domenica, 17 luglio 2005
Era uguale precisa alla ragazza di Bo e Luke
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Non è la prima volta che faccio considerazioni seduto sulla poltrona del mio barbiere: è un luogo molto gradevole, non soltanto per il fatto che ci sono io riflesso nello specchio. Il mio barbiere: pago 12 euro invece di 14 perché ci vado da quando ero alto così. Lui è gentile, si chiama Mimmo (in realtà si chiama Domenico). Mi chiede sempre come stanno mamma e papà e quando me ne vado si raccomanda di salutarglieli: «Saluta a casa, mi raccomando». Così mi dice ogni volta che me ne vado. Solo che - per quante raccomandazioni mi abbia dato - non c'è stata una volta che io mi sia ricordato, poi a casa, di salutarli davvero: e questa è la prima considerazione triste che ho fatto.
Poi c'è il discorso del tempo. E' passato davvero tanto tempo dalla prima volta che ho tagliato i capelli dal mio barbiere. All'inizio ci andavo con mamma ed ero così piccolo che lui mi faceva sedere su una sedia a forma di cavalluccio marino. Quella sedia è ancora lì: è color del rame, forse è di ottone o di ferro ingiallito. Non lo so. Non la usa più nessuno: forse perché i bambini che la usavano allora, adesso sono cresciuti oppure hanno perso tutti i capelli. Neanche io la uso più, anche se ce li ho ancora al loro posto i capelli: solo che sarei ridicolo lì a cavalcioni mentre Mimmo mi taglia i capelli. Che figura ci farei con gli altri? Insomma, il fatto del tempo: a parte il cavalluccio marino, prima Mimmo ed io non è che parlassimo molto. Da un po' di tempo a questa parte, invece, cominciamo a chiacchierare e questa cosa mi preoccupa: che io stia trovando punti di contatto con il mio barbiere che si chiama Mimmo un po' mi lascia credere che io sia molto più vicino alla sua realtà (e lui alla mia) di quanto non succedesse prima.
L'ultima volta, per esempio. Mi stava tagliando i capelli come piacciono a me, quando è passata una ragazza sul marciapiede di fuori. Ora, voi questa l'avreste dovuta vedere: sembrava la ragazza bionda di Bo e Luke, vi ricordate di Hazard? Ecco, sembrava proprio la ragazza bionda di Hazard, con gli hot pants, la canotta e le scarpe con le zeppe. Sputata alla ragazza bionda di Bo e Luke, a parte il fatto che era mora. Il culo all'infuori, le tette dure con i capezzoli in trasparenza. Queste labbra: Mimmo il barbiere è rimasto con le forbici a mezz'aria e la testa tutta girata, io con gli occhi spalancati nello specchio fino a che la ragazza bionda di Hazard non è sparita dentro il negozio del panettiere. Allora ci siamo messi a ridere: lui ha cominciato a fare tutta una serie di commenti e io a rispondere che caspita e tutte quelle cose lì che fanno e dicono gli uomini quando ne passa una bona. Addirittura Mimmo mi ha raccontato una barzelletta: c'era questo vecchietto che andava dal medico e gli diceva dottore, dottore inseguo le donne, corro dietro le donne. E il medico: bé, almeno le acchiappa? E il vecchietto: sì, dottore, sì. Il problema è che quando le raggiungo non mi ricordo più perché le stavo inseguendo. Così finiva: Mimmo s'è fatta una risata grassa che avevo una paura che mi pungesse con le forbici. Io ho riso così, come di solito si ride alle barzellette degli sconosciuti. Poi quella è uscita dal negozio del panettiere: sembrava sempre la ragazza bionda di Hazard, fatta eccezione per il colore dei capelli e per una busta del pane in mano. Noi di nuovo a dirci cose da maschi, le gambe, i polpacci, le tette rifatte. Alla fine mi sono alzato per pagare e prima di uscire Mimmo si è raccomandato di salutare i miei genitori, a casa. Io ho detto certamente, poi ho guardato il cavalluccio marino vicino all'ingresso e ho pensato che nella vita un sacco di cose - ma proprio tante - sono destinate comunque a finire male.





