giovedì, 21 aprile 2005

Il lepisma, ovvero il pesciolino d'argento
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Arrivano i primi risultati del concorso de La Feltrinelli "100 parole". Mi ci ero cimentato anche io, se vi ricordate. La prima tornata (ce ne saranno altre ogni 15 del mese) l'ha vinta Rocco Familiari di cui incollo di seguito il racconto:

Con l'esperienza accumulata individuò subito la sezione giusta, muovendosi con sicurezza scansò d'istinto i tomi inutili, scivolò senza contagiarsi sulla copertina dell'ultimo baricco, doppiò l'intero gruppo camilleri-montalbano, evitando di farsi influenzare dall'insostenibile peso della tiratura milionaria, sorvolò i ponderosi volumi degli scrittori comici, assurti improvvisamente al rango di maitres-a-penser, guidati nientemeno da un buffone-nobel, resistette alla tentazione dell'ultimo eco e finalmente approdò all'isola felice, la meta agognata, il piccolo gattopardo del principe siciliano, si acquattò tra le calde pieghe dell'amato bendicò e da lì iniziò la sua paziente, attenta masticatura della buona carta d'antan, il lepisma, argenteo pesciolino dei libri.

Sono assolutamente sportivo. Perciò vi dirò saltellando e facendo una robusta serie di addominali che il racconto premiato di Rocco Familiari, per quanto mi riguarda, è una cagata pazzesca. Ad altri piacerà ovviamente e siccome io tifo espressamente per tutti gli aspiranti scrittori (anche se c'è chi insiste nel dire che non esistono e - generalmente - chi lo dice ha almeno un paio di libri già pubblicati) siccome tifo per loro, dicevo, Rocco Familiari sappia che virtualmente gli stringo la mano (non prima di averla immersa nel catrame bollente, è ovvio).

Dico semplicemente che (a parte questi giudizioni universali che ti puoi permettere se ti chiami Enzo Biagi o Montanelli, tipo il Fo-buffone), non appena venne bandito il concorso ricordo che pensai espressamente: vincerà il primo racconto-farsa in cui il protagonista o è un bambino o è qualche piccolo animaletto che sceglie come giaciglio il libro ritenuto dall'autore meritevole. Per carità, potete non crederci. Come quando mi raccontano che la notte del 10 settembre 2001 certa gente sognò un aereo che cadeva sui palazzi (io), oppure quando durante le partite qualcuno si eleva col dito puntato al televisore declamando che ve l'avevo detto che segnava lui (un mio amico, puntualmente).

C'è mia madre come testimone, nel caso del concorso. Ma non la porterò come elemento ufficiale nel processo, giuro. La speranza - ovviamente - è che abbiano voluto premiare un bambino (Rocco, sei un bambino?), cosa che mi pare difficile perché la scrittura è comunque forbitissima e puntuale (lo sapevate voi prima di oggi cos'era un lepisma?). Secondo me scrivere un racconto (così corto, poi) di questo genere è semplicemente facilissimo (dice: perché non l'hai fatto tu? Mi appello al quinto emendamento). Nella brevità estrema, la difficoltà massima sta nel proporre scene di vita assolutamente quotidiana (è un'opinione. Com'è un'opinione l'utilità della guerra o l'omosessualità latente dei vescovi). Però tant'è: ha vinto la storia dell'animaletto che non si capisce che è un animaletto fino all'utima parola (così come vincono i cattivi nella realtà e i buoni alla fine dei film).

[Hai finito di rosicare?]
[Sì, scusa]