martedì, 24 maggio 2005

Una donna, cassetti, lettere e matite
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Ho un cassetto – il primo della scrivania, tipicamente – pieno di cose assurde. C'è il passato dentro, passato, sparpagliato come una manata di carte da gioco lanciata per aria. L'ho spalancato poco fa: è pieno di lettere d'amore. Davvero dico: lettere d’amore. Scritte a mano. Scritte da donne che mi hanno attraversato. Sui francobolli ci sono date antiche: 2000, 2001 e qualcuna anche precedente. Tra le righe si scorgono prezzi ancora in lire e nomi di persone che non ci sono più. [Mi sento più come Amelie nel favoloso mondo o come Lolita tra le braccia del professor Humpert]. Mi ricordo di A____: era bella e straordinaria e chissà che fa adesso. Così mi scriveva in queste pagine che avevo del tutto scordato. [Poi, ferma al semaforo, ho aperto il finestrino. La pioggia mi ha bagnato la faccia. Ho smesso un istante di piangere e ho detto, ad alta voce, guardando nel vuoto della strada: «Ti amo»]. Mi pare impossibile che di tutto questo non avessi più sentore: che tutto questo pulsasse in un cassetto come la percezione di una bugia nel profondo del cuore. Ci sono scontrini: lo scontrino – 1500 lire – della Fanta che acquistai in un bar di Cagliari un giorno che litigai con I____. E' liscio e come nuovo e sembra che abbia passato neanche un secondo nella tasca di un jeans. [Ma tutto è diventato aria. Tutto è finito in un pugno che stringe un ricordo. Magari ti mando qualcosa che vorrei tu avessi. Perché niente potrà mai cancellare il fatto che io ti volevo]. Leggo ancora le righe di A____ e rifletto su quanti mai vengono detti oppure scritti senza pensare a quello che si dice oppure scrive. Rifletto a quanti mai e quanti per sempre vengono sollevati dalla superficie delle labbra per morire altrove, da soli. Dimenticati. Trasformati in significati diversi. [Ciao Teller]. A____ mi chiamava così e il motivo resterà tra noi, anzi tra me. [Sulla mia pelle un aggressivo profumo di dolce miele. Con la tua lettera partono anche tre articoli che sto mandando al Messaggero e all'Unità. Probabilmente quando ti arriveranno queste mie parole, sarò già in viaggio].


Ci sono righe interamente cancellate col bianchetto – come lo chiamavo al Liceo – altre distrutte con un deciso passaggio della penna: chissà perché questa differenza. [Ho pianto sai? La sera del nostro penultimo pomeriggio. Ero in macchina. Le labbra mi bruciavano. Sentivo ancora il tuo calore tra le mani. Ho pianto. Non per i sensi di colpa. Ho pianto non perché avevo mentito agli altri, ma a me stessa. Mi ero detta che potevo gestirti benissimo. Tattiche. Giochi di persuasione. Una donna, se vuole, può addirittura convincerti che sei innamorato di lei. Strumenti di seduzione]. C'è tanto altro in questo cassetto, ma niente come queste lettere di A____ riguarda un passato (anche recente, dopotutto) che – sono sicuro – non tornerà più. Perciò lo posso far ardere qui, su questa pira dei ricordi condivisi ed esorcizzati. Ho ritrovato locandine di vecchi capodanni – 2000, 2001, 2002 – appunti di viaggio, il biglietto aereo per Parigi, quando partii da solo – a 17 anni – per andare a vedere la Finale di Coppa Uefa. C'è la risposta che un'agenzia letteraria mandò a un editore che si era interessato a me nel 2002: "Dopo varie riflessioni e riunioni, abbiamo deciso di non occuparci del testo per due motivi". Seguono motivi. La carta è tutta stropicciata: credo che nel 2002 me la prendessi troppo per queste cose. Ci sono post-it con dieci nomi di amici incolonnati: la lista di vecchie partite di calcetto. A parte me e il nome Fede, non è rimasto più nessuno a giocare con noi di quelli lì (uno sta per sposarsi). Ho trovato un foglio, del tutto bianco fatta salva una frase: "Cuthbert, il quale aveva sempre riso e alla propria morte era andato ridendo". Gli appassionati di Stephen King riconosceranno il libro, ma chissà perché ne avevo tirato fuori proprio questa riga. Ci sono vecchie poesie – scritte da me – pacchiane, orrende: "E' persa la stella nell'ardente luce del giorno/senza strada/e il buio è solo un ricordo arenato". Poesie dei miei diciotto anni, focoso innamorato completamente illuso. E' tutto chiuso dentro un vecchio quaderno di matematica (c'è il mio nome sopra, ma prima il cognome e poi il nome).  Anche queste lettere A____ su fogli protocollo: [Mia madre era una sessantottina che si incatenava ai cancelli ed incatenava le amiche. Mio padre un comunista praticante con il cappello da cow-boy e la sigaretta in bocca, capelli lunghi, orecchino e mani in tasca]. Credo di portare A____ nei ricordi, perché ho sempre ritenuto A____ il personaggio perfetto per un romanzo di successo (oltre alla donna con la migliore scrittura insieme a Sylvia Plath): [Uno psicologo, quando avevo quattordici anni, mi inserì nella categoria borderline. Sono un caso limite]. Ma ci sono anche vecchie formazioni del fantacalcio: avevo un attacco non male con Boksic e Mancini: purtroppo ero e resto troppo inaffidabile e non consegnavo mai (né ci riuscirei oggi) la formazione in tempo. [Solo due persone mi sono mancate nel profondo: Veronica, la mia ex migliore amica ed Alessandro, il mio migliore amico che è morto. Ora, ci sei anche tu]. Chissà se queste frasi mi spaventavano allora come mi spaventano adesso. Non me lo ricordo. Ricordo, invece, che le leggevo in bagno. Seduto sulla tazza del cesso, il posto dove mi pare di aver versato più lacrime in vita mia. Non c’è un posto della casa in cui puoi pensare di essere veramente solo come il cesso con il rubinetto del lavandino che scroscia acqua per fare rumore.


[Tu mi spaventi. Eppure sto lì, ore, a pensare che vorrei scrivere come te]. Non capisco nemmeno io se riporto queste righe perché mi fanno tremare i polsi o perché mi riempiono d'orgoglio, considerato che razza di Donna era A____.  [Vorrei ascoltare tutte le favole che ancora non mi hai raccontato, favole da piegare, stirare e mettere nel cassetto accanto ad Agia, Cluster, tutti i tuoi personaggi. Vorrei sapere di Antonio. Della sabbia nel pugno. Della canzone “Bridge Across Forever”. Ma basta. Non mi va più di leggerti. Tutto quello che sei, ora non mi va più. Mi fa stringere il respiro. Mi fa lacrimare gli occhi]. Niente come queste stille di passato mi fa capire che sono un uomo fondamentalmente orribile e destinato a stare da solo.

Ho richiuso il cassetto con il quaderno di matematica dentro e ho continuato a cercare una matita con la punta altrove (non l'ho trovata).