mercoledì, 22 giugno 2005

La droga dei trailer
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


Un'altra cosa sono i trailer. I trailer dei film del cinema. Voi non li guardereste per ore? Sono bellissimi e anche in questo fatto io ci vedo una metafora della vita, così come nell'ergonomia del Maxibon. I trailer sono come dieci bicchieri di vino: ti rendono tutto allegro, bellissimo, perfetto. I trailer - come una cazzuta ubriacatura - lisciano le grinze e ammorbidiscono gli spigoli della realtà: niente di un film può sembrarti più bello se lo guardi attraverso un trailer di presentazione. Non è soltanto che ti scelgono le scene più significative e te le incollano una dopo l'altra; non è tanto il montaggio - serratissimo e accompagnato dal tema musicale principe del film, quello più emozionante che ti resterà dentro -; non è neanche che ti scrivono i nomi dei protagonisti a caratteri cubitali e che per ciascun nome ti dicono vita, morte e miracoli se per caso quello ha fatto qualcosa di particolarmente significativo, prima. Il discorso è che mentre guardi un trailer - mentre sei lì e il tuo film, quello per cui hai pagato il biglietto o fatto la fila da Blockbuster, non è ancora iniziato - ebbene, mentre guardi un trailer sai che non ti potrà accadere nulla di male, niente di perverso. Un horror attraverso il suo trailer è accattivante, non spaventoso. Durante il trailer di un thriller non ti devi preoccupare per la salute del protagonista, perché tanto lo sai che non ti faranno vedere la sua morte, né ti lasceranno intuire che fine farà. Tutto andrà bene: non esistono problemi nei trailer. C'è solo spettacolo, luci e rumori forti. Tutto è semplicemente carino, incuriosente, passabile. E' come la zia che pizzica la guancia rotonda del nipotino: è un gesto d'affetto laico, senza impegno. Non sta a lei volergli bene. Lei è solo un trailer di passaggio. Ci penseranno i genitori a prendersi gli oneri e gli onori di tutto. E' il film quello vero che poi si deve fare il culo per 120 minuti e sorbirsi le critiche negative dei critici.

Adesso, onestamente, non è che abbia capito bene quale dovrebbe essere questa metafora della vita insita nei trailer dei film, eppure – credetemi – sono convinto che c’è. Magari l'avete capito voi.