martedì, 23 novembre 2004

La prima volta
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Fermi tutti.

So già a che cosa state pensando. Vi vedo già leggere con l'espressione languido-perversa di ognuno di noi quando si parla di sesso.

E invece no. Purtroppo questa mattina la mia "prima volta" è stata quella del colloquio di "lavoro". Scrivo lavoro tra virgolette perchè ho un'alta concezione del lavoro. Il lavoro è quello dell'Artista che crea l'Universo, quello che, con immenso sforzo e scarificio, costruisce strade e monumenti che sfidano i millenni. Il lavoro è quello dell'artigiano che costruisce un trono partendo da una quercia, quello del sarto che crea un abito da un ammasso di stoffa. Quello del contadino che ara il suo campo affondando tra le zolle fino al ginocchio. Ecco, i costruttori delle Piramidi hanno lavorato. Direi abbastanza e anche bene.

Invece qui possiamo parlare di una serie di attività che occupano le ore della giornata, retribuite più o meno bene. Si parla di "professioni liberali". In particolare, si parla di Avvocati.

Ecco. Già vi sento ridere fragorosamente davanti al monitor, oppure lanciare oscure maledizioni in lingue morte e proibite. Tranquilli, non me la prendo. Fate bene.

Sveglia all'alba delle 7:30. Rapido avvio delle più elementari funzioni celebrali. Il primo tentativo non va bene; non mi oriento, mi fa male la spalla (ricordino del BBT di ieri, ma va bene così) non capisco quello che devo fare e perchè mi sono dovuto svegliare così presto.

Poi Windows riesce a partire e connetto. Dopo la doccia, tra spasmi di freddo e di fame (!), mi vesto da "Galantuomo". Il vestito odora ancora del giorno della Laurea. Allo specchio mi viene da ridere; mi viene in mente Bianchi con il casco in testa che fa lezione.

La mia Amata Auto è gelida ma il peggio lo devo ancora incontrare: serpentone di traffico che parte davanti casa. Il veleno che ci ucciderà. In quel momento penso che non sia giusto. Che sia TUTTO sbagliato. Che la vita non può essere un ripetersi di fanali e acciaio colorato.

Alle ore 9:00 in punto sono sul portone. Quando mi ci metto sono preciso. Mi accoglie una giovane segretaria (not bad, at all) che mi introduce nello studio. Il Prof. mi fa accomodare con modi gentili e affabili. Mi offre un caffè che declino ma ho già capito una cosa. E' un ostinato tabagista con tanto di tosse e per quel che ho visto anche un caffeinomane. Ottimo. I salutisti mi atteriscono. Esordisce con uno splendido "Allora...tu vuoi fare 'sta cazzo de professione..." con il mio curriculum in mano. Va bene. Sono tranquillo.

Nell'odore di Marlboro al mattino (che è diverso da quello del pomeriggio e della sera) sono ormai a mio perfetto agio. Mi accorgo dell'arredamento. Stile moderno ma sobrio. Può andare, i legni e le pelli sono di prima qualità.

Parliamo per una mezz'oretta di argomenti con cui non vi tedierò. Ad un certo momento entra un tale, che il Prof. mi presenta. Il nome non lo ricordo bene perchè ho dovuto mordermi le labbra quando sono stato presentato per la prima volta come "il Dottor...". Ricordo però che il tale era evidentemente ricchissimo e la scena mi ricordava uno dei legal-movie (esisterà 'sta categoria? bhò, comunque ci siamo capiti) americani. Mi dà un paio di pacche sulle spalle, è simpatico e si compiace della mia giovane età. Calcolando che Mozart è morto a 33 anni e io ho 24 anni e du' mesi, mi restano 9 anni e 10 mesi per passare alla Storia degli Uomini.

Il colloquio è andato bene. Mi farà sapere, ma sono abbastanza contento del fatto che sono stato più sereno di quello che mi aspettassi. L'importante è non prendersi troppo sul serio.

Esco dallo studio e mi chiamano sul cellulare. Mi comunicano che ho un altro colloquio a cui non pensavo minimamente. Quando? Oggi pomeriggio alle 18. No! Cioè sì, ma no! Vabbè andrò a vedere. Secondo voi posso parcheggiare sul marciapiede dell'Altare della Patria?

Vi farò sapere.

Don Federico de Morrowind y Vivec