venerdì, 14 gennaio 2005

Se io fossi un grande divo
Categoria:società, scritto da stefano havana


Ma perché, se tu fossi un grande divo non te la godresti al massimo? Vaffanculo, io farei schifo se fossi un grande attore o un famosissimo calciatore. Dicono: ah, Vieri. Ah, Ronaldo. Ah, Beckham. Questi ragazzi: mica si può vivere così. E invece sì, porca puttana. Ricchezza, bellezza e un sacco di tempo libero: che c'è di più bello e innocente in un mondo perverso dove la gente si eccita a innescare bombe atomiche? Io rivendico il diritto alla nullafacenza, al fancazzismo, allo sperpero dei quattrini, all'ostentazione del talento e alla perversione. Voglio vivere di manifesto egocentrismo e banali facezie: anzi, finora non ho mai fatto una lampada e prima o poi - ho deciso adesso - devo provvedere.

 

Lo dico: metti che rinasco, io rinasco Beckham. Adoro Beckham. Si è comprato una Lamborghini con i cerchioni personalizzati: c'è il suo numero di maglia al centro. Ha comprato un luna-park ai figli, ha decine di Bentley inutilizzate in garage, si scopa le segretarie e le assistenti, entra gratis nei locali di Madrid più in voga, si tinge i capelli per 3000 sterline alla volta e - meraviglia delle meraviglie - parcheggia con la macchina in pieno centro. Si è fatto tatuare il suo nome sul culo, Beckham! Ti rendi conto? Sulle chiappe: che c'è di più volgarmente inutile? Se io avessi il mio nome tatuato sul culo, un sorriso compiaciuto ogni mattina davanti allo specchio - guardandomi - già sarebbe assicurato. L'altro giorno sentivo alla tv - c'era questo rotocalco - la mamma di uno dei militari italiani ucciso a Nassiriya. Diceva (con estrema dignità, devo ammettere): "Ah, mio figlio. Un ragazzo terra terra, senza vizi, senza difetti. Non faceva mai nulla di strano". Ma chi cazzo la vuole una vita così? Dove sta scritto che per essere un bravo ragazzo devi assomigliare a Ghandi? Ma chi, nella storia dell'umanità, è diventato Grande se non grandissime teste di cazzo, a partire da Einstein, per finire a Maradona? Secondo me tutta questa corsa all'umiltà, al risparmio, questa demonizzazione degli estremi (dall'esultanza di Di Canio ai vezzi di Brad Pitt) è l'ennesima forma di retorica culturale.

 

Detesto i soldi. Faccio di tutto per non averne mai in tasca. Non uso borsellino, tanto per dirne una. Appena ho due centesimi li spendo: esclusivamente in stronzate di marca. Se divento ricchissimo, morirò poverissimo: ma nel frattempo, amici miei, viva chi se la gode al massimo. Che poi, metti che un giorno - te ne stai lì, con la tua faccia seria - e puf, ti passa addosso uno tsunami.