mercoledì, 03 novembre 2004
Cinque Giorni Dopo
Categoria:viaggi, scritto da federico roma
Non so sinceramente da che parte incominciare.
Ho bisogno di tempo per riordinare le idee. Tutti i pensieri si accavallano, i ricordi tornano e si intrecciano in un momento di eterno presente.
Di tutto questo strano "affare" chiamato Laurea rimane dentro essenzialmente l'affetto. L'affetto e la partecipazione di chi fa la Strada con te. La famiglia e gli amici. E' qualcosa di spaesante, l'affetto, l'amore. L'ho sentito tutto addosso ed è stato irripetibile. Non riesco neanche a ringraziare tutti, non saprei da dove incominciare.
Comunque, il mio racconto si collega idealmente allo splendido post di Ste, con cui mi sdebiterò con un poderoso cocktail, come si conviene tra gentiluomini.
Sabato ore 3:00
Massi e Cri mi riportano a casa. La Mini sembra un'astronave con le sue luci rossastre e il quadrante gigante; la Camilluccia sembra lunga 20 km. La strada di casa mia, l'ho fatta un miliardo di volte, in ogni condizione e in quel monento mi sentivo come se avessi avuto sette anni. Quando tornavamo dai viaggi con i miei e io dormivo in macchina. Torno a casa e trovo mia sorella e mia madre ancora in piedi. Sono sinceramente impresentabile. Mi ritiro e mi addormento. O meglio dormo 3-4 ore e dopo entro in uno stato di semicoscienza. Mi giro e mi rigiro iniziando a realizzare. Cerco di trovare dove sia l'errore. Cosa devo fare? Me lo chiedo nel letto cercando una data, un obiettivo. Poi realizzo di non poter realizzare. E mi sveglio alle 11.
Sabato ore 13:00
Cri mi porta il suo regalo. Grazie fratello. Sei un grande.
Sabato ore 15:30
Parto per l'Abruzzo dove è prevista una cena in serata con l'altra metà dei parenti e degli amici. Sono in macchina con le mie sorelle e mio cognato. L'Honda dorme a casa ed è meglio così: 25 Km di coda per un tir che si era rovesciato e ha cosparso un buon km di autostrada di gasolio. Risultato: 5 ore e passa di viaggio (di solito dura un paio d'ore scarse, se guido io anche una mezzoretta di meno...ma questa è un'altra storia). Bestemmio? No, la prendo a ridere, anche se il mio stato psico-fisico mi porta a reprimere urla di impotenza. Mi rifugio con lo sguardo negli immutabili Appennini avvolti dalla bruma. Bello.
Sabato ore 21:00
Eccellente la scelta del ristorante. Non lo conoscevo ed è strano. Voto 9,75\10. Brava Mamma. A metà della cena non riesco a capacitarmi di riuscire a reggermi ancora in piedi. Ma tant'è. La visione di Fernando elegantissimo e pronto per la discoteca mi dice di perseverare. Ci congediamo dai parenti e ci dirigiamo verso Pescara dove ci aspettano altri amici. Nei 32 km di tragitto un cannone tra i campi e un caffè Borghetti al bar mi portano allo zenit della fusione.
Domenica ore 0:30
Un momento che mi porterò dentro. Io e Fernando che cantiamo a squarciagola il Gratest Hits Vol. I dei Queen come facevamo a 13 anni, a 16 anni, come sempre. Niente di programmato. Ci siamo trovati a cantare Don't Stop Me Now come se fosse la cosa più importante del mondo. Come se fossimo a Wembley. E invece eravamo su una statale in Abruzzo di notte.
Domenica ore 1:00
Entriamo in discoteca lasciando la fila agli altri. Una volta ogni tanto ci vuole. La discoteca è carina, una sorta di Piper. Due Red Bull e Due Rum mi rimettono in sesto. Ora sono sui nervi e ballo. Ed è bellissimo. Vedo un mio amico che ci prova con una donna elegante che avrà 20 anni più di lui. E rido.
Domenica ore 5:00
Ritorno a casa. Ma prima di entrare, tappa. E' il primo momento in cui sono da solo da quando mi sono laureato. Non ho fretta. Sono le 5, anzi le 4 per via dell'ora solare (maledetta!). La temperatura è innaturalmente alta, di solito a novembre, lì, si sta con il camino sempre acceso.
Ora no. Sono solo. Nel mio "orto". Quello dove sono cresciuto le estati e gli inverni. Quello dove sono stato a guardare le stelle innamorato dove ho pianto e vomitato. Fumo ascoltando i rumori della natura che si sveglia. Non so quanto tempo sono rimasto lì a fissare la vallata nella luce incerta della luna tra le nuvole. Ma era come se tutto fosse presente e passato. Senz'altro l'erba e il resto ci avranno messo del loro, ma raramente mi sono sentito tanto libero ed atterrito.
Mi trascino verso la porta secondaria e cerco di non fare rumore. L'orologio segna le 6 ma sono le 5. Penso che se qualcuno avesse visto l'immagine di un uomo leggermente barcollante sbucare dalle tenebre avrebbe gridato con tutto il fiato che aveva in corpo. Voi non conoscete fisicamente i luoghi e non potete cogliere appieno ma vi assicuro che la scena è senza dubbio sureale.
Ora sono a casa, da solo. E lentamente sto metabolizzando. Piano piano. Ora ci sono io.
Anzi ci siamo NOANTRI.
Un abbraccio a tutti. Un saluto a Fabio, U.G.A. Unico Grande Assente. Ovviamente giustificato...se ne parla a Natale con un barile di Rum.
Don Federico di Civitaquana





