martedì, 18 gennaio 2005

Cose disonorevoli da dirsi al telefono
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ci sono cose che sembrano essere appuntite da dire. Sembra che a pronunciarle, la gola finisca a fettine e che dalla bocca possa venir fuori tutta una scarica di mezzelune di lingua e trachea e tonsille e spruzzi di sangue. Per quanto mi riguarda - ad esempio - è impossibile ammettere di essersi appena svegliati, se per caso una telefonata alla mattina ti butta giù dal letto. Prima di tutto ci rifletti su - il tempo di tre o quattro trilli ingombranti - se sia il caso di rispondere oppure no. Stringi gli occhi, li riduci a due fessure per individuare nel semibuio della camera il numero sul display del telefono e anche se alla fine si tratta del tuo migliore amico, niente, pure ti fai mille problemi. Tossisci un paio di volte, come il grande attore nel pugno della mano mentre il sipario scorre sui binari, e ostenti il pronto più brillante del mondo. Squillante, euforico, pieno di sé, come se fossi in piedi da ore o addirittura lì acquattato sotto la scrivania, pronto a saltar fuori e ad afferrarla con spavalderia quella cornetta.

 

 

 

 

 

 

"Scusa, dormivi?".

"Ovviamente no. Mi stavo preparando".

 

Ma anche quando sei a tavola: rispondi con voce strascicata, ovattata da bocconi di prosciutto e tonnellate di maionese, molliche di pane sul maglione e sotto le unghie, nel naso il profumo della carbonara, tra i denti fili di spaghetti, nella gola manciate di formaggio e quel poonno che dovrebbe significare pronto, tu non sai come giustificarlo alla persona dall'altra parte del filo, eppure non c'è niente da fare. Alla domanda: "Scusa, mangiavi?", la tua risposta non differirà granché da una simile a: "Figurati, ancora non è pronto", oppure "Guarda, ho appena finito". E te lo meriti di essere ancora lì, con la cornetta in mano, affamato come un indù 75 minuti dopo.

 

 

 

 

Tuttavia è rispondere la parola "Niente" alla domanda fatidica del "Che facevi?", ad essere proprio contro ogni natura. E' inutile, non ce la si fa. Ammettere una decontestualizzata nullafacenza a qualcuno che verosimilmente sta chiamando da un posto di lavoro o durante una meritata pausa-studio è del tutto fuori discussione: pure se in quel momento tu non stai facendo altro che misurarti il cazzo con il righello, al tuo interlocutore ostenterai comunque funamboliche risposte degne del più grande sofista della polis: "Devo finire alcune ricerche", "Stavo al computer a immettere quei dati", "Ho da finire un lavoro", ma anche cose del tutto slegate concettualmente tra loro tipo "Non sai, quanto ho fatto tardi ieri sera, ora stavo rimettendo a posto delle carte", oppure degli autentici no-sense basati sull'anticlimax: "Non solo tra pochissimo devo uscire ché sono in grave ritardo, ma figurati che domani è giovedì e allora uhhhh". Eppure è così artisticamente onesto non avere un cazzo da fare che dovrebbe essere un onore poterlo avanzare al prossimo come scusa assoluta per non poter stare al telefono.

 

 

Son cose o no?