giovedì, 27 marzo 2008
Per par condicio
Categoria:politica, scritto da andy capp
Non avevo mai pensato alla par condicio come a una legge inappropriata. O meglio, avevo sempre visto nello strapotere mediatico berlusconiano un'arma politica difficilmente contrastabile. Oggi invece ho capito che qualcosa non va. Nel senso che grazie alla par condicio hanno diritto di parola (sì, di parola) anche personaggi che con la politica e tutto il resto hanno poco a che vedere e che sfruttano il momento delle elezioni solo per visibilità personale o chissà cos'altro. Un esempio geniale di qualche anno fa, che rende al meglio l'idea, è la candidatura di Roberto Carlino, quello di Immobildream che non vende sogni ma solide realtà. Il suddetto si presentò alle Europee con Forza Italia e per i suoi cartelloni elettorali utilizzò foto e slogan delle sue stesse pubblicità. Non venne eletto è vero, però grazie ai rimborsi elettorali penso che qualche cosa ci abbia guadagnato, eccome.
Ma oggi c'è un altro problema, quello del proliferare di liste dai nomi assurdi che riescono - non so grazie a quale sistema perverso - a presentarsi agli appuntamenti elettorali. E non sto parlando delle divertenti minchiate elettorali che giggimassi ci ha raccontato nei suoi ultimi post. Prendiamo il caso di Roma. Per la corsa al Campidoglio, oltre ai partiti tradizionali, e alle liste politiche di nicchia (da Sinistra Critica a quelle indipendenti come quella di Michele Baldi, fino a ieri capogruppo in Consiglio comunale di Forza Italia), sulla nostra scheda troveremo anche liste come Forza Roma, Avanti Lazio, Amici di Beppe Grillo, Grilli Parlanti, No Euro o Movimento Nazionale del Delfino. Ah, sì c'è anche La Mia Italia. Meglio ricordarle tutte, che in regime di par condicio non si sa mai.
Per motivi di lavoro sto avendo a che fare quotidianamente con gli improbabili personaggi che si candidano alla poltrona di sindaco e sto ascoltando una quantità spropositata di idiozie che non è facile mandare giù: si va dall'esproprio delle case del Vaticano ("Ma non crede che si verrebbe a creare un conflitto inaccettabile?" "Sì, certo ma noi stiamo ripensando a una società socialista"), al ritorno alla Lira ("Scusi, ma state pensando a una doppia moneta?", "No, no, rivogliamo proprio la Lira") fino alla detassazione totale dell'acqua passando per l'abolizione del ticket dell'autobus ("E' al primo punto nel nostro programma"). Insomma, per par condicio i mezzi di informazione sono costretti a dare spazio a tutti, ma proprio a tutti. Poi che non ci siano contenuti e che diventa difficile intervistare questo&quello poco importa. L'importante è che tutti abbiamo lo stesso spazio. Chi ci rimette è la qualità dell'informazione e i cittadini, ma tant'è.
Poi escono notizie come questa:
"Dal monitoraggio della prima settimana dell'ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste - dice l'Agcom- per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo".
E allora mi ricordo che siamo in Italia, che c'è un tizio con tre televisioni che si candida al Governo del Paese per la quinta volta e le mie angosce quotidiane tornano tutte al loro posto. Meglio un delfino che un biscione.





