mercoledì, 04 maggio 2005

Another one bites the dust (una storia vera)
Categoria:narrativa, quotidianismi, scritto da stefano havana


Il Terrore Della Nostra Giovinezza, così, steso sull'asfalto con un lenzuolo bianco addosso nella prima pagina di cronaca locale, non faceva più tanta paura.

L'ho visto ieri mattina. Sfogliavo nebbiosamente la Repubblica. Affondavo le macine nel cappuccino. Sedevo con le gambe incrociate. Ed era davvero il Terrore Della Nostra Giovinezza: avevamo dodici, tredici, qualcuno faceva il gradasso dall'alto dei suoi quattordici con la prima sigaretta all'angolo della bocca e lui - adulto veramente - ci terrorizzava. Davamo del tu a tutti e alle undici di sera eravamo già a casa, pure d'estate: c'erano le cicale, bim bum bam, Falcone e Borsellino e volavano ancora i pipistrelli. Il Terrore Della Nostra Giovinezza: una volta rincorse A____ con la catena del motorino: secondo lui A____ non doveva tirare così forte col pallone e A____ scappava ridendo perché a quell'età non si può morire mica (credevamo fosse vietato). Un'altra volta sgommò tanto forte con l'auto che le strisciate di copertone non le hanno lavate via neanche dieci anni di pioggia, neanche due guerre del golfo, gli attentati di mafia, il Brasile campione del mondo, l'11 settembre, niente: noi dietro i cespugli a spiarlo facendo boccacce. Correvano certe leggende sul suo conto: chissà se erano vere. Certe leggende. Fatto sta che tutti noi ce lo siamo detti almeno una volta, a voce bassa, mantenendo oggetti nelle nostre mani morbide, imparando a conoscere le musiche, gli autori, i film, gli amori che ci avrebbero fatti diventare gli uomini che siamo. Ce lo siamo detti con gli occhi grandi: quello farà una brutta fine. Certa gente ce l'ha scritto in fronte. Certa gente non è fatta per crepare a letto con gli occhi cisposi di lacrime gialle: chi lo sa se è più condanna o benedizione. Il Terrore Della Nostra Giovinezza: gli siamo sopravvisuti tutti: S____, dalla parlata veloce, G____ il mago dei videogames, A____ il guru del computer (ma soprattutto dell'Amiga), F____, il signore delle pippe, F____ con quei capelli biondi, I____ che bella che è sempre stata.

Gli è sopravvissuta anche M____ che del Terrore Della Nostra Giovinezza era la Sorella e che una sera di quasi dieci anni fa mi convocò per una dichiarazione d'amore che io non colsi mai. Ecco perché questa storia è una storia triste ed ecco perché ne sto scrivendo un po'. Mi dispiace per M____, mi dispiace davvero. M____ non è mai stata particolarmente fortunata: niente di tragico (almeno fino a ieri). Era solo un po' così M____: la bellezza l'ha sempre soltanto accarezzata, facendola oscillare da tacchi continuamente troppo alti o troppo bassi e dentro abiti mai perfettamente calzanti. Nessuno vedendola, avrebbe detto che fosse brutta, ma pochi guardandola l'avrebbero preferita a un'altra: M____ ha avuto un cane bellissimo che s'è perso, mi disse parole stupende che io non seppi apprezzare perché a 16 anni o giù di lì ti devi limitare a fare il duro con le ginocchia scorticate e poco altro. Si è sempre distinta per una certa intelligenza, ma nessuno l'ha mai notata per alcunché di particolarmente brillante: è probabile che M____ prima o poi farà qualcosa di bellissimo o di particolarmente sciocco e che in entrambi i casi nessuno ci farà caso. M____ faceva cose strane come giocare a pallone e non credo di averla mai vista con una gonna prima dei diciott'anni, capirai, noi bavosi maschietti curiosissimi (e arrapati) davanti alle prime cosce scoperte della nostra vita. L'abbiamo sempre ignorata, preferendo strisciare a terra sui gomiti in qualche gioco bagnato d'agosto; abbiamo sempre preferito D____ oppure G____ con quelle tette lì (le scommesse su chi sarebbe stato il primo a stringerle: poi J____ ci fregò tutti e noi gli guardavamo sempre le mani da quel momento in poi). Avevamo questo modo di essere inconsapevolmente cattivissimi, noialtri, nei confronti di M____: l'ho rivista due settimane fa, perché nel frattempo si è trasferita altrove. L'ho incontrata per caso come per caso la incontrai un paio d'anni orsono, al supermercato: entrambi tenevamo in mano cose di cui ci vergognavamo un po' - prodotti da bagno o roba simile - e ci siamo impegnati tutti e due tantissimo per non abbassare gli occhi mai. Mi ricordo l'ultima volta, la più recente: avevo appena fatto il mio secondo tatuaggio: le ho detto guarda, lei mi ha risposto bello, ci siamo salutati con due baci sulle guance e siamo andati via. Io verso la mia vita o chissà cosa; lei verso una cosa informe, bianca che era stata il Terrore Della Nostra Giovinezza durante quelle estati lì.