lunedì, 22 novembre 2004

Riflessioni tre. Al freddo, da solo ho scoperto cose
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Stamattina in tram faceva talmente freddo che mi sembrava impossibile sopravvivere alle nove di mattina. Poi le nove di mattina sono arrivate e con esse il termosifone bollente della redazione: allora sì che è diventata vita. E non solo: nel frattempo, nell'algida mattina, ho fatto in tempo a gonfiare di fiato tre riflessioni. Sentite qua.

La prima: gli autisti del servizio pubblico di Roma sono dei craniolesi. Va bene la categoria sottopagata, sovrasfruttata, disagiata; va bene tutto, ma io detesto, esecro, avverto il gravido peso sui testicoli di tutte quelle classi lavorative che lamentandosi della propria condizione si sentono in diritto di perpetrare la propria professione al peggio. Io dico che è impossibile, ma veramente impossibile guidare meno bene degli autisti ATAC di Roma, a meno che alla guida non ci sia un sottosviluppato depensante privato dell'abilità motoria e con un singhiozzo compulsivo. Ho controllato, giuro, e il tizio - al di là di un'antipatia congenita - non mostrava altri particolari handicap. Ergo: era esattamente e matematicamete un coglione svogliato, mica altro.

Seconda riflessione: gli uomini - intesi come maschi - non sanno gestire l'approccio casuale di una donna. Oggi due perfetti frustrati se ne stavano seduti in tram, quando una ragazza - poverina - ha pensato di avvicinarsi a loro per chiedere delucidazioni circa alcune funzionalità del suo biglietto. Inutile dire che i due, dopo aver elargito la spiegazione, hanno preso a guardarla con occhio truce e impavido da playboy consumato come se quella avesse domandato: "Ehi maschi, ma un pompino seduta stante come lo vedreste?", anziché: "Scusate, ma il biglietto c'è bisogno che lo timbro ogni volta o basta una?". No, loro si davano di gomito, ridevano a squarciagola, si lanciavano in battute pesanti e complimentosi gorgoglii. Alla fine uno ha detto all'altro - e qui sta la rivelazione -: "C'ho un collega alla centrale..." e l'altro dopo un po': "E' che in polizia va così...". Ecco spiegato: erano tutori dell'ordine. Il porto d'armi esclude l'intelligenza, lo sapevate questo?

Terza riflessione: arriva a un certo punto nella vita di ognuno- e vale per tutti - uno strano momento insignificante, ma importantissimo e soprattutto ineludibile in cui vuoi la vecchiaia, vuoi che si perde un po' il passo con i tempi, vuoi che evapora quella giovanile arroganza, vuoi che i vestiti si fanno obsoleti, vuoi quello che ti pare ma arriva questa fase in cui - a bordo di un autobus - la gente comincia a scambiarti per il controllore. C'è sempre un tizio addobbato esattamente come un controllore, giacca blu imbottita, borsa di pelle color cachi a tracolla, stivaletti, cappello da tramviere, aria annoiatissima e un po' cattiva e tu te ne stai lì con le braccia incrociate a guardarlo di sottecchi e il cuore in tumulto, già ti dai dello stronzo per non aver voluto spendere un euro e ora sai che multa, pensi a qualunque sistema per fuggire, prendi addirittura in considerazione l'evacuazione dalle finestre o la presa in ostaggio della vecchietta con le buste della spesa, fino a che il tizio in questione non va a timbrare anche lui il biglietto e allora capisci che - fiuuu - era solamente un falso allarme.

Oh, c'è chi usa il walkman per passare il tempo in strada.
Io, invece, penso.
Sarà che di mestiere faccio l'essere vivente.