venerdì, 21 gennaio 2005
Serata di maschi seduti e donne a un bancone
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Serata di faccia nascosta dietro le mani e risate strizzate dentro un pugno. Serata di fratello Pat che ci pensa su tre volte se scavalcare i tavoli e dirglielo in faccia quant'è bella. Serata di un bicchiere via l'altro, seduti al bancone del solito posto, come sempre: noi davanti, dietro tutti gli altri. La nostra distesa di vetro, guglie minacciose sui borghesi rum e pera degli avventorucoli medi da bevuta frettolosa e conseguente lamento del conto maturato: Marco che fa i cocktail come pochi e che con le parole e i sorrisi te li rende più buoni ancora. Serata di Andrea che passa e ripassa con la parannanza rossa; serata che ti devi decidere però, fratello Pat se la vuoi o non la vuoi quella lì. Serata che fuori fa freddo e la gente che esce se ne resta sotto il porticato ad aspettare che spiova: questi impermeabili rossi e ombrelli neri, questi cappucci calati sulla testa, mentre dentro - al caldo - un altro bicchiere si svuota e Pat le lancia uno sguardo nuovo e poi ci guardiamo - lui ed io - e lo prendo per il culo e gli dico che doveva venire in cravatta e mi risponde che no, soffiando un altro vaffanculo nel suo bicchiere, flauto di vetro e note di alcol miscelato e shackerato. Ghiaccio e cannuccia.
C'è questa atmosfera familiare, le braccia incrociate al petto e tutto un mondo che si muove intorno: "Sto in crisi coi capelli". Così mi dice fratello Pat e io alla parola crisi - giuro - penso veramente a una crisi, a qualcosa di serio omammamia, penso che la frase successiva contemplerà qualcosa di gravissimo, il lavoro, una donna, degli amici. "Sto in crisi coi capelli", mi fa invece cercando con le mani di aggiustarsi cotanta fluente chioma vaporosa. "Stai bene, eddai", gli dico io mandando giù un altro sorso e sorridendo di più al mondo, alle luci. "E' carina, Pat", gli faccio anche. Perché è carina davvero. Tracagnotta, come la definisce lui mettendosi le mani davanti al petto e simulando due tette grandi così. Gli dico vai, gli dico chiedile il nome pure se lo sai già, perché - figurati - ci siamo informati dai nostri informatori in seno. E' stato tutto un sussurrarsi frasi all'orecchio e darsi di gomito sul farsi della sera. Andrea gli fa a un certo punto, a Pat: "Le ho detto che un ignoto viene qui al locale solo per lei". Pat si fa rosso, rosso che pare viola e si chiude la faccia dietro le mani e io lo vedo che vorrebbe scomparire, che non vorrebbe mai essere venuto, che si è addirittura pentito di tutto. Poi un altro bicchiere accende una luce nuova. Ci alziamo, parliamo con lei con la scusa di mille scuse diverse: vedo Pat contorcersi, penso fallo!, lo vedo titubare, lo vedo avanzare, ritrattare. Poi ne ordina un altro e dice "Aspé, vediamo". Che bello, quando non c'è fretta. E si parla di lavoro, perché si lavora insieme noi due ed è un gran bel momento, pieno di fibrillazione per quello che dovrà essere. Si parla di viaggi e metropolitane, di amici e boccali di birra, di tensioni e di terzi che non sono presenti. Secondo me - se lo vuole davvero - quella è già sua.
Guardo Pat, mentre l'ultimo bicchiere - quello della staffa - scende giù lungo la gola. Lo guardo guardare il mondo attraverso le dita come uno spettatore pauroso davanti a un film dell'orrore: lo guardo sorridere, ridere, felice e dubbioso. Lei se ne sta lì a sbrigare le ultime faccende. Tracagnotta: ci ripenso e rido. Rido per loro, rido per me, rido per le donne. Li guardo entrambi e tutta questa felicità leggera mi esalta e mi impensierisce. Ho come l'impressione all'improvviso che le donne e gli amori ti rendano felici a patto che restino al di là di un bancone: finché te le sogni di notte - le donne e il modo di conquistarle - finché non ti appartengono, allora tutto va bene. Poi all'improvviso che non te ne accorgi - puf - passano dall'altra parte, Pat un giorno l'avrà conquistata e siederà con lei a un tavolo bevendo molto meno e con molta meno spontaneità. Ricomincerà un altro giro di giostra e si ritroverà da solo a parlarne con me e con gli altri amici, pensando a cosa non è andato e a cosa poteva andare meglio. Corri, ti agiti, ti innamori, ti ecciti davanti l'ennesimo push-up, ridi con gli altri brindando alla figa e ai culi sodi e incroci le braccia al petto un giorno qualunque della settimana, mentre ne guardi un'altra e pensi che è proprio carina e perché no? Dopotutto sei carino pure tu e ne ordini un altro che ti inoculi il coraggio necessario per cascarci ancora.
Alla salute, fratelli.
Viva quelli che ci cascano.





