lunedì, 17 marzo 2008

Lavorare salva la vita
Categoria:società, scritto da andy capp


precari"Mi ammazzo perché insieme al lavoro ho perso la dignità". Si chiamava Luigi l'ottava vittima della Thyssen, 39 anni e due figli, che a Torino in realtà non ci aveva mai messo piede. Luigi si è tolto la vita qualche giorno fa, dopo aver saputo che il suo contratto, dopo tre anni di precariato, non sarebbe stato rinnovato. Gli operai della Thyssen, oggi chiusa dopo la tragedia, aspettano in cassa integrazione una nuova sistemazione. E così per lui, che dipendeva da un'agenzia interinale legata a una fabbrica collegata alla multinazionale tedesca, non c'era più posto. Luigi è la vittima di una società che parla di flessibilità, ma che usa le persone come i pezzi di un puzzle in cui purtroppo spesso si resta fuori dall'incastro. Soprattutto quando si supera una certa età. Barbara, la moglie oggi dice questo: "Mio marito si è ucciso perché si sentiva umiliato. Chissà cosa deve avere provato, dentro, per decidere di farla finita. Se quell'azienda gli avesse rinnovato il contratto, ora non sarei una vedova con due figli piccoli da allevare".

Perdere il lavoro oggi significa perdere la dignità. Perché senza potere di acquisto viene annullata anche la propria identità di cittadino-consumatore. A questo oggi va data una risposta immediata e concreta. Basta con le promesse e la richiesta di sacrifici. Il precariato è un crimine contro l'umanità. La scorsa settimana l'Unione Industriali di Roma ha presentato uno studio sulle lauree brevi e sugli sbocchi professionali futuri. Dai dati risulta che trova molto più facilmente lavoro un giovane poco specializzato e poco istruito. Questo perché senza qualifiche e titoli sono minori sia le garanzie da offrire che i salari. La mediocrità delle imprese italiane e la loro scarsa creatività sono ormai evidenti. I dati impietosi sulla produttività sono sotto gli occhi di tutti. Ma il motivo non è certo nella concorrenza dei Paesi a basso costo di manodopera, quanto negli scarsi investimenti delle imprese e dello Stato - che sfrutta il maggior numero di lavoratori atipici in Italia - sia nella sicurezza che nella formazione.

Forse oggi Luigi, se avesse avuto una formazione adeguata, se avesso conosciuto una professione, se fosse stato un operaio specializzato, avrebbe trovato con facilità un altro posto di lavoro. E sarebbe ancora vivo, magari stanco e malpagato, ma a casa con la sua famiglia, la sera, dopo il lavoro.