martedì, 28 settembre 2004

Maestri di passaggio
Categoria:scritto da stefano havana


Voleva essere l'ultimo post di oggi, ma ho passato la mezzanotte: sarà il primo commento di domani, diciamo così. Perché un mese fa Enzo moriva. Ha significato molto Enzo per me. Mi ha insegnato cose di cui lui non sarà mai a conoscenza. Ha descritto Cuba con una giustezza e una presenza coerente che ho amato, tanto per dirne una. Ma non voglio usare troppe parole: Enzo è il giornalista che io vorrei diventare.

Al termine di un suo reportage - a mio parere il più bello - su Timor Est, scriveva così: Ma andate, se potete, a Timor Est. E' a mezz'ora di volo da Bali. I pochi alberghi sono stati ricostruiti, ci sono buoni ristoranti e la gente ancora non è corrotta dal turismo di massa. Sarete tra i pochi a godere gli incanti di un'isola incontaminata, estremamente amichevole e del tutto sicura per un occidentale.

Così adesso, i miei amici più cari, quelli a cui ne ho parlato, sapranno da dove è nata negli ultimi mesi la mia passione per questo posto. Da qui. Mistero svelato. E non è che lo dico tanto per dire: ci andrò. Penna in mano e occhi spalancati: perché Enzo ha innescato in me la voglia di vedere e approfondire; lo ha fatto come solo chi è dotato di quel piccolo tornio che è dell'arte e della curiosità, può fare.

Questa è la sua miniera d'oro.
Qui c'è tutto o quasi dei viaggi che ha fatto, dei mondi che ha conosciuto. Miniera d'oro: per me il termine non è casuale. Qui ci sono tutte le persone che ha conosciuto, aiutato, visto o descritto. Ci sono le sue paure, le sue scoperte, le sue nostalgie di uomo qualunque, i suoi espedienti di viaggiatore incallito, di uomo cortese e innamorato di questo sasso che ruota cocciuto chiamato mondo. Se ne stanno tutte qui, queste cose meravigliose. Tutte qui: sfido io a decapitarle, sgozzarle, rapirle, farle fuori, levarle agli altri. Sfido io. Ci provassero pure. I suoi posti, le sue scoperte: se ne stanno tutte qui, sonnolente ed eterne, condannate anche loro come tutte le opere artistiche della terra, a sopravvivere al loro artefice e creatore. Maledette siano le mani che l'hanno ucciso svuotandoci di una cosa così e negando a me la possibilità di imparare ancora. E' destino dei Maestri chinare il capo prima o poi e destino dei discepoli, rimpiangerli per sempre. Maledetto sia quest'odio che deturpa le cose più belle.

Curioso di vocazione, giornalista per forza e di mestiere pubblicitario. Chiudo così: perché lo sapeva fare il suo lavoro, anche in questo senso. Qui c'è un video. Una pubblicità creata dalla sua agenzia per il modello cattivo della Ford Ka. Mi piace immaginare che ci sia anche la sua mano dietro questi otto secondi scarsi. O forse no, forse non c'entra niente, ma va bene lo stesso. Dovunque si nomini Enzo, va fatta un risata prima o poi. E' un dazio da pagare. Guardatelo allora, perché, credetemi, fa pisciare sotto e racchiude tutta l'ironia, la sagacia di Enzo Baldoni. Anche se non è opera sua, l'ha scelto al punto di inserirlo nel sito e sono sicuro che ci ha riso dietro, levandosi gli occhiali e stringendosi la gobba del naso tra pollice e indice.

Non sono bravo nei ricordi. Ci credereste? In vita mia non sono mai stato a un funerale. Odio la morte. Sono lontano dalla visione cristiana di un qualcosa di Oltre. Non sono in grado di immaginarmelo da qualche parte penna in mano a tracciare un reportage anche dal Paradiso, Enzo. Per questo sono così attaccato alle cose che ha scritto e che ha voluto lasciarci. Non c'entra la guerra, non c'entra il petrolio, non c'entra niente di tutto questo. Non più.

Mi hanno ammazzato una cosa stupenda che mi piaceva da matti.
E che, per Dio, meritava di vivere.
Ora resta solo questo.
E il gusto salato delle lacrime in gola.


[la foto è tratta dal blog di Pino Scaccia]