giovedì, 16 dicembre 2004
Il marketing del dolore
Categoria:dissenso, scritto da davide firenze
Succede tutte le settimane per un'iniziativa diversa, con le Iene in prima fila da anni, ma in questi giorni è diventata una persecuzione: una qualsiasi trasmissione tv, anche la più idiota o la più offensiva per l'intelligenza, anche quella più immorale, diseducativa e insulsamente frivola, deve coprire lo schifo con una patina di senso civico dotandosi degli immancabili due minuti finali solidali, dedicati alle stelle di Natale e alle tremila piazze italiane. Con i miei occhi ho trovato il simpatico siparietto su tutte le trasmissioni viste negli ultimi quattro o cinque giorni.
Devo dirlo, l'avete voluto voi: non comprerò le vostre cazzo di stelle di Natale, le fottutissime mele, le arance, le uova di Pasqua della solidarietà, non sosterrò le fabbriche del sorriso, non verrò a vedere i derby dei ciccioni arricchiti che corrono, non guarderò le partite tra cantanti, piloti di macchine e giornalisti tv, che loro si divertono e io devo caccià i soldi.
E per un motivo molto semplice: io non ho le competenze necessarie per stabilire quale tra le migliaia di associazioni esistenti sia meritevole e quale no, non so e non voglio valutare quale meriti la solidarietà e quali no. E non voglio, come se dovessi decidere se acquistare Barilla o De Cecco, anche su questi temi affidarmi a chi fa la pubblicità più toccante, a chi sembra avvicinarsi di più alle mie idee politiche, a chi ha il privilegio dell'accesso ai circuiti televisivi, a chi fa leva sui dolori familiari o personali presenti passati o futuri, a chi più mi fa sentire in colpa per la mia vita agiata, a chi insomma fa il marketing migliore. Perché, come in tutto, non è detto che chi fa il marketing migliore sia veramente il migliore. E finché si parla di prosciutti mi sta anche bene, ma qui no, qui si parla di vite.
Non può ridursi tutto a una questione di marketing: non posso pensare che anche decisioni come questa vengano alla fin fine prese da chissà chi in un maledetto ufficio di un'azienda tv, quale che sia. Per queste cose dovrebbe esserci lo Stato, che con i contributi di tutti dovrebbe pagare persone competenti, persone che abbiano gli strumenti per decidere a chi dare i soldi, quelli di tutti, per aiutare chi ne ha bisogno. Altro che riduzione delle tasse. Dove va a finire un Paese nel quale la solidarietà è totalmente affidata al volontariato degli uomini di buona volontà, agli aiutini volontari, agli sms solidali?
Il paradosso dei nostri tempi: per bombardare esseri umani si usano armi acquistate coi soldi di tutti, senza chiedere niente a nessuno, e poi con la televisione si martellano le persone per mesi, anni, chiedendo contributi volontari per aiutare tutti quei poveri bambini mutilati per errore. Mi sono sempre chiesto perché non si faccia il contrario: cari signori, andate a bombardare utilizzando i contributi volontari che riuscirete a raccogliere, e poi, quando avrete raggiunto i vostri obiettivi di merda, usate i miei soldi e quelli di tutti per aiutare i poveracci che avete massacrato. A quel punto ci sto, alzatemi le tasse del dieci per cento e ne sarò non solo felice, ma anche fiero.
E le mie stelle di Natale continuerò a comprarle dal fioraio sotto casa, che con quelle ci campa: magari lui non sa se il mese prossimo continuerà ad avere i soldi per mangiare e per curare la mamma malata, però questo per la televisione solidale non ha diritto di esistere.





