venerdì, 18 marzo 2005
In massimo cento parole
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana
Le librerie Feltrinelli si sono inventate questo strambo concorso, per cui devi raccontare in massimo 100 parole una storia che abbia come sfondo - come scenario - l'interno di una libreria. Insomma, l'ho trovato divertente e ho voluto provare: il problema è che alla fine mi sono venuti fuori quattro mini-racconti sul tema. Ecco, li ricopio qui. Magari mi dite quello che vi piace di più. O - ancora meglio - va a voi stessi di provare, perché vi giuro che si prende gusto dopo un po’: pensate che anche quest’introduzione conta giusto cento parole e non una di più.
Senza virgole o punti ma solo parole cento
Tutto è cominciato che me ne stavo a guardare la copertina di un libro mai letto dove una donna con un’ascia argentata minacciava un uomo impotente ho preso il libro in una mano con l'altra tenevo un gelato mamma più lontana comprava altra roba e mentre leggiucchiavo la trama crescevo e crescevo i miei nove anni diventavano venti e sono corso alla cassa per aggiungere alle cose già prese anche quel bellissimo libro non ancora vissuto ed ecco che t'ho raccontato di com'è cominciata perché è stato quel giorno che ho posato a fatica la prima di queste cento parole.
Quel giorno Bukowski, Linda ed io
Cazzo Linda sei bellissima mentre leggi le poesie di Bukowski e io ti guardo un po' scrutando dentro Finzioni di Borges, un po' no. Salterei tutti i preliminari, rimetterei questo libro dove l'ho preso, farei due passi sicuri verso di te e ti bacerei senza lasciarti respiro. Morderei le tue labbra mentre alle casse battono scontrini e tra le mani delle commesse friccicano nuove buste prima riempite e poi consegnate. Ti bacerei interrompendo tanto bruscamente la tua lettura che per un solo momento avvertirei in bocca il sapore impastato di gin e vodka e delle centomila sigarette aspirate da Hank.
Usurpatori di rabbia
«Io ti amo quando sei gentile». «Non dire una cosa del genere. Cristo, non puoi amare la gente solo quando è gentile. E' come dire: "Che me ne viene in tasca"? Senti, o tu mi ami oppure non mi ami, bisognerà che ti decidi». L'ultimo frammento di quel litigio perfetto si depositò e i due rimisero il libro dov’era stato tratto. Facevano così: andavano per librerie a re-interpretare litigi letterari famosi. Litigavano loro al posto dei personaggi. Mi avvicinai a "Revolutionary Road" di Richard Yates , aprendolo a caso: regnava la calma e Frank e April erano tornati a fare all'amore.
Il Graal
Sorrise di un sorriso così bello, mentre leggeva, che mi domandai subito cosa stesse leggendo. Occhi e capelli neri, un cappello divertente piegato da un lato, maglione abbondante con le dita che spuntavano appena, smalto viola, questi jeans strappati al ginocchio: bellissima. Meno di questo, non era. Mi avvicinai saltando pile di best-seller e saggi in offerta, mi affrettai tra lingue che inumidivano dita e occhiali calati sulla punta del naso. Eppure non arrivai in tempo: lei sparì altrove, quel libro mischiato tra i tanti. E' la storia di come mi appassionai alla lettura. La storia di come passai la vita a cercare non lei ma, in un tale tesoro di lettere e righe, la frase che quel giorno l'aveva illuminata così.





