venerdì, 28 gennaio 2005

Il locale a luci rosse
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Da due settimane ho un insegnante di tecniche di scrittura creativa.

Dice: che ce frega e che c'entra col titolo del post?
Ora ci arrivo. Il fatto è che da due settimane ho una strana sensazione: il corso è interessantissimo e seppure assolutamente inutile nell'ambito di imparare a scrivere o imparare a scrivere meglio, è invece parecchio interessante nell'ambito dell'imparare a leggere con più attenzione e imparare a leggere cose buone e che non conoscevi prima. Non solo: la strana sensazione è dovuta soprattutto al fatto che - per la prima volta in vita mia - ho a che fare con autentici scrittori e appassionati di quest'arte. I medici con i medici, gli avvocati con gli avvocati, le sedie con le sedie e io con chi?, per dirla come Aldo Busi. Ecco, io con gli scrittori.

Siamo in sei.
Tutti abbastanza stereotipati.

C'è la tipa bruttina con un background culturale devastante.
Cl'uomo attempato che nella vita ha fatto tutto, dal jazzista al free climber e che non c'è un libro o un autore o un regista che tu possa nominare senza che lui sollevi le sopracciglia e ne faccia un simposio.
C'è il ragazzo tipico, tipico in una maniera che non sai definire: semplicemente una figura che - per qualche strano meccanismo delle sorti e della credibilità - ci deve sempre essere.
C'è il sinistrorso convinto, simpatico e alla mano che - inevitabilmente - ti sta simpatico al primo sguardo.
C'è la tipa carina, bionda e serenamente scopabile se non fosse che parla con la lentezza di Madre Teresa di Calcutta e appare troppo intelligente per poter pensare di stenderla su un letto e limitarsi a emettere vocali.

Poi ci sono Io, naturalmente. Il più giovane, come sempre. Non ho mai fatto nulla in vita senza essere fatidicamente il più giovane del gruppo. Il più giovane di brutto: avrò dieci anni in meno di media e ieri pomeriggio è risultato che del libro di cui si stava parlando, solo io fossi all'oscuro. La tragedia è quando il nostro insegnante emette la domanda a proposito di un autore o di un testo: "Chi l'ha letto?". Io tipicamente non l'ho letto; gli altri tipicamente sì. Sono cose per cui fuggire dalla finestra alla volta del Texas. Resto convinto che Dante e Calvino non potrebbero insegnare a nessuno ad essere Dante e Calvino e non mi faccio illusioni. L'arte della scrittura è qualcosa verso la quale non puoi nutrire alcuna predisposizione all'apprendimento o all'insegnamento: c'è e basta. E' come l'acqua che bagna le cose: un dato di fatto che non puoi imparare, insegnare o disimparare.

Adesso abbiamo un compito da fare: vivere qualcosa di non familiare e scriverne. Tre o quattro cartelle di lunghezza: la faccenda è interessante. Ho già pensato a un paio di cose: andare al ristorante da solo, fare la fila alla posta, entrare in un negozio di biancheria intima femminile. Possibilità scartate: alla fine ho deciso. Una delle prossime notti me ne vado in un locale a luci rosse del centro di Roma. Con il mio moleskine in mano e la penna. E prenderò appunti per queste quattro cartelle, se non scapperò dalla vergogna al momento di pagare alla cassa.

Non doveste più sentirmi, magari sono scappato in Ungheria con una Svetlana qualsiasi.