giovedì, 25 novembre 2004

Fenomenologia dell'agente immobiliare
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Mai come in questo periodo mi è capitato di avere a che fare con una categoria sociale a dir poco incredibile, quella degli agenti immobiliari. Temibilissimi. Come in ogni mestiere che si rispetti, anche nella cerchia degli agenti immobiliari esistono vari tipi di professionisti: si va dal tarantolato, che (nei pochi minuti a disposizione tra uno dei suoi 300 appuntamenti quotidiani e l'altro) ti riversa addosso il suo secchio di parole nella speranza che tu ti faccia infinocchiare e ti convinca a dirgli , al disperato, che sapendo che non ha niente che faccia al caso tuo cerca di proporti qualunque cosa pur di arrivare a incassare la sua benedetta mediazione, fino all'arrampicatore sugli specchi, che tra le altre cose cerca di cambiarti le abitudini di vita, e ti descrive come «simpaticissima» (giuro, testuale) una mansarda nella quale non entrerebbe in piedi manco Chiambretti, proposta tra l'altro a un prezzo per il quale pure il Colosseo sarebbe caro. Che dire poi del killer mancato, palestrato e col codino, col suo aspetto da bono, che vederlo così ti avvicina al dramma di un uomo frustrato costretto a vendere case svogliatamente mentre vorrebbe stare in palestra o a Capocotta, o in palestra a Capocotta. E come non menzionare l'arrapona, vecchia, cicciona e inguardabile, sebbene simpatica (falla pure antipatica, direte voi) che nel tragitto che vi divide dall'appartamento trova il modo di raccontarti di quanto la carne dopo i cinquanta diventi dura e schifosa, di quanto la pelle diventi rugosa, e ti racconta persino di come cambi il sapore del sesso (eh sì, dalla bocca cicciosa della nostra beniamina fuoriesce proprio la parola «sapore») dopo i cinquanta, e infine ti predice il futuro anticipandoti di quando, come lei ora, rimpiangerai la pelle liscia dei vent'anni. E mentre un brivido gelido ti percorre la spina dorsale pensi che vorresti morire, pur di non essere costretto a farle mai toccare neanche per sbaglio la tua benedetta pelle liscia dei vent'anni.

Sono comunque consapevole del fatto che non potrò dire di aver completato la raccolta finché non avrò avuto a che fare con il viscido, quell'essere schifosamente elegante, di un'eleganza Oviesse-style, che con il suo nodone enorme alla cravatta e il suo incredibile vocione impostato cercherà di convincerti che la casa è sempre l'investimento perfetto, che «abborza» non è sicura mentre il mattone sì, e che ovviamente quello che sta cercando di rifilarti è un investimento per il tuo futuro e non una fregatura, un gioiello e non un buco indegno nel quale non vorresti passare manco i dieci minuti necessari per visitarlo. Figuriamoci la vita.

Sono convinto che nella scelta del proprio alloggio, sia esso per un acquisto o per un affitto, contino pochissimo le starnazzanti parole di una persona che è lì per convincerti, però al contrario sono determinanti per farti cambiare idea: se la casa merita e il prezzo è decente non c'è bisogno di cercare di buttarla in caciara, quindi se uno tenta di farlo vuol dire che c'è qualcosa che non va, e viene subito automaticamente scartato. Lui e le sue proposte irrinunciabili e signorili.

Ma il vero capolavoro, il colpo di coda, l'agente immobiliare lo dà nel redarre gli annunci, vere perle nella produzione delle quali esce fuori tutta l'irriverente e a volte incompresa genialità dell'agente immobiliare: sui giornali di annunci è tutto un fiorire di cucinotti, cucinini, angoli cottura, piccoli cucinotti e perifrasi varie, e a volte persino cucine abitabili (e ci mancherebbe che non fosse abitabile, io guarda un po' ci devo proprio abitare), oltre a balconi e balconcini, più camere, camerine e camerette, bagni e bagnetti, case «molto particolari», «signorili», «per amatori» e a volte addirittura «per veri amatori», che tradotto significa che non si capacitano neanche loro di come possa piacerti, ma nel dubbio ti ci chiedono sopra una cifra impossibile, sperando che magari visto che sei un vero amatore non e' detto che tu non sia pure un po' coglione.

Per gli affitti poi è ancora meglio, tutti a cercare categorie di persone non esistenti in natura, o comunque diverse da quelle a cui appartieni te: e quindi via alla ricerca di studenti (a proposito, sappiate che nel linguaggio dell'agente immobiliare scrivere «adatta a studenti» equivale a dire «casa demmerda»), meglio ancora se studentesse (non ci scrivono «magari pure fighe», ma quello non guasta mai), oppure studenti stranieri, ricercatori (giuro), o una delle innumerevoli varianti delle categorie di cui sopra. Probabilmente una ricercatoressa straniera sarebbe l'araba fenice dell'agente immobiliare, non so, la preda di cui vantarsi al bar con i colleghi. Ah, naturalmente «astenersi perditempo», «solo referenziati» (a volte addirittura issimi) e in qualche caso anche «solo comunitari», che poi e' un modo elegante (e manco troppo) per dire «no negri a casa mia».

Poveri cristi e onesti lavoratori mai, quello ancora non l'ho mai letto.

Oggi però posso dire di essere soddisfatto: ho scoperto di essere «referenziato», a tratti addirittura «referenziatissimo». Quindi se un giorno leggerete annunci in cui si cercano persone referenziate, e volete vedere come sono fatte, ora sapete a chi pensare. Che poi sostanzialmente non è altro che un modo un po' peloso e, perché no, vomitevole per dire che non sei un poraccio. Del resto, gli occhietti languidi dell'agente immobiliare ti dicono chiaramente «non vorrai mica pensare che io affitti casa a un poraccio, no?», sottintendendo con questo che uno povero dia meno problemi al padrone di casa nel pagare l'affitto, e sia meno ciarlatano, di uno ricco: dimenticando sempre che in un Paese dove di imbroglio in imbroglio c'è chi è arrivato persino a fare il capo di governo, probabilmente per il ricco che non paga l'affitto c'è già bello e pronto in attesa di approvazione un condono sugli affitti non pagati, mentre il poveraccio dovrà lavorare ancora una vita per potersi permettere gli eccessi di un affitto alle stelle.

Cari miei, auguratemi un in bocca al lupo, ne ho bisogno: se domani arriva la risposta che mi auguro passerò, ahimé, il weekend a traslocare, però finalmente mi lascerò alle spalle (e con un bel vaffanculo) la bella situazione in cui mi trovo attualmente. E riprenderò a vivere.