venerdì, 08 luglio 2005
E' veramente un gran peccato
Categoria:mondo, attualità , scritto da stefano havana
Ha ragione Baricco: viene fuori un istinto animale, quando certe città scoppiano di guerra. Vedi Londra ardere, tu magari a King Cross ci sei passato con il peso della fotocamera sulla spalla; hai bevuto un cappuccino da Starbucks e hai riso dei tuoi baffi bianchi nello specchio, hai fatto foto bellissime alla City, al Golden Gate, a Camden Town col mercato di domenica e ti sono rimasti tutti aggrappati al cuore i londinesi. Poi la vedi ardere, Londra e non è che ti sorprendi più di tanto: in questo senso il terrorismo ha vinto e perso contemporaneamente. La vedi ardere, scopri che non c'è futuro per nessuno finché i politici nostrani si faranno vedere in televisione ad urlare che siamo tutti londinesi. Ma chi se l'è mai cagata Londra? Londra è bellissima e sa quasi sempre di cipolla: è piena di froci, stanno tutti in canotta e il sole non l'hanno mica ancora inventato. Dice che un sacco di gente s'è salvata grazie agli ombrelli: li hanno usati per rompere i vetri e venir via. Che ne so, falli a Rio de Janeiro questi attentati e magari non si salva nessuno. La pioggia, l'idea della pioggia, invece, hai visto quanti ne ha risparmiati? A me piace Londra: piace tantissimo. Mi piace anche se fanno la carbonnara con due enne e troppa cipolla. Mi piace anche se si mangia da schifo e se il fish and chips fa ironia da tutti i culi delle ragazze (fat bottomed girls) che camminano vestite malissimo e orfane di ogni tipo di femminilità. Perfino Harrod's mi piace, anche se il santuario di Lady D, con il bicchiere di vino e l'anello sarebbe da prendere a sprangate (o a ombrellate).
Ha proprio ragione Baricco: vedi certe immagini e ti viene da chiamare la famiglia, le persone che ami. Io non mi sento mai tanto imbecille come quando accadono determinate cose. Scopro insieme che non me ne importa di nessuno se non di me stesso e che tengo tantissimo a questo mondo e a certi posti. Magari guido, tipo ieri; succede che abbiamo appena preso i biglietti per questa strameritata vacanza e mi sembra assurdo che si perda tempo a far fuori gente comune, invece di starsene seduti da una parte a bere senza misura. Guardo tutto quello che c'è di bello o semplice - le strisce pedonali, il semaforo, le pietre incastrate sui copertoni delle auto - e dico che è un peccato. Ma non per le vite perdute, non per la violenza o il sangue o i significati politici. Dico solo che è un peccato. Un peccato in assoluto: come un amore che finisce troppo presto. Come morire senza aver visto il mare.
Fosse anche soltanto per gli autobus di Londra. Se non ne hai mai preso uno di sera, senza un impegno o una scadenza nella mente; se non sei mai salito su un double decker rosso durante un acquazzone alle undici di sera; se non hai mai visto Chelsea dalla bus lane con il mento appoggiato sul manico dell'ombrello in pieno inverno e la mano guantata a a cancellare la condensa dal vetro; se tutto questo l'hai perduto, forse non ti viene in mente che è soltanto un gran peccato. Fai grandi discorsi politici, ci metti dentro il G8, il fondamentalismo, Kyoto, gli americani bastardi, i mangia hamburger senza speranza, cominci a fare anche tu del razzismo violento, assumi pure tu quell'aria antipatica di chi non l'ha mai vista Covent Garden di notte che sa di kebab e frittura e chitarre elettriche. Non ti vengono in mente le minigonne, i punk, le cabine telefoniche rosse con gli annunci erotici appesi ovunque, il Tamigi con la ruota panoramica, la National Gallery gratis, le tettone, i taxi neri, le limousine con lo champagne e le ragazzine del liceo che strillano, i negozi di ombrelli e le fabbriche di té, l'happy hour con le tue quattro birre a 5 sterline alle sei del pomeriggio.
Fai come loro, pensi alla borsa, alle pieghe sociali dell'evento e non ci pensi più che Londra è l'ennesima bambola a cui hanno cavato gli occhi con un cacciavite. Io ci ho pensato un attimo, mi è sembrato un gran peccato.





