domenica, 27 marzo 2005

Avanti, chiedimi chi erano i Beatles
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ho deciso una cosa strana. Aspetta, premessa: al momento attuale sono molto soddisfatto di me stesso. Almeno per quanto riguarda il nesso logico aspetto/rapporto con gli altri/intelligenza/realizzazione; la mia autostima è a livelli medio-alti e il controllo che ho di me - nonostante un certo isolamento sociale che sta germogliando - è sufficientemente corposo da evitare stragi e/o rapine in banca. I miei vizi raggiungono un livello di banalità esemplare: spendo il mio denaro per beni consumabili e non, ma comunque di pericolosità civile trascurabile. Il mio impegno politico è prossimo al nulla e quello rivoluzionario è fortissimo solo a livello ipotetico: nei fatti la mia pigrizia e la mia accidia (elementi che uccidono i rivoluzionari molto più dei fucili automatici e degli agguati) mi riducono a esemplare giovane classe 1980 la cui coscienza politica è quella tipica di una generazione nata nell'agio, lontana da guerre e da riottosi sessantotti. Il mio rapporto con il sesso è del tipico consumista: lo faccio perché va fatto e mai con fine altruistico. L'idea di famiglia e procreazione è lontana da me quanto la terra dalla luna: niente di irraggiungibile visti i tempi che corrono, ma certamente non vicina alla mia ideologia tipica di quell'esistenza casa propria/stereo/cane/donna appena fuori città. Il mio motto è: io con i cazzi miei, poi gli altri. E' una cosa diversa dall'egoismo. Detesto il sabato sera, tanto per dire. Detesto quando tutti sono in giro perché devono essere in giro. Non sono a mio agio tra persone gravide di quella felicità istituzionale da scontrino fiscale. La consapevolezza di tutto questo - l'esorcizzare tutto questo - mi fa vivere bene: mi fa vivere quasi come vorrei. Ma costituisce un problema: ed eccola qua la cosa strana che ho deciso.

 

Avrei dovuto nascere nel 1965. Questo ho capito. Ora avrei già quarant'anni e - d'accordo - nel mio modo di vedere la vita sarei dunque un vecchietto salmodiante, svuotato di vizi e pieno di disillusioni. Ma - sono sicuro - saprei fare meglio le cose che mi piacciono. Per dire: se fossi nato nel 1965, senza Internet, tv via cavo, sesso facile, dvd, il cinema degli effetti speciali, senza euro e con una coscienza politica decisamente più marcata, ora sarei uno scrittore di successo, al pari di tutti gli autori americani post-moderni di quella generazione che ammiro come tanti piccoli cristi. Questo semplicemente perché conoscerei più cose, sarei più impolverato per dirla come Flannery O' Connor e mi sarei dato maggiormente allo studio piuttosto che alle pippe, ai joypad e alle tette. Quando avrò quarant'anni io - nel 2020 o giù di lì - non ci sarà più tempo per leggere, non ci sarà più spazio per lettori e scrittori. Tutto si farà premendo un bottone e - soprattutto - stando all'in piedi. Mi sto convincendo che la generazione del 1980 sia stata la sfornata peggiore degli ultimi cinquant'anni, quella contraddistinta da maggiore passività, ma comunque la migliore di quelle immediatamente successive. Il che - pensandoci bene - è l'incipit di una visione catastrofica del mondo che verrà. Quando io avrò quarant'anni, sarò circondato da falliti modelli e presunti uomini di spettacolo, costantini e scrittori da reality show, figli di papà e grandi industriali decaduti, emuli di will smith e tiziani ferri. E' come se io avessi aperto gli occhi su un mondo già bello che creato: voialtri invece ve lo siete sudato eccome. Ecco, io - per dirne una - non ce li ho mai avuti i Beatles.