martedì, 10 maggio 2005

Io sì che sarei una donna con le palle
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Il gioco di immaginarvi donna (dico ai maschietti), voi lo fate mai? Non parlo di immagini ciondolanti in tacchi alti riflesse in uno specchio a figura intera, quello è facile (o tremendamente stupido, a seconda dei casi). Dico proprio il mettervi lì a pensare come sareste dell'altro sesso attitudinalmente. Io dopo tanto andare e venire con l'immaginazione, ho ineluttabilmente capito che il sottoscritto donna sarebbe sì una gran figa con un culo da paura e continuamente in litigio con i propri capelli, ma soprattutto una troia senza grosse riserve che la darebbe a tutti piuttosto indiscriminatamente, sebbene con estrema consapevolezza.

Non appena ne scorgessi uno passabile in maniera sufficiente, glielo scodinzolerei in faccia (il fondoschiena) e gli sbatterei contro le ciglia talmente forte da fargli vibrare il nervo sciatico. Mi aggrappaerei con le unghie alle sue spalle possenti e ai muscoli addominali immancabilmente scolpiti - emettendo mugolii e miagolii pieni di vocali - e dopo settantadue minuti d'ufficio me lo tromberei nel retro di un furgone della posta tra sacchi delle lettere e le ricevute di ritorno  mi si incollerebbero sul culo (la cui sommità recherebbe un tatuaggio dai dubbi valori morali).

E come accavallerei le gambe io, nessuno mai: perfino Kim Basinger - al mio cospetto - se ne andrebbe dritta dritta in una puntata di Bim Bum Bam col suo ridicolo raso bianco da infermierina proto-collegiale. Indosserei queste gonne e nei locali mai e poi mai limiterei le mie cosce sotto a un tavolo. Tutti dovrebbero guardarmi e mi riderebbe dentro fino all'ultimo globulo rosso nell'osservare quelle facce improvvisamente farsi serie, davanti alla più inaspettata svolta della serata farsi largo tra la folla tutta rossa di rossetto. Giuro, mi riderebbe tutto mentre disarciono le gambe e le riallaccio un'altra volta e tutti gli uomini presenti si danno di gomito, cambiano d'espressione, dissimulano indifferenza ché tanto loro sono tutti gran scopatori e hanno il cellulare che trabocca di donnine petulanti, figuriamoci se posso essere io quella da guardare. Poi il colpo di teatro: farei oscillare dal mio piede la scarpa con tacco da dodici e li guarderei tutti, uno per uno, sfidandoli a non abbassare mai lo sguardo su quella tentazione. Poi mi alzerei e tutte le sigarette diventerebbero cilindri di cenere - mentre nessuno oserebbe più fumare - mi avvicinerei all'unico che ha resistito alla cosa rimanendo orgogliosamente piantato nei miei occhi e dopo avergli passato un dito sulle labbra generando un ohhhh di meraviglia, gli direi: «Frocio di un eroe, stasera sei l'unico che va in bianco, sei contento?» e uscendo dal locale con il resto della comitiva (su per giù una quindicina di elementi), tutti dalle finestre penserebbero malissimo di me.

Dico: come fate voi donne ad essere donne senza fare così?
Io non resisterei.