martedì, 13 maggio 2008
Una giornata mai particolare.
Categoria:attualità , scritto da andy capp
La giornata di Roberto non è molto diversa da quella di Adrian. Il primo, 27 anni italiano, una casa in affitto a Pietralata con la mamma invalida all'80%, un impiego come carpentiere in una ditta edile di piccole dimensioni e un SH 125 con qualche anno, parecchi chilometri ma una marmitta nuova di zecca. Il secondo, 23 anni kossovaro, una brandina dentro a una baracca in un insediamento lungo l'Aniene, una sorella in giro per l'Europa forse a Londra, forse in Germania, un pacchetto di Diana nel giubbotto di jeans e un paio di scarpe di gomma comprate al mercato a 18 euro. Roberto si alza alle 7 e in venti-venticinque minuti di solito riesce a raggiungere il cantiere dove lavora; per Adrian la giornata inizia un po' prima delle 7 invece perché sulla via Flaminia bisogna essere in prima fila ad aspettare che qualche caporale ti rastrelli. A Roma di questi tempi non manca il lavoro nei cantieri; poche settimane fa è stato approvato un nuovo Piano regolatore e intorno alla città ne sta nascendo un'altra ancora più grande. Tra Roberto e Adrian non c'è molta differenza: né il primo né il secondo ha una mansione particolare, nessuno dei due è un operaio specializzato perché non ha mai ricevuto una formazione, né l'uno né l'altro ha un contratto. Ecco il dato nuovo emerso da un controllo della Guardia di Finanza di Roma proprio nel contrasto al lavoro nero. Martedì scorso nella Capitale sono stati setacciati 80 cantieri e 37 di questi sono risultati irregolari. Tra i lavoratori impiegati, ben 127 risultano irregolari di cui 110 senza alcun tipo di contratto. Tra questi - tra quelli senza uno straccio di contratto - ben 85 sono italiani, 12 i rumeni, il restante di altre nazionalità. Gli sfruttati oggi non hanno più differenze all'origine e la loro pelle è tutta dello stesso colore.
Roberto e Adrian oggi sono più uniti di quanto non lo fossero qualche anno fa; uniti nel loro essere sfruttati. Gli parlavano di globalizzazione e di nuove opportunità, che tuttavia non sono mai arrivate. A discapito invece di un netto peggioramento delle condizioni di lavoro. La rincorsa alla produttività e la concorrenza senza regole hanno stravolto il mercato e gli stessi rapporti tra lavoratori italiani e immigrati, messi gli uni contro gli altri. Forse è il momento di smetterla con il ritornello dello "straniero che frega il posto di lavoro". Nei fatti esiste solo una classe dominante che ruba pezzi di vita, uno Stato che sanziona solamente chi manda i lavoratori a morire - senza contratto, formazione e sicurezza - e che invece scaccia quei clandestini che non hanno nemmeno il diritto di esistere. Roberto oggi ha capito di avere un nuovo compagno di lotta. Quell'Adrian che gli era sempre stato indicato come il nemico da combattere.
[Questo post ha sancito l'esordio di noantri su Giornalettismo.
Ogni venerdì cureremo per quella brava gente
una rubrica settimanale meravigliosamente intitolata
Ragazzi di vita]





