giovedì, 09 giugno 2005
Residuo di realtà
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana
Certe volte tocco il terreno quando s'è appena fatta sera e lo trovo ancora caldo. L'asfalto o la sabbia: ci arrivo con le dita e, seppure il sole non c'è più, io percepisco ancora il calore trattenuto dalla terra. Questa cosa del residuo di realtà (bò, l'ho sempre chiamato così) mi accompagna da parecchio: quand'ero innamorato e tutto sembrava fatto nell'ottica di un’altra persona, guardavo la scia della nave che mi separava da lei (che io le cose non me le sono mai scelte facili) e urlavo con la mente a quella schiuma di salutarla al posto mio - mentre io mi allontanavo - e mi piaceva pensare che l'oggetto del mio amore, dall'altra parte di quel filo, poteva desiderare lo stesso, se voleva, anche se io ero già sparito oltre l'indice dei bambini puntati all'orizzonte.
Il residuo di realtà: alla fine delle feste c'è un residuo di realtà. Quando la casa è vuota e lo stereo tace. Quando i bicchieri hanno smesso di rotolare in tutti gli angoli e mancano - e mancheranno per sempre – le mani che li hanno trattenuti e portati alla bocca. C'è un residuo di realtà nei divani ammaccati, nelle sedie spostate nei vassoi semi svuotati fatta eccezione per l'ultima pizzetta, l'ultimo panino, l'ultima oliva, l'ultimo stuzzichino, ché quelli non ce l'ha mai nessuno il coraggio di mangiarli. Resta qualcosa nei primi giorni di settembre: qualcosa di quello che s'è fatto durante le settimane precedenti. C'è questo residuo di realtà quando ci si ritrova con i gomiti su un tavolo, tutti un poco più abbronzati, a raccontarsi l'un l'altro delle reciproche vacanze. Il rumore del vetro dei bicchieri. La bocca che diventa una -o-, una -c-, una -s-, una -t- e forma piano piano il cammino dei giorni appena morti. C'è un residuo di realtà anche in questi casi, con gli amici che ti dicono tocca qui e ti fanno sentire il bernoccolo di quando sulla spiaggia erano ubriachi, guarda qui e ti mostrano il retro di uno scontrino con il numero di telefono della tipa mora e bona. E' tutta una risata e quando poi te la presenterà, la sua tipa mora e bona, ti ricorderai di come lui l'ha conosciuta e quello sarà il vostro residuo di realtà.
Il residuo di realtà è uno strascico che c'è anche negli occhi della gente la domenica mattina se il sabato notte è stato per caso indimenticabile. Per me è come un abbraccio, non lo so, un conforto: mi siedo con gli amici sui muretti alle otto della sera e lo sento sotto al culo che la terra è ancora calda e il cielo è viola, quasi nero. Il sole non c'è più ma ha lasciato la sua promessa. Noi con una tennents in mano a sparare cazzate e a fare ampi cerchi con le braccia.





