sabato, 18 giugno 2005

Posso chiederle un'informazione?
Categoria:televisione, scritto da andy capp


Uno dei primi accorgimenti per non far scadere un blog nella banalità è quello di evitare post di critica alla televisione di oggi, ormai specchio di una società malata. Quello che tuttavia è andato in scena ieri sera su RaiUno può essere utile per riflettere. Ricorreva infatti la puntata numero 1000 di Porta a Porta e la scelta editoriale è stata quella di ripercorrere in ordine sparso tutti i momenti salienti della trasmissione: gli eventi storici, gli ospiti più importanti, i dibattiti più accesi.

Per quanto possa essere stato toccante rivedere l’ultimo intervento pubblico di Giovanni Paolo II o Alberto Sordi che già manifestava qualche problema di salute, lungo la mia schiena è corso un brivido quando è passata l’immagine di Mino Reitano che urlava nel microfono “Italia, Italia” abbracciato a Umberto Bossi che come controcoro intonava “Padania, Padania”. Senza commentare le risate compiaciute del conduttore e degli ospiti in studio. Difficili da digerire anche Valeria Marini che si infuocava per difendere un poco lucido Vittorio Cecchi Gori appena privato di buona parte del suo patrimonio o Simona Ventura che spiegava allo psicologo Crepet il successo dell’Isola dei Famosi.

Spesso sento dire che le responsabilità maggiori sono del pubblico che guarda queste cose, che se Porta a Porta raggiunge i picchi d’ascolto quando Anna Maria Franzoni racconta com’è andata nella villa di Cogne non è colpa della televisione. Personalmente credo molto in un certo tipo di informazione, credo nella professionalità. Decidere la scaletta di un telegiornale, l’ordine delle notizie, cosa mettere in evidenza, è di per sé già una scelta politica. Un'informazione priva di ciò non esiste: Studio Aperto è pericoloso proprio perché non dà notizie. Il pubblico va educato, può essere educato. Non mi scandalizzo più quando vedo Vissani che parla del caro vita o Alba Parietti che difende la dignità delle donne sul posto di lavoro. Il vero pericolo è negli spot gratuiti della tv di Stato alla Fiat o alla Ferrari, è nel Contratto con gli Italiani, è nei sondaggi di Mannhaimer. E' in quello che non viene detto. E' compito della nostra generazione creare l'alternativa.