lunedì, 21 marzo 2005
Come va a finire
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana
Negli ultimi mesi - complice anche il corso di scrittura che sto facendo - ho preso a leggere tutti questi libri di un certo tipo, dimenticando la mia provenienza molto più campagnola in fatto di gusti di lettura. Ho messo pesantemente le mani su Italo Calvino, ho ripreso alcuni libri di Aldo Busi che mi ero lasciato dietro, ho riscoperto - per dirne qualcuno - la grande narrativa americana contemporanea (i recenti fatti mondiali mi avevano del tutto distolto dalle cose made in usa a favore di una certa disistima aprioristica), quindi Wallace, Franzen, Means, Yates, Eugenides, Barthelme, Moody, Fante; inoltre sto riprendendo Stevenson, mentre con Thackeray mi pare di avere qualche difficoltà (Dickens lo batte di gran lunga), dimenticando - come dicevo sopra - la mia vecchia e primigenia passione per i racconti gotici del sovrannaturale e della fantascienza. Stephen King, il meraviglioso Peter Straub, Philip Dick, il delizioso Ray Bradbury, Algernon Blackwood, Arthur Clarke, Isaac Asimov, Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft: ecco, quanto ancora mi piace la narrativa di questo registro. Le avventure, le cascate di episodi fantastici e semplicemente avventurosi che ti tengono incollati alla pagina grazie a quel vecchio strumento - vecchio, ma mica elementare - dell'escamotage narrativo, del colpo di scena, del finale a sorpresa, del mostro orrendo, della paura nascosta nel buio. Quant'è difficile scrivere buon materiale di questo tipo.
Allora stamattina ho detto basta. Mi sono seduto a gambe incrociate sul letto, saturo del mio raffreddore/influenza/allergia, e ho cominciato "Radio libera Albemuth" di Philip Dick (autore - tra l'altro - di "Do Androids Dream of Electric Sheep?", meglio conosciuto ai più nella versione Scottiana di Blade Runner). Il prologo al primo capitolo recita così:
Nell'aprile del 1932 un bambino aspettava insieme al padre e alla madre il traghetto per San Francisco su un molo di Oakland, California. Il bambino, che aveva quasi quattro anni, notò un vecchio mendicante cieco, grosso, bianco di barba e capelli, che se ne stava in piedi con un piattino in mano. Il piccolo chiese al padre una moneta, poi la porse al mendicante. L'uomo, con una voce sorprendentemente robusta, lo ringraziò e gli diede in cambio un pezzo di carta, che il bambino consegnò al padre perché vedesse di che cosa si trattava.
«Parla di Dio» gli spiegò suo padre.
Il bimbo ignorava che non si trattava affatto di un mendicante, ma di un'entità soprannaturale in visita alla Terra per una verifica dei suoi abitanti. Anni dopo il bambino era cresciuto, diventato un uomo. Nel 1974 quell'uomo si ritrovò in grosse difficoltà: dovette affrontare la vergogna e la prigione, e rischiò di morire. Allora l'entità soprannaturale tornò sulla Terra, prestò all'uomo una parte del proprio spirito e lo salvò dalle sue difficoltà. L'uomo non si spiegò mai perché l'entità soprannaturale fosse tornata per riscattarlo. Aveva dimenticato da molto tempo il grosso mendicante cieco e barbuto e la monetina che gli aveva dato.
E' di questo che vi parlerò adesso.
Ed è di questo, invece, che vi volevo parlare io. Del penetrante e ardente desiderio di andare a vedere come va a finire.





