mercoledì, 20 febbraio 2008
Bambini, coraggio
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana
Su Rignano Flaminio sono sempre stato forcaiolo. Per me erano tutti colpevoli, tutti pedofili e tutti da rinchiudere in gabbia vita natural durante.
Su Rignano Flaminio sono sempre stato molto violento perché, a mio modo di vedere, non c'erano dubbi su chi fossero le vittime e chi i carnefici. Su Rignano Flaminio io non ho mai preso in considerazione l'ipotesi, giuridicamente inappellabile, credo, del ragionevole dubbio. Su Rignano Flaminio io non ho mai avuto dubbi, ragionevoli o meno. Anzi mi sono sempre domandato, riflettendo o scrivendo su Rignano Flaminio, come facessero quelle che cazzo di mamme e di papà, anche loro nel DUBBIO, a non uscire di casa armati di bastoni e spranghe, con la saliva alla bocca, con i caschi in testa, mi sono sempre domandato questo, mi sono sempre domandato come potessero quei genitori, i cui bambini andavano in giro per aule giudiziarie a dire che le maestre facevano loro fare il giochino delle punture sul pisello o quell'altro dei maschietti sopra le femminucce, a non mettere a ferro e a fuoco la città, le piazze, le caserme e i tribunali.
Leggevo sui giornali di questi genitori che accompagnavano i figlioletti da giudici e neuropsichiatri infantili e li carezzavano sulle testoline mentre loro soffiavano fuori dalle labbra piccole discorsi circa maestre cattive, botte, mutande, penetrazioni e cose curiose, particolari, adultissime, per le quali il più sveglio di loro avrebbe dovuto aspettare altri dieci o quindici anni per poterne capire veramente, ecco, leggevo di questi interrogatori qui e poi guardavo nei tiggì le immagini di queste mamme e di questi papà un po' interrogativi che aspettavano pazienti la prossima domanda dell'intervistatore. E mi domandavo sempre più incazzato, incazzato al posto loro, come facessero, come potessero, perché mai non implodessero in pubblica piazza, sparpagliando per le aiuole pezzettini di stomaco e pancreas.
Forse adesso ho la risposta.
(e la cosa che mi fa più incazzare, se lo volete sapere, rabbrividire, rattristare è che, ancora una volta, la risposta è quella più semplice, scontata, aberrante, ovvia. La risposta è quella che tutti suggerivano e che nessuno voleva ascoltare: trattasi di fandonie. Balle. Stronzate. Bugie. Addio impianto accusatorio. La cosa che mi fa stringere di più i pugni è che, ci risiamo, l'abominio, alla fine della storia, fisico o verbale, sta in casa, tra le mura domestiche, nelle stanze private, dietro il campanello con due cognomi e il trattino, simbolo d'amore e di unione quel trattino, ecco dove sta l'orrore, come sempre, anche stavolta nessuna novità. Un'invenzione delle mamme, un giochetto dei papà. Forse al solo scopo del divertimento, forse allo scopo, più cupo ancora, di tentare di nascondere e sviare. E allora fanculo il trattino tra i cognomi sui citofoni e i campanelli. Fanculo la famiglia. Neanche più mamma e papà abbiamo, quel concetto intoccabile e sacro di MAMMA e di PAPA', i quali dovevano essere le persone uniche e assolute della nostra esistenza, quelle di cui fidarsi sempre e ciecamente, in ogni caso, coloro i quali ci avrebbero sempre garantito un ritorno, per quanto lontani fossimo finiti. L'umanità fallisce ogni giorno di più, sotto tutti i punti di vista: ci addormentiamo su cuscini intrisi di brutti sogni. Non c'è mai risveglio. Bambini, coraggio.)
Su Rignano Flaminio sono sempre stato molto violento perché, a mio modo di vedere, non c'erano dubbi su chi fossero le vittime e chi i carnefici. Su Rignano Flaminio io non ho mai preso in considerazione l'ipotesi, giuridicamente inappellabile, credo, del ragionevole dubbio. Su Rignano Flaminio io non ho mai avuto dubbi, ragionevoli o meno. Anzi mi sono sempre domandato, riflettendo o scrivendo su Rignano Flaminio, come facessero quelle che cazzo di mamme e di papà, anche loro nel DUBBIO, a non uscire di casa armati di bastoni e spranghe, con la saliva alla bocca, con i caschi in testa, mi sono sempre domandato questo, mi sono sempre domandato come potessero quei genitori, i cui bambini andavano in giro per aule giudiziarie a dire che le maestre facevano loro fare il giochino delle punture sul pisello o quell'altro dei maschietti sopra le femminucce, a non mettere a ferro e a fuoco la città, le piazze, le caserme e i tribunali.
Leggevo sui giornali di questi genitori che accompagnavano i figlioletti da giudici e neuropsichiatri infantili e li carezzavano sulle testoline mentre loro soffiavano fuori dalle labbra piccole discorsi circa maestre cattive, botte, mutande, penetrazioni e cose curiose, particolari, adultissime, per le quali il più sveglio di loro avrebbe dovuto aspettare altri dieci o quindici anni per poterne capire veramente, ecco, leggevo di questi interrogatori qui e poi guardavo nei tiggì le immagini di queste mamme e di questi papà un po' interrogativi che aspettavano pazienti la prossima domanda dell'intervistatore. E mi domandavo sempre più incazzato, incazzato al posto loro, come facessero, come potessero, perché mai non implodessero in pubblica piazza, sparpagliando per le aiuole pezzettini di stomaco e pancreas.
Forse adesso ho la risposta.
(e la cosa che mi fa più incazzare, se lo volete sapere, rabbrividire, rattristare è che, ancora una volta, la risposta è quella più semplice, scontata, aberrante, ovvia. La risposta è quella che tutti suggerivano e che nessuno voleva ascoltare: trattasi di fandonie. Balle. Stronzate. Bugie. Addio impianto accusatorio. La cosa che mi fa stringere di più i pugni è che, ci risiamo, l'abominio, alla fine della storia, fisico o verbale, sta in casa, tra le mura domestiche, nelle stanze private, dietro il campanello con due cognomi e il trattino, simbolo d'amore e di unione quel trattino, ecco dove sta l'orrore, come sempre, anche stavolta nessuna novità. Un'invenzione delle mamme, un giochetto dei papà. Forse al solo scopo del divertimento, forse allo scopo, più cupo ancora, di tentare di nascondere e sviare. E allora fanculo il trattino tra i cognomi sui citofoni e i campanelli. Fanculo la famiglia. Neanche più mamma e papà abbiamo, quel concetto intoccabile e sacro di MAMMA e di PAPA', i quali dovevano essere le persone uniche e assolute della nostra esistenza, quelle di cui fidarsi sempre e ciecamente, in ogni caso, coloro i quali ci avrebbero sempre garantito un ritorno, per quanto lontani fossimo finiti. L'umanità fallisce ogni giorno di più, sotto tutti i punti di vista: ci addormentiamo su cuscini intrisi di brutti sogni. Non c'è mai risveglio. Bambini, coraggio.)





