giovedì, 14 aprile 2005

Il tatuaggio spiegato alla madre
Categoria:narrativa, quotidianismi, scritto da stefano havana


Il problema numero uno è che tua madre ti pensa normale e il problema numero due è che tua madre pensa che farsi un altro tatuaggio sia da sconsiderati. Il risultato della banale equazione è un'espressione sbigottita sotto gli occhiali, mentre le labbra le si storcono in un'aria da rimprovero e la capacità di emettere fonemi si manifesta in una frase che ha inizio con un risucchio d'aria epocale e che non vedevi più o meno dall'ultima volta che hai avuto 12 anni (allora era stato il rimprovero per non aver fatto tutti tutti i compiti). La cosa di per sé ti fa sorridere e contemporaneamente ti intristisce: perché adesso hai 25 fottuti anni (dicono nei film americani) e per quanto tua madre possa imporsi, mettere il broncio, incrociare le braccia e darti le spalle - ebbene - non ci sarà nulla che possa fare per deviare la tua malsana idea. Lo sai tu e lo sa lei, mentre lava i piatti e la fede tintinna contro il rubinetto (è il rumore che più di ogni altro hai deciso che ti mancherà, quando tutto questo non ci sarà più). Ora: non è che un altro tatuaggio nella vita di un figlio sia la cosa più drammatica che possa capitare. Per questo il problema è un non problema, in verità. Però, certo, esiste: come quei litigi moglie-marito incentrati su qualcosa di molto Stupido e molto Risolvibile e che pure quando sono finiti si ripercuotono in silenzi pesanti durante le ore dei pasti (ci fai caso, perché nessuno alza gli occhi se non sulla televisione e ogni volta che una posata impatta contro il piatto c'è tutto questo senso di colpa che gravita per aria). E sempre a proposito di cose che sai tu e che sa lei, entrambi sapete che il motivo del contendere (l'altro tatuaggio) appassirà presto. Addirittura ci state già scherzando su, quando ancora le parole della rivelazione non si sono posate in terra: lei ti dice che dovrai dire addio alle sue torte e tu ci ridi su come piace a lei e contemporaneamente ti intristisci un'altra volta perché un giorno così brutto verrà pure senza ulteriori tatuaggi (prima o poi). Quando lei ti chiede informazioni più precise (lo fa asciugandosi le mani nello straccio che durante tutti gli anni della tua vita, ha sempre chiamato strofinaccio) tu scherzi un'altra volta chiedendole se ha presente Mike Tyson. Lei fa due occhi grandi così (che sono un po' i tuoi e un po' no, perché i tuoi sono a metà con quelli di tuo padre) e ti dice sì, col cazzo. Cioè, non ti dice proprio così: lo dice in quella maniera gentile delle mamme, ma tu è così che te l'immagini. Sorridi un'altra volta le dici no, dai. Tranquilla, non cambierò. Sarò sempre il tuo disastroso figlio. Al limite, ecco, il tatuaggio sulla faccia me lo regalo per i miei primi cinquant'anni. Vedi tua madre che alza le spalle (ti domandi quand'è stata l'ultima volta che le ha alzate così nel gesto di dire massì, facciamolo, davanti a una proposta folle) e voltarsi di nuovo, sempre con quell'aria serena sul viso che speri - più dei bellissimi occhi e dei bei lineamenti del viso - ti abbia trasmesso. Ecco, bravo, tanto allora non ci sarò più e potrai fare quello che vuoi. Lo dice senza gravità: non è un discorso sulla vita o sulla morte, questo. Allo stesso modo tu, lo prendi con la stessa leggerezza anche se - mentalmente - stai facendo le addizioni.

E, niente, che stavamo dicendo?
Oh, sì, il mio secondo tatuaggio.