mercoledì, 20 aprile 2005

Sono andato a letto presto
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


Non posso guardare un film la cui musica mi piaccia (tipo Ennio Morricone, che ne so. O Badalamenti, un altro genio) senza desiderare di far parte di quel film, di quella storia. Generalmente mi alzo in piedi, quando è finito tutto, e mi aggiro per la stanza con quella strana sensazione dentro: sposto cose, tocco oggetti. Vado in bagno, mi guardo allo specchio. Cerco il profilo migliore, comincio a dare del farabutto alla mia immagine. La sfido, le dico: vieni avanti. Mi metto di lato, sbuco all'improvviso, gonfio i muscoli, faccio il duro, mi calo un cappello sulla testa e mi guardo guardarmi di sottecchi. Ripenso alla scena topica della pellicola, quella con gli archi e un crescendo tempestoso, gonfio gli occhi di lacrime o stringo i pugni e mi dico fatti avanti, bastardo. Fingo di morire, vedo se mi riesce bene come a quell'attore. Divento un attimo De Niro, faccio quella faccia che fa lui quando spia dal bagno la giovanissima Jennifer Connelly che balla. Ci provo. Mi faccio domandare: "Ehi, cos'hai fatto tutto questo tempo?". E rispondo proprio come Noodles: "Sono andato a letto presto". Mi rigiro, mi osservo da dietro la spalla, sento ancora quella musica - perché, davvero, che sarebbe un film senza la musica? - agito un dito contro la mia faccia. Dico una di quelle frasi tipiche: Non ci siamo, amico. Mi prendo per il collo: Ehi, Mike, cazzo. Così mi ammazzi per dio. Mi faccio scorrere i titoli di coda addosso, addirittura. Mi guardo uscire dal bagno e un attimo prima di richiudere la porta, sai che faccio? Mi consiglio di stare attento: Ci rivedremo, questa storia non finisce qui. Se rinasco, voglio fare il grande attore.