mercoledì, 01 dicembre 2004
L'ultimo amore
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana
L'ombra di Raùl si allungava sul cemento col progredire delle ore. Lui osservava quel fenomeno come si guardano le stelle: la stessa distaccata accettazione. Il sigaro sempre acceso mantenuto con il pollice e l'indice: ah, Raùl. Dietro i suoi occhi quante storie si nascondevano in ginocchio pronte a scattare al primo che chiedesse.
Molti lo salutavano passando di là, lungo il Malecòn della Havana: "Hola Raùl", gli facevano alzando la mano destra e ostendando quel solito, incrollabile, meraviglioso, maledetto sorriso. Raùl scriveva, scriveva sempre Raùl. Scriveva lì, seduto su quel muro di pietra bagnato dal Golfo del Messico. Raùl puzzava di tabacco e indossava sempre la stessa maglietta, marrone a righe verticali. Ai piedi sandali di vecchia pelle che un bambino di otto anni insisteva ogni giorno per pulirgli. "Hola Raùl", gli dicevano tutti, calpestando la sua ombra che non ne risentiva. Non parlava molto, Raùl. Lui scriveva e sognava tutti i viaggi del mondo: qualche volta quei viaggi erano ricordi. Ricordi di treni vaporosi e traghetti traballanti, di camminate bibliche e nuotate in acque azzurre. Ah, Raùl: di quante storie scriveva e viveva.
Un giorno qualunque, Raùl - era l'imbrunire - se ne stava seduto sul suo muro di mattoni. I pescatori pescavano, il mare rumoreggiava, il cielo stenebrava lentissimamente. C'è questo sole alla Havana che è duro a morire: sembra non voglia mai andarsene, sembra che abbia sempre qualcosa da fare. Lo guardi, lo sfidi, ma quello niente: sempre lì. Fermo, impercettibile come il fuggire di un istante, quasi ce l'avesse a morte con la notte. Proprio quel giorno lì Raùl alzò la testa dal suo quaderno a righe e la trovò.
Alta, bella, un vestito a fiori e scarpe eleganti, forse costose. Mora, i capelli neri immobili. Raùl guardò il sole e gli fece l'occhiolino: gli sembrava chiaro, adesso, perché quel disco giallo insistesse tanto su nel cielo. Aveva capito cosa avesse da guardare. Lei che era bellissima di un milione di bellezze messe assieme stava guardando proprio lui. "Hola senor", gli disse in uno spagnolo traballante. "Hola senorita", rispose Raùl che ne era già perdutamente innamorato, perché mai in tutta la sua vita aveva mai incontrato una creatura tanto bella e armonica. E poi più niente: fu il silenzio, sguardi e sguardi solamente. C'era questo vento che cambiava i suoi capelli e questo senso di inadeguatezza che Raùl sentiva tutto addosso. "Cosa stai facendo?", gli domandò infine quella cosa splendida che sapeva di mare e fiori del deserto. Raùl si guarò intorno e i suoi occhi si riempirono di punti esclamativi. "Scrivo", rispose semplicemente inclinando un poco il suo quaderno per farglielo vedere.
Poi un ragazzo moro e la carnagione scura la raggiunse e la cinse con un braccio. Lei lo lasciò fare e ricambiò l'affetto. "Lui è mio marito - disse sorridendo -: questo è il nostro viaggio di nozze". Raùl continuò a guardarla con gli occhi che tremavano di invidia, di amore e impotente arrendevolezza. "Che possiate essere felici l'uno accanto all'altra", augurò loro. La ragazza inclinò la testa da un lato e gli sorrise di gratitudine: "Il primo amore non si scorda mai, è vero senor?". E si allontanarono dopo un altro scambio di inutili battute che sarebbero volate via al primo refolo di vento.
Raùl abbasso la testa sul suo quaderno, impugnò con mano tremula il mozzicone di matita e scrisse su una pagina nuova: "Il primo amore non si scorda, ma si sostituisce. Il primo amore ne presuppone un altro". Si fermò a guardare un'altra volta il cielo. Vaglielo a dire al cielo quant'è bello: non ci crederebbe mai. Avvicinò di nuovo la matita al foglio: "L'ultimo amore. Quello sì che non si scorda più".
Poi chiuse il quaderno e se lo infilò sotto la maglietta, dentro l'elastico dei pantaloni. La matita in tasca. Scese faticosamente dal muro, respingendo due o tre volontari che volevano aiutarlo; raccolse il suo bastone da terra, Raùl - quant'era vecchio -, e si incamminò zoppicando di artrite verso casa, quattro chilometri lontana.





