lunedì, 18 aprile 2005

Una biografia
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Sarà un grande scrittore e tutti rideranno per via del suo nomen omen: Dante. Si divertirà ad ostentare falsi pregiudizi e tipici vezzi da artista: certe volte vestirà come un sessantottino o come un comunista praticante. Avrà questi jeans malandati e scarpe con la suola consumata. Avrà sempre la barba incolta e – in generale – camminerà molto spesso con le mani in tasca. Dante passerà parecchi anni della sua vita a consegnare manoscritti a un dipendente delle Poste e a lungo riceverà lettere di Rifiuto da parte dei Gentilissimi Editori. Collezionerà tante buste indirizzate a lui medesimo nella forma di Egregio Scrittore e ogni volta penserà che un giorno – prima o poi – gliela farà pagare a quelli lì. Dante crescerà con il mito di Freddie Mercury e Oscar Wilde e a tutti dirà – con quell'aria un po' così – che i suoi modelli più importanti sono omosessuali. Leggerà libri di autori americani e vorrà a ogni costo imitare la meta-narrativa di John Barth. Compirà diciotto anni un giorno piovoso di aprile e inseguendo un autobus con quattro amici si divertirà a notare come i colori della strada perdano contorno sotto i piedi. Amerà una ragazza mora con gli occhi grandi che lo renderà felice e gli farà venire voglia di essere uno scrittore vero (migliore). Conoscerà, Dante, la bellezza di vederla piangere o ridere con il naso calato sopra righe scritte apposta per lei. Un giorno gli domanderà: «Perché tutti i libri sono al passato remoto?» e questa sconcertante scoperta gli farà venire voglia di scrivere una storia tutta al futuro in cui ogni cosa succederà e nulla sarà già successo: un'ode all'ottimismo. Poi si lasceranno, ché le cose belle giammai sono eterne e Dante, prendendole la mano per l'ultima volta, le dirà: «Non sarai più la mia Beatrice». Di questa cosa rideranno con gli occhi pieni di lacrime e tutti e due penseranno che l'amore è un ramo pieno di spine quando finisce. A 28 anni, Dante sfiorerà con le dita l'eventualità di lasciar perdere, amareggiato e abbattuto da tante delusioni e strade senza uscita. Lotterà, certo, e più di una volta – nottetempo – si rigirerà tra le lenzuola incapace, tra tanti pensieri di rivoluzione, di trovare quello semplice del sonno. Un giorno di particolare sconforto dirà al suo migliore amico: «Ma perché mi chiamo Dante?». Un bicchiere via l'altro, la conversazione assumerà toni più sereni fino alla risolutiva pacca sulla spalla e il brindisi - l'ennesimo - alle cose belle della vita. Gli diranno: accetta compromessi. Gli diranno: piega le ginocchia un po' di più. Gli diranno: mettiti in fila come gli altri. Glielo diranno in tanti e Dante risponderà sempre nell'unica maniera possibile: scrivendo e scrivendo un'altra pagina senza pensare - mai - al tornaconto personale. Vivrà comunque soddisfatto, vanterà sempre quella capacità mica di tutti di saper incrociare le braccia al petto e prendere tempo senza fare nulla.  Un giorno qualcuno - forse in questo preciso istante, forse addirittura tu - leggerà di lui e penserà di assomigliargli e dovrà sapere - allora - che è proprio come scrivono nei libri e che Dante alla fine c'è riuscito eccome a riveder le stelle.