mercoledì, 15 giugno 2005

Una prigione tutta per loro
Categoria:attualità, dissenso, scritto da andy capp


Stefano Moncherini, regista Rai e giornalista indipendente, il 7 giugno ha iniziato uno sciopero della fame per protesta contro la censura di Mare Nostrum, documentario di denuncia delle violenze del cpt Regina Pacis di San Foca (Lecce). Ecco il suo appello: "Può capitare di sbagliare a chi da oltre due anni e mezzo vive semimbavagliato con l'angoscia dei diritti umani che in questa umiliata Italia sembra non valgano più nulla. Capita, ma occorre subito riprendere il cammino e prima o poi, come diceva Pasolini la notte prima di essere ammazzato, c'è da aspettarsi che a forza di battere sempre sullo stesso mattone (con energia e determinazione) alla fine la casa crolla. Oggi parliamo della Casa delle libertà deviate”.

In Italia è emergenza immigrati. Ma non nel senso che intende il ministro dell’interno Pisanu (secondo dati del Viminali il 38,81% degli arresti compiuti lo scorso anno riguarda irregolari e persone di nazionalità sconosciuta. Gli immigrati rappresentano ormai il 30,84% dei detenuti). Dietro questi numeri, infatti, si cela una piaga sociale, scomoda e da nascondere agli occhi di uno dei paesi dell’Europa democratica: quella dei centri di permanenza temporanea (sul territorio nazionale ne esistono 14 e altri 7 stanno per aprire nonostante le smentite del ministro). I cpt esistono in Italia dal 1998 e secondo il parere di diversi avvocati che si occupano di migranti risultano come veri e propri luoghi del non-diritto. L’articolo 14 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione prevede che su disposizione del questore lo straniero sia trattenuto presso il cpt quando non sia possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, o per accertamenti di altro tipo. L’immigrato, quindi, può essere trattenuto e rinchiuso per sessanta giorni senza aver commesso nessun tipo di reato.

Ma c’è da fare un’ulteriore considerazione. L’attuale legge sull’immigrazione Bossi-Fini, non è altro che l’attuazione, o meglio, il proseguimento dell’opera iniziata nell’estate del 1997 dal governo Prodi (ricordate l’emergenza per gli sbarchi in Puglia?). I centri di permanenza temporanea nascono infatti con la 40/98, la famosa Turco-Napolitano, all'epoca ministri del Governo di centrosinistra. Alcuni passi della legge a mio avviso risultano ancora più ambigui in quanto espressione del punto di vista delle forze progressiste, o meglio del pensiero democratico inserito in un contesto di multiculturalismo. Nell’articolo 1, infatti, si differenziano i diritti fondamentali della persona da quelli civili, tracciando di fatto un confine tra chi può essere soggetto a qualsiasi trattamento (come essere rinchiuso senza aver commesso reati) e chi invece è equiparato a un cittadino italiano. La stessa Turco-Napolitano si rifaceva, inoltre, all’articolo 7 bis del precedente decreto Dini che autorizzava misure di restrizione della libertà personale dell'immigrato solamente in base a notizie di pericolosità.

Questo post arriva in un momento delicato. A Varese l'ennesima tragedia che ha visto coinvolti un ragazzo albanese e uno italiano (21 anni l'assassino, 20 la vittima) ha scatenato in città una violenta ondata xenofoba. Peccato che alla testa dei cortei che chiedevano la pena di morte ci fossero Ministri della Repubblica e rappresentanti del Parlamento italiano.