venerdì, 07 marzo 2008
Scegli.
Categoria:scritto da johnny durelli, factory del dissenso
- E' troppo tardi per un whisky? -
- Che whisky? -
- Un Macallan. -
- Non è mai tardi per un Macallan, ragazzo. -
Dio può annidarsi anche in simili conversazioni.
Tracanno un doppio Macallan liscio e con bicchiere d'acqua a parte e mi immergo nel mio soliloquio. Un soliloquio di tristezza.
La gente mi passa davanti, presissima da un mercoledì sera che si spera per loro sia pieno di sorprese. Io non voglio vedere e sentire nessuno. Anche LEI l'ha capito, che non è serata. E ha pensato bene di non telefonarmi.
Che volete che vi dica, forse sono uno un incorreggibile stronzo: fatemi causa.
Sto qui seduto, bevo e medito. E penso alle novità.
Sì, perché ci sono novità.
E non sono per niente positive. Poi mi si chiede perché io sia così conservatore.
Ho perso il lavoro. E la cosa non mi sta rendendo felice.
Sono serio, eh. Sono sempre serio, io. E' il più grosso problema della mia vita.
Avevo un contratto a progetto. L'ennesimo, dopo stage, co.co.co., co.co.pro., sostituzioni per maternità e modulistiche contrattuali pecorinofile varie.
E' inutile io vi spieghi che non c'era nessun progetto. Un contratto simile era semplicemente il più conveniente per la società (a delinquere).
Il contratto scadeva a inizio febbraio. Ho chiesto rassicurazioni sulla mia sorte da inizio ottobre. E fino a fine febbraio. Sì perchè io, intanto, a contratto scaduto, ho continuato a lavorare, ché mi si diceva di star tranquillo ché a lavare i vetri ai semafori non ci sarei finito.
E invece no.
Invece devono contenere i costi. Han detto proprio così: "In questa fase di business calante, è urgente un contenimento dei costi".
Detto mentre loro stan preparando le vacanze di Pasqua e stan cercando di capire quale sia la località più trendy e più pullulante di passera disponibile.
E con contratti di questo tipo, diventi la vittima ideale.
Un classico.
Io ho mantenuto una calma che non conoscevo, in questo frangente.
- Uhm - ho detto.
E poi.
- Scusate: se non vi dispiace, andrei a fumare una sigaretta, ché sono un po' scosso. -
Poi son tornato, ho salutato e me ne sono andato.
Ora sono a casa: navigo nell'ozio. Leggo libri, guardo film. E per non smentire me stesso seguo costantemente gli aggiornamenti di Youporn e Redtube.
Le pippe sono aumentate esponenzialmente.
E mando curriculum.
Ho inviato circa duecento mail il cui testo recitava:
"A parte i bocchini e altre pratiche omosessuali, posso fare di tutto".
Una mia amica oggi mi suggeriva di iniziare a farli.
I bocchini, intendo.
O comunque di iniziare a calare le braghe.
Io però non credo sia questo il punto. Non credo si tratti della solita tiritera trita e ritrita dello scendere a compromessi.
No. Non è questo il punto. Il punto è che mentre imperversa una campagna elettorale di cui me ne frega sempre meno, ché io ho già deciso di non votare, mentre tanti politici fanno a gara a riempirsi la bocca delle parole "Risolveremo il problema del precariato", io sono qua in mezzo a una strada.
E ho trent'anni e avevo dei progetti.
E ora devo iniziare daccapo.
Perché qualcuno sapeva che sbarazzarsi di me, come di tanti altri, senza avere pensieri, sarebbe stato semplicissimo, con queste forme contrattuali che sono l'equivalente moderno della schiavitù.
Sì, perché quando sei in balìa di contratti di questo genere, non esiste più la tua professionalità. Le tue competenze diventano magicamente un plus non più necessario. C'è solo l'istinto di sopravvivenza, la speranza di arrivare a fine mese, che ti porta ad accettare le più losche bassezze pur di riuscire a strappare il rinnovamento di quel contratto.
E così ti ritrovi a portare i giornali a casa ai tuoi capi o a perdere giornate in posta per presentare i ricorsi per le loro multe o a spostar loro le macchine in divieto di sosta.
Tutto nella speranza che.
Ulteriori compromessi io non ne vedo. Ché già aver fatto tutto questo vuol dire aver ingollato tonnellate di merda.
La mia educazione.
Sì, la mia educazione meritocratica e calvinista.
Mi ha imposto un esame di coscienza. Serio, approfondito. Invasivo.
E ve lo giuro: io non riesco a trovarmi colpe.
Ho fatto tardi, per questo lavoro come per tutti gli altri. Non ho avuto orari. Spesso non ho avuto weekend. Non avevo straordinari. Nel senso che non erano pagati. In compenso al minimo errore c'erano insulti e urla.
Ché poi.
A insultarti e farsi grande in questi casi è sempre chi, preso per strada, non avrebbe il coraggio di guardarti in faccia. Figuriamoci di fare a pugni.
E no: io colpe non me ne sono trovate.
E la mia educazione è la stessa che mi ha portato a non dir nulla a casa. Ché il DON direbbe che è comunque colpa mia.
E non ho voglia di litigare anche con lui.
Mi tengo tutto dentro e bevo un whisky.
Tanto io lo so.
Io la sfango sempre.





