sabato, 04 dicembre 2004
Con una sola elle
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti cubani
Oggi mi ha scritto Raul.
Non quello della mia storia, quello vero. Colui che mi ha accolto a Cuba e mi ha insegnato miliardi di cose senza volerlo. Raul, lo scienziato, medico, dottore, padre putativo di Fabio.
Gli ho detto che avevo scritto una breve storia ambientata alla Havana con un tizio chiamato come lui. Gliel'ho mandata, l'ha letta aiutandosi col vocabolario e gli è piaciuta un sacco, mi ha detto. Belissima, così con una sola elle.
Me l'immagino la mia storia sul suo tavolo dove abbiamo mangiato riso finissimo e fagioli neri, pollo e banane fritte, quelle specie di pannocchie fatte non mi ricordo più come. Il rum tirato via dalla ghiacciaia, il ventilatore sempre acceso, sua moglie con la lattina di birra Bucanero, la sigaretta tra le dita che ci chiedeva mille cose della nostra vita non mostrando mai un attimo di disinteresse: lì i cubani di Cuba ti ascoltano in silenzio non perché stiano aspettando il loro turno per parlare; ti ascoltano perché sono interessati e incuriositi. Ti guardano fissi con i loro occhi tondi e grandi e pieni di punti interrogativi. Me l'immagino lì la mia storia: Raùl con la sigaretta, il suo rum in quei bicchieri bassi e il vocabolario. Il suo cd di musica locale, la porta di ingresso aperta, il caldo fuori, il cielo aperto con le stelle gigantesche, il Malecòn non tanto lontano, quel silenzio strano rotto dal cigolio delle ruote di bicicletta e qualche macchina, diciamo una ogni quarto d'ora. Raul e quell'ultimo giorno alla Havana, quell'aragosta con l'avocado mangiata fuori sulle casse di birra.
Così mi ha scritto:
Te recordamos mucho en casa. Eres parte de nuestra familia sentimental.
Un fuerte abrazo y que sigas obteniendo exitos en la vida.
E io, mannaggia, che mi è andato negli occhi che sono tutti rossi?





