mercoledì, 09 aprile 2008
«Questa è di sicuro Susy che freme».
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Ero stato a una mostra fotografica di un'amica in un locale a San Lorenzo che si chiama "Lian" e questa mostra fotografica m'era piaciuta parecchio, anche perché io non sono mai stato a mostre fotografiche di persone amiche, in genere le fotografie che vado a vedere alle mostre sono state scattate da fotografi morti e sepolti oppure talmente famosi da essere più che morti e sepolti: è una strana e ben curiosa sensazione poter dire alla fotografa qualcosa a proposito delle sue fotografie, tipo è questa la mia preferita, domandare e qui cosa volevi significare, o vattelapesca. E' una cosa che, di solito, non capita di poter fare quando si va alle mostre di fotografia.
Ero stato a questa mostra, tornavo alla macchina, la macchina era distante, faceva freddo per essere aprile e allora pensavo, guardavo, facevo turismo umano, ingannavo i passi che rimanevano osservando gli altri esistere. Com'è come non è mi sono messo a riflettere sugli uomini, sui maschi; anzi lo so com'è, e adesso infatti ve lo dico.
Prima una premessa, breve: io sono un rinomatissimo maschilista, si sa, e serbo dentro la mia capoccia pensieri parecchio strani, tipo che le donne brutte non dovrebbero esistere affatto, dovrebbero essere prese, imbarcate su una gigantesca arca e portate su una sperdutissima isola come i PRECOG di "Rapporto di Minoranza" di Philip Dick, tenute lì, certamente assistite di ogni prima necessità, ci mancherebbe, ma serbate in caso di emergenza sulla TERRA, carenza di sangue o di organi, cose del genere. Nonostante ciò, sono il primo ad ammettere che gli uomini, i maschi, quando parlano tra loro di donne sono inascoltabili. Mi creano imbarazzo. Perché c'è modo e modo di essere sia maschi che maschilisti. Eccheccazzo. I maschi in gruppo che parlano di donne sono tremendi; fossi io una donna non vorrei mai che dei maschi riuniti parlassero di me. Naturalmente tutto questo pensare agli uomini mentre facevo ritorno alla macchina mi è stato indotto dal fatto che in giro a San Lorenzo, a quell'ora, c'erano un sacco di uomini in gruppo che guarda caso parlavano ad alta voce di questa o di quella, solo che nei loro discorsi questa e quella non erano mai soltanto questa o quella, ma questa "puttana", questa "maiala", questa "troiona", questa "succhiacazzi", questa "sorca" e io, beninteso, non ho assolutamente nulla da ridire in merito, perché faccio esattamente lo stesso quando sono in gruppo con altri uomini e infatti questo non vuole essere un post di rottura nei confronti degli uomini che parlano così delle donne, anzi, è solo il racconto di una cosa che è successa più o meno mentre stavo riflettendo su ciò tornando alla macchina. Fine della premessa.
Sentite qua: ero lì che camminavo per Via dei Sardi - io parcheggio sempre a Via del Pretoriano, quando vado a San Lorenzo, perché ci sono posti liberi a iosa pure nel fine settimana - e mi sono accodato a un gruppetto di freschi trentenni romani, jeans scesi dietro al sedere, cinta in vista, giacche corte, anelli ai pollici, capello in un certo modo. Stavo giusto facendo di quei pensieri sui maschi, tanto che ho cominciato a spiarli in attesa che anche loro compissero il consueto sacrificio della pubblica decenza in onore della Dea Topa. Neanche a dirlo. E' squillato questo telefonino: un sms. Uno di loro si è infilato le mani in tasca e mentre frugava ha fatto: "Questa è di sicuro Susy che freme...", la quale frase ha scosso la terra come un quinto grado della Scala Richter, ka-boom, la camminata è diventata scomposta, la parlata più volgare, i gesti più eclatanti, gli sguardi pieni di sottintesi. E io dietro.
Si vede che questa Susy era una che meritava, una che quei ragazzi erano soliti informarsi se c'era, prima di decidere come vestirsi per uscire, una di quelle che c'ha tenuti a tutti, chi prima chi dopo, incollati allo specchio del bagno quei cinque minuti in più del normale. Comunque il Ganzo ci sapeva fare, ho continuato a guardarlo, stavamo facendo la stessa strada, e l'ho cominciato a capire. Mi piaceva come gonfiava la ruota: non ne voleva sapere di leggere l'sms, continuava a brandire il cellulare come un osso di pollo in un canile e intanto camminava, faceva montare la tensione, capite? Gli amici ci sono cascati, volevano sapere. Abbaiavano.
Io, da dietro, mi sono reso conto che il Ganzo stava vivendo uno dei momenti più alti della sua esistenza: non c'era dubbio, se gli fossi andato vicino con una lampadina quella si sarebbe illuminata. Non lo so, non ne sono sicuro, però non mi pareva né particolarmente bello, né interessante: era solo un tizio che stava camminando per San Lorenzo senza alcuna aspettativa al mondo, uno di quelli che al bancone di una discoteca si fa passare avanti da tutti prima di riuscire a ordinare, perciò mi sembrava giusto comprenderlo, essergli vicino in questo suo procrastinare l'attimo.
Di sicuro Susy era una gran figa, ma facendo quello che stava facendo, il Ganzo, senza rendersene conto, la stava elevando a un livello ancora superiore. Una corte così, Susy cara, non lo se se la riceverai mai più. Ho cominciato a sorridere, da là dietro, con le mani in tasca: ho dovuto ammettere che guardato da una certa distanza, perfino lo spettacolo del maschilismo becero diventava appetibile, comprensibile, contestualizzabile. E poi: al diavolo (uso una locuzione cinematografica: non lo faccio mai, stavolta ci sta bene); al diavolo, siamo quello che siamo, sul lavoro ci va di merda, lo Stato non ci protegge, siamo in mano ad imbroglioni, succhiasoldi, codardi, ci mettono sotto quando attraversiamo la strada, ci sparano a sangue freddo negli autogrill, nessuno ci dice grazie, mai, ci torturano nelle caserme, ci vogliono convincere che un proiettile in faccia e un estintore rosso sono la stessa cosa, il più in gamba tra noi avrà garantita una pensione minima a 97 anni, cioè quando sarà morto almeno da un decennio, accendiamo mutui inestinguibili, ci tolgono l'alcol, il fumo, le droghe leggere, ci dicono come dobbiamo vestirci per poter essere considerati "dabbene", ci perquisiscono ogni due per tre, ci alzano i prezzi, ci dicono quando, come e SE dobbiamo partorire, ci abbassano la soglia di dignità, ci prendono per coglioni e per I coglioni, ci tradiscono tutti, ci abbandonano, ci usano, ci sfruttano, ci mentono, be', allora sapete che vi dico? In culo, ce la meritiamo una Susy che freme. Ci meritiamo di credere che sia lei a messaggiarci alle due di notte mentre stiamo a San Lorenzo con gli amici.
A Via degli Equi l'epifania.
Tutti col naso sopra il display del telefonino, dopo di che si sono alzati i vaffanculo, le risate, gli inviti ad andare a cagare. Erano quasi le due di notte e c'era ancora gente che affondava i denti nei panozzi con la salsiccia, l'odore di erba. Non era Susy, non stava fremendo, niente di niente. E ti pareva. Tutti l'hanno presa a ridere, di sicuro gli amici del Ganzo avevano trovato un motivo in più per sentirsi sollevati, visto che il loro compare, evidentemente, non era poi quel gran tombeur de femmes che diceva d'essere; quanto a lui, non saprei dire, ma di sicuro non avrei voluto essere nei suoi panni, perché, credetemi, anche nel cuore del più perverso maschio maschilista alberga una scintilla di romanticismo, perciò io sono convinto che dietro al suo tostissimo "Questa è di sicuro Susy che freme..." ci stava anche dell'altro, un sincero desiderio di poterla fare sua, Susy, per davvero, tra cene all'aperto e passeggiate lente, ne sono sicuro, potrei giurare che Susy l'avesse stregato per bene, quel ganzo da osteria, ammaliato, con i suoi tacchi alti e i modi di fare, il sorriso gentile e le dita sottili, altro che "fremiti" eccetera; mentre gli amici se la spassavano perché in fin dei conti non era successo che la più bella del gruppo avesse scelto uno di loro a scapito degli altri, il Ganzo soffriva, a modo suo va bene, in fondo se l'era cercata, ho detto che lo capisco non che lo giustifico, però ciò non toglie che stesse soffrendo perché tra le tante cose che Susy poteva fare, aveva scelto di non fremere per lui.
In macchina, al semaforo di Via Po, m'è montata una certa rabbia. Ho pensato a Susy: perché aveva scelto di non fremere? E cos'aveva fatto perché il Ganzo ci credesse a tal punto? Possibile che sia sempre colpa nostra? Dei maschi? Ci vorrebbe un'altra isola, ecco la verità, accanto a quella delle Brutte, semmai collegate tra loro da un terrapieno, l'isola di Quelle che scelgono di non fremere. Almeno uno lo saprebbe. Potrebbe tenerle sotto controllo. Il Ghetto di Quelle che non fremono: i cartografi aggiornerebbero le mappe e buonanotte al secchio. Mi è sembrato che il rosso stesse durando troppo, e sono partito anticipando il verde.
Mentre m'addormentavo, e ce n'è voluto, ho aggiunto una terza isola all'arcipelago e in quest'isola ci ho messo i Ganzi di questo mondo, quelli che si sono consumati aspettando Susy. Mi sono fatto l'idea che ci sia più vita che a San Lorenzo, laggiù, il venerdì sera.
Ero stato a questa mostra, tornavo alla macchina, la macchina era distante, faceva freddo per essere aprile e allora pensavo, guardavo, facevo turismo umano, ingannavo i passi che rimanevano osservando gli altri esistere. Com'è come non è mi sono messo a riflettere sugli uomini, sui maschi; anzi lo so com'è, e adesso infatti ve lo dico.
Prima una premessa, breve: io sono un rinomatissimo maschilista, si sa, e serbo dentro la mia capoccia pensieri parecchio strani, tipo che le donne brutte non dovrebbero esistere affatto, dovrebbero essere prese, imbarcate su una gigantesca arca e portate su una sperdutissima isola come i PRECOG di "Rapporto di Minoranza" di Philip Dick, tenute lì, certamente assistite di ogni prima necessità, ci mancherebbe, ma serbate in caso di emergenza sulla TERRA, carenza di sangue o di organi, cose del genere. Nonostante ciò, sono il primo ad ammettere che gli uomini, i maschi, quando parlano tra loro di donne sono inascoltabili. Mi creano imbarazzo. Perché c'è modo e modo di essere sia maschi che maschilisti. Eccheccazzo. I maschi in gruppo che parlano di donne sono tremendi; fossi io una donna non vorrei mai che dei maschi riuniti parlassero di me. Naturalmente tutto questo pensare agli uomini mentre facevo ritorno alla macchina mi è stato indotto dal fatto che in giro a San Lorenzo, a quell'ora, c'erano un sacco di uomini in gruppo che guarda caso parlavano ad alta voce di questa o di quella, solo che nei loro discorsi questa e quella non erano mai soltanto questa o quella, ma questa "puttana", questa "maiala", questa "troiona", questa "succhiacazzi", questa "sorca" e io, beninteso, non ho assolutamente nulla da ridire in merito, perché faccio esattamente lo stesso quando sono in gruppo con altri uomini e infatti questo non vuole essere un post di rottura nei confronti degli uomini che parlano così delle donne, anzi, è solo il racconto di una cosa che è successa più o meno mentre stavo riflettendo su ciò tornando alla macchina. Fine della premessa.
Sentite qua: ero lì che camminavo per Via dei Sardi - io parcheggio sempre a Via del Pretoriano, quando vado a San Lorenzo, perché ci sono posti liberi a iosa pure nel fine settimana - e mi sono accodato a un gruppetto di freschi trentenni romani, jeans scesi dietro al sedere, cinta in vista, giacche corte, anelli ai pollici, capello in un certo modo. Stavo giusto facendo di quei pensieri sui maschi, tanto che ho cominciato a spiarli in attesa che anche loro compissero il consueto sacrificio della pubblica decenza in onore della Dea Topa. Neanche a dirlo. E' squillato questo telefonino: un sms. Uno di loro si è infilato le mani in tasca e mentre frugava ha fatto: "Questa è di sicuro Susy che freme...", la quale frase ha scosso la terra come un quinto grado della Scala Richter, ka-boom, la camminata è diventata scomposta, la parlata più volgare, i gesti più eclatanti, gli sguardi pieni di sottintesi. E io dietro.
Si vede che questa Susy era una che meritava, una che quei ragazzi erano soliti informarsi se c'era, prima di decidere come vestirsi per uscire, una di quelle che c'ha tenuti a tutti, chi prima chi dopo, incollati allo specchio del bagno quei cinque minuti in più del normale. Comunque il Ganzo ci sapeva fare, ho continuato a guardarlo, stavamo facendo la stessa strada, e l'ho cominciato a capire. Mi piaceva come gonfiava la ruota: non ne voleva sapere di leggere l'sms, continuava a brandire il cellulare come un osso di pollo in un canile e intanto camminava, faceva montare la tensione, capite? Gli amici ci sono cascati, volevano sapere. Abbaiavano.
Io, da dietro, mi sono reso conto che il Ganzo stava vivendo uno dei momenti più alti della sua esistenza: non c'era dubbio, se gli fossi andato vicino con una lampadina quella si sarebbe illuminata. Non lo so, non ne sono sicuro, però non mi pareva né particolarmente bello, né interessante: era solo un tizio che stava camminando per San Lorenzo senza alcuna aspettativa al mondo, uno di quelli che al bancone di una discoteca si fa passare avanti da tutti prima di riuscire a ordinare, perciò mi sembrava giusto comprenderlo, essergli vicino in questo suo procrastinare l'attimo.
Di sicuro Susy era una gran figa, ma facendo quello che stava facendo, il Ganzo, senza rendersene conto, la stava elevando a un livello ancora superiore. Una corte così, Susy cara, non lo se se la riceverai mai più. Ho cominciato a sorridere, da là dietro, con le mani in tasca: ho dovuto ammettere che guardato da una certa distanza, perfino lo spettacolo del maschilismo becero diventava appetibile, comprensibile, contestualizzabile. E poi: al diavolo (uso una locuzione cinematografica: non lo faccio mai, stavolta ci sta bene); al diavolo, siamo quello che siamo, sul lavoro ci va di merda, lo Stato non ci protegge, siamo in mano ad imbroglioni, succhiasoldi, codardi, ci mettono sotto quando attraversiamo la strada, ci sparano a sangue freddo negli autogrill, nessuno ci dice grazie, mai, ci torturano nelle caserme, ci vogliono convincere che un proiettile in faccia e un estintore rosso sono la stessa cosa, il più in gamba tra noi avrà garantita una pensione minima a 97 anni, cioè quando sarà morto almeno da un decennio, accendiamo mutui inestinguibili, ci tolgono l'alcol, il fumo, le droghe leggere, ci dicono come dobbiamo vestirci per poter essere considerati "dabbene", ci perquisiscono ogni due per tre, ci alzano i prezzi, ci dicono quando, come e SE dobbiamo partorire, ci abbassano la soglia di dignità, ci prendono per coglioni e per I coglioni, ci tradiscono tutti, ci abbandonano, ci usano, ci sfruttano, ci mentono, be', allora sapete che vi dico? In culo, ce la meritiamo una Susy che freme. Ci meritiamo di credere che sia lei a messaggiarci alle due di notte mentre stiamo a San Lorenzo con gli amici.
A Via degli Equi l'epifania.
Tutti col naso sopra il display del telefonino, dopo di che si sono alzati i vaffanculo, le risate, gli inviti ad andare a cagare. Erano quasi le due di notte e c'era ancora gente che affondava i denti nei panozzi con la salsiccia, l'odore di erba. Non era Susy, non stava fremendo, niente di niente. E ti pareva. Tutti l'hanno presa a ridere, di sicuro gli amici del Ganzo avevano trovato un motivo in più per sentirsi sollevati, visto che il loro compare, evidentemente, non era poi quel gran tombeur de femmes che diceva d'essere; quanto a lui, non saprei dire, ma di sicuro non avrei voluto essere nei suoi panni, perché, credetemi, anche nel cuore del più perverso maschio maschilista alberga una scintilla di romanticismo, perciò io sono convinto che dietro al suo tostissimo "Questa è di sicuro Susy che freme..." ci stava anche dell'altro, un sincero desiderio di poterla fare sua, Susy, per davvero, tra cene all'aperto e passeggiate lente, ne sono sicuro, potrei giurare che Susy l'avesse stregato per bene, quel ganzo da osteria, ammaliato, con i suoi tacchi alti e i modi di fare, il sorriso gentile e le dita sottili, altro che "fremiti" eccetera; mentre gli amici se la spassavano perché in fin dei conti non era successo che la più bella del gruppo avesse scelto uno di loro a scapito degli altri, il Ganzo soffriva, a modo suo va bene, in fondo se l'era cercata, ho detto che lo capisco non che lo giustifico, però ciò non toglie che stesse soffrendo perché tra le tante cose che Susy poteva fare, aveva scelto di non fremere per lui.
In macchina, al semaforo di Via Po, m'è montata una certa rabbia. Ho pensato a Susy: perché aveva scelto di non fremere? E cos'aveva fatto perché il Ganzo ci credesse a tal punto? Possibile che sia sempre colpa nostra? Dei maschi? Ci vorrebbe un'altra isola, ecco la verità, accanto a quella delle Brutte, semmai collegate tra loro da un terrapieno, l'isola di Quelle che scelgono di non fremere. Almeno uno lo saprebbe. Potrebbe tenerle sotto controllo. Il Ghetto di Quelle che non fremono: i cartografi aggiornerebbero le mappe e buonanotte al secchio. Mi è sembrato che il rosso stesse durando troppo, e sono partito anticipando il verde.
Mentre m'addormentavo, e ce n'è voluto, ho aggiunto una terza isola all'arcipelago e in quest'isola ci ho messo i Ganzi di questo mondo, quelli che si sono consumati aspettando Susy. Mi sono fatto l'idea che ci sia più vita che a San Lorenzo, laggiù, il venerdì sera.





