sabato, 23 luglio 2005
Il carro di Cristo
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Premessa - giuro di dire la verità, solo la verità e nient'altro che la verità. E giuro di raccontare le cose esattamente come sono avvenute
Non sarò mica l'unico - seppure non credente - che ogni tanto s'è ritrovato a dire: «Ma cazzo Dio, a me mai? A me niente? Non me la dai un'occasione simile?». Fa parte - credo - della coscienza vittimistica dell'essere umano e del maschio, in particolare. Uno non crede, magari non si ricorda mai di Dio, Cristo, gli apostoli e tutto quanto eppure un bel giorno stringe i pugni e lo bestemmia un po', perché agli altri sì e a lui invece nisba. Succede: è un po' come quando ce la prendiamo con i semafori nel traffico, invece di incazzarci con noi stessi che abbiamo intufato il mondo con la lamiera.
Insomma. Io qualche volta ho detto così. Mica per cose serie: in fatto di donne, soprattutto. Non so se anche altrove, ma a Roma ci sono queste fiche stratosferiche sempre - dico sempre - accompagnate da uomini bruttissimi. Cessi. Poi tristi: uomini tristi. Non ho molta pietà per la bruttezza: uno può essere brutto, ma interessante. Invece questi sono sempre brutti e vuoti. Allora dico: «Dio, cazzo. A loro tutto facile e invece io per trovare una che mi piace veramente devo solcare i sette mari?». Ma Dio non mi ha mai filato manco per niente. Ce lo vedo impegnato in qualche cinema porno a sprecare seme, mentre il mondo esplode e l'umanità si annienta. Ma comunque: saranno anche affari suoi. E' Dio: potrà fare quello che gli pare o no? Mica si è Dio per niente: se nasci Dio, l'auto blu te la danno.
Poi, stanotte, all'improvviso l'Epifania. Dio mi ha mandato il suo Carro e io adesso non mi sono mai sentito tanto vicino all'Inferno, perché non l'ho saputo cogliere. Dio è uscito dal cinema porno, si è accorto di me, mi ha mandato ciò che ho sempre domandato e io l'ho lasciato sfilare via: Dio mi punirà facendomi quantomeno perdere i capelli.
Ora: la mia tesi difensiva è che ero giustificato. Avevo un alibi, stanotte. Il problema è che la Giuria non si è ancora espressa e tuttora non ho capito se potevo, in effetti, fare diversamente da così. In sostanza alle ore 23.50 di venerdì sera esco per un appuntamento con una ragazza: la strada da fare è lunga e Roma bellissima e trafficata. Però sono contento: è un appuntamento che già da un po' volevo che si concretizzasse e ieri sera finalmente. Insomma stavo carico: vestito bene, i miei jeans preferiti, la macchina di papà (mi si conceda un tuffo nell'alta borghesia qualunquista di tanto in tanto), finestrini abbassati, Vasco impazzito nello stereo. Giungo a Trastevere, bloccato in tutti i sensi di marcia. Ma io sono rilassato: sto bene, non vedo l'ora di arrivare. Me la immagino già: anzi la immagino in quel preciso momento davanti allo specchio farsi bella per me. Sorrido un po', mentre la musica va. Tutto è veramente fantastico. Poi sopraggiunge il Carro di Cristo con il suo carico di desideri peccaminosi.
Ora vi chiedo di credermi sulla fiducia. Possa io non riuscire a scrivere mai più una riga (è la condanna peggiore a cui potreste indirizzarmi): una macchina si affianca alla mia. Una Yaris, se non ricordo male. Dentro - ribadisco il giuramento - le cinque ragazze più belle che io abbia mai visto nella mia vita. Per dirla tutta erano fiche da telefilm americano, tre more e due bionde. Giuro su questo blog: le cinque femmine più esagerate su cui io abbia mai posato gli occhi. Il Carro di Cristo. E volevano me. Me, capito? Mi hanno rimorchiato come uno sogna che succeda tutte le notti. Hanno fatto tutto loro, mi spiego? Io le ho solo guardate nel traffico: ero onestamente proiettato al mio appuntamento, pacato e felice che dovesse esserci. Il Carro di Cristo. Si sbracciano, mi raggiungono, abbassano il volume della musica, mi dicono cose simpatiche e un po' stupide, si presentano, mi presento io. Belle che tu dici no, dai, è un sogno. Mi invitano a Campo De' Fiori, mi dicono che vanno a mangiare una granita (me lo dicono con un accento romano che fa un po' ridere). Mi dicono roba tipo dai, accompagnaci, ci divertiamo, abbello - giuro, non mi sto inventando nulla - insistono, si affiancano. Mi dicono che stanno ascoltando Gwen Stefani, alzano di nuovo il volume e cominciano a ballare. Scherzo un po', dico aho, siete troppe. Mi rispondono che no, che vanno bene per me. Spiego loro la situazione, appuntamento, ritardo, donna, come faccio? Il Carro di Cristo. Dai, mi dicono, ci vediamo a Piazza Campo De' Fiori, se riesci a liberarti. Il Carro di Cristo.
Col cazzo che mi sono liberato. Giuro, non ho neanche provato di farlo: sono stato benissimo, ho tirato quasi l'alba e tutto il resto. Tuttavia non ho capito che tipo di insegnamento dovrei trarre da questa storia. Era veramente il Carro di Cristo: non è abbastanza dire che si trattava di cinque belle ragazze. Si trattava di cinque ragazze totali, come te le aspetteresti in una puntata di Lucignolo trasmessa - che ne so - dal Bilionaire: è questo il punto fondamentale. Quelle che da casa, mentre cali la pasta, storci la bocca e dici bof, ma poi in realtà ti rode e dici vabbé, ma a me mai? La corte con le ragazze è qualcosa che capita spesso; il punto è che queste sembravano uscite da un Negozio di Femmine, capito? Sembrava che io fossi andato lì, mi fossi fatto un giro tra gli scaffali, le avessi indicate con l'indice e avessi detto al commesso del Negozio di Femmine: questa, questa, questa, hmmm questa e.... questa! Ecco, il Carro di Cristo si è presentato da me, così, ma in un momento talmente sbagliato.
Che poi è stata una bella serata. Davvero. Non certo straordinaria, ma bella. Stamattina ho avuto anche il messaggino tipico del dopo-primo appuntamento. Lei mi piace, perfino. Tutto bene.
Però, dai, vaffanculo.





