venerdì, 17 dicembre 2004

Metti che tra dieci anni o giù di lì
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Quanto di quello che sono adesso tra dieci anni sarò ancora? E quanto di quello che adesso mi piace di me tra dieci anni esecrerò?

Mi spiego: se ripenso al me stesso del 1994, quattordicenne brufoloso e pieno di complessi, mi vergogno addirittura di essere stato così: eppure allora stavo bene. Voglio dire, mica passavo il tempo ad arrovelarmi il cervello prendendomela con me stesso per quello che ero. No: giocavo, correvo, andavo a scuola, prendevo sempre tre, c'era mamma che mi coccolava un sacco, i miei amici, i miei amorini adolescenziali, le pippe, i joypad, i fumetti porno nascosti nel mobile sotto al televisore, la Lazio di Zeman, gli incubi, Pamela Anderson. Insomma mi lasciavo vivere e vivere mi piaceva più o meno quanto adesso: però ci penso e scopro - giorno del signore 2004 - che ero detestabile e qualunquista in un sacco di modi diversi. Non dicevo mai nulla di granché intelligente, mi vestivo a casaccio, non mi pettinavo, non curavo il mio fisico e mangiavo un sacco di tegolini a merenda. Avevo una maglietta - me la ricordo - orrenda, larghissima a strisce viola e rosse verticali che mettevo sempre perché mi piaceva. Mi piaceva? Ero dozzinale, il classico pipparolo qualunque, quello per cui le mamme degli altri ragazzini dicevano sempre: che educato che è. E che begli occhioni blu che ha. Ma cazzo: questa è roba da famiglia Jefferson. Io detesto essere amabile: io sono pieno di sconsiderati difetti a cui non voglio porre rimedio.

E allora come la mettiamo?
Dieci anni fa ero in tutto e per tutto quello che oggi non vorrei mai essere. Allora mi vengono gli incubi: e se anche adesso io fossi come tra dieci anni non vorrei mai essere? Sarò giusto allora o sarò stato (sono) sbagliato adesso? E' un folle paradigma temporale che mi attanaglia l'anima mentre gioco a Fifa2005 e che non mi fa essere freddo sotto porta.