lunedì, 24 gennaio 2005

Metti che una notte d'inverno si realizza un sogno
Categoria:giornalismo, quotidianismi, scritto da stefano havana


Fai schifo. E puzzi. E sono le tre e quaranta di notte. E i tuoi sbadigli - in macchina - sanno di hashish e fumo. E hai questo sorriso stampato in faccia che la gente, quella poca gente ancora rimasta in giro, ti vede dalle altre macchine e ti invidia. Sono passate quindici ore da quando hai fatto la stessa strada nell'altro verso e nel frattempo è girata una vita con la semplicità di uno spinello. Ora è tutto un lampeggiare di semafori e un rumore di rotative nelle orecchie, lanci di allarme, bestemmie e pugni sbattuti sul tavolo, risate e pacche sulle spalle, sorrisi e facce contrite dall'ansia, Patrizio, Marco, Pasquale. E' passata una giornata e più di lavoro intenso, duro, vero: hai creato un giornale nel frattempo. Dopo mesi di idee e momenti di tensione. Alle tre e zerocinque la prima telefonata con la conferma del vagito. Gool è vivo e sta bene. E, cazzo, è roba nostra.

Si trova, a volerlo proprio leggere, ogni lunedì mattina a partire dall'alba in tutte le metropolitane, le fermate dei tram, le stazioni e presto anche nelle Università: è il primo free press sportivo d'Italia ed è figlio dei vari Metro e City. Gira a Roma, a Milano e a Napoli e proprio come un blog e proprio come piace a me è completamente gratis. Dentro quelle pagine ci siamo tutti noi. C'è la mia faccia, c'è quella di fratello Pat, c'è quella di Marco e Pasquale soprattutto, c'è quella di Campo, Nik, Raf, tutti quanti i miei compagni di viaggio e lavoro. E' il mio primo giornale di tale importanza: ho scritto per anni e in migliaia - non credo di esagerare - mi hanno letto e riletto. Da giornalista signor Nessuno e da Scrittore Sconosciuto sono stato letto e riletto e in mille modi diversi ho ricostruito i miei sogni dandogli forme imprevedibili: a un giornale non avevo mai pensato e in effetti anche adesso che l'ho fatto non è l'idea del giornale ad esaltarmi, quanto il pensiero concreto tra le dita di tutta la fatica che è stata fatta per rubarlo dal mondo dei sogni e riversarlo in quello vero.

Quella di ieri - domenica - è stata una giornata esaltante. Una delle più belle che ricordi in assoluto: è cominciata presto che in giro c'era il sole ed è finita che dietro la porta il sole stava già pulendosi i piedi sullo zerbino per rientrare un'altra volta. Puzzi, è vero. E fai schifo. E i vestiti che hai addosso ti sembra di averli dal giorno della nascita: hai visto l'editore camminare avanti e indietro per la redazione con le mani dietro la schiena a controllare l'ora. Hai visto fratello Pat incularsi fisicamente la stampante perché i file pdf non uscivano e le lancette correvano e correvano. Hai visto persone cambiare sedia e posizione mille volte nell'arco di una giornata e di una notte. Hai visto computer ribollire e porte aprirsi e chiudersi. Hai visto carte accumularsi nei cestini e cartoni della pizza impilarsi uno sopra l'altro. E lattine di birra svuotarsi hai visto, luci accendersi e poi rispegnersi, stanze desolarsi e labbra contorcersi nella forma di un insulto a Dio. Hai visto persone abbracciarsi negli angoli bui e dietro le porte dove nessuno le vedeva: Nik con Campo, Marco con fratello Pat. Li hai visti abbracciarsi e girare spinelli e appoggiare i piedi sulla scrivania, finalmente a lavoro finito, il giornale spedito in tipografia che sembrava impossibile e ti viene da piangere. La telefonata di Pasq alle tre e zero cinque della notte ti fa sentire il primo vagito e nelle sue parole tremanti, non ci sono parole per dire quant'è bello, ritrovi il senso della vita, quello antico e puro: quello che spinge i bambini a ridere e gli adulti ancora a sognare. Sai di sudore, di nicotina e hashish. Sai di birra e pizza e mani sudate degli altri. Sai di fatica e di realizzazione.

Sai di tutto questo e spegni la macchina sotto casa che non ti sei mai sentito tanto stanco: ti tasti il ventre, come se avessi appena partorito qualcosa e alle quattro non ce la fai ad andare a letto. Sei come drogato, giri in tondo per la stanza, guardi l'orologio pensi che come spunta l'alba te ne torni in strada a pizzicare con le dita la prima copia del giornale calda calda. Pensi che sì, ti fai un giro per Roma deserta con la tua creatura davanti agli occhi senza neanche guardare dove metti piedi. Pensi esattamente a questo mentre invece scivoli nel sonno e rivedi tutte le facce che sono state con te durante il giorno e parte della notte. Le rivedi tutte, una dopo l'altra. Le loro voci, il loro modo di fare. Ti addormenti piano piano, ti guardi intorno nel buio con gli occhi pesanti e ti senti Gianni Brera.