vennero annotati gli orari degli interventi delle volanti, sul quale sono state rinvenute cancellature. Federico è morto poco dopo le sei del mattino. Il medico legale lo vedrà solo tre ore dopo, in una situazione in cui diversi particolari sembrano essere differenti da quelli di questo filmato. Non c'è traccia infatti dei due manganelli rotti durante lo scontro tra il giovane e i poliziotti. Spunteranno in Questura solamente nel pomeriggio. La famiglia è stata avvisata cinque ore dopo il decesso. Mentre il cellulare di Aldro continuava a squillare.

Intanto venerdì scorso è nata la Fondazione Gabriele Sandri, dedicata a Gabbo, il giovane ucciso l'11 novembre scorso in un autogrill vicino Arezzo da un colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada, mentre si stava recando a vedere una partita della sua squadra del cuore. "Vorrei che con la Fondazione - ha detto il fratello Cristiano - arrivasse un messaggio positivo, com'era positivo mio fratello, per contrastare la violenza e trasmettere valori quali lealtà, onore e solidarietà che lo sport vissuto in modo corretto può trasferire". Un'altra storia che chiede giustizia. Per i vostri messaggi, per un semplice ricordo - se volete - è nato questo sito.


Su noantri avevamo già parlato di Aldro qui.