domenica, 21 agosto 2005

No es facil
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Ma la stanno processando la fila? La valeriana. La bocca semiaperta di Pat. Il sudoku di Davide. Il rollio del jumbo. L'Oceano Atlantico. La compilazione dei visti. Por favor. Il controllo della policia dell'interior. L'hotel Riviera. Pat col naso incollato alla finestra al piano numero 14. Il primo giro. Il primo mojito. Il gelato da Coppelia. Il primo pacchetto di Vegas. La bucanero. Gli occhi nocciola della cameriera. Il primo jinetero. Il ronzio indefesso di Davide durante il sonno. Le scorregge. Raul. Il trasloco. Le mille case particular. I taxi particular. Tutto particular. Signooore. Nieves. Nidia. I perros scassacazzi. Il condizionatore sovietico. L'uomo brutto. Il caldo. "Ci mette dieci minuti a scattare una foto". I bambini non conoscono i capricci. "Si sono fatte più fighe rispetto all'anno scorso". "La voglio bianca, ariana, la voglio appena uscita dalla varrecchina". La camminata delle negre. L'Orsa Maggiore. La luna rovesciata. Il cielo stirato. Il Fratello del baretto sul Malecon. Il pollo. Il congrì. "Mi sono innamorato". "Eccezionale". Le camicie imbarazzanti. Il palmare di Davide. "Mi sono innamorato di nuovo, ma stavolta è vero". La Rocha. Il panino giallo avvolto nella carta della stampante. Il cagotto. Il bimixin. Il caffè annacquato. I soldi stupidi. La moneta del Che. So' ‘mbriaco. Julio. Jo soy Fidel. Le amiche di Fidel. Il gesto della barba. La danzante serata a casa di Raul passata sulla tazza del cesso. Il trabiccolo con le eliche. Il ghiaccio secco in cabina che sembrava fumo. La faccia di Pat. Enrique. La piccola Patricia. Patricia & Patrizio. La langosta. Otro. Dariza. Come si prendeva cura di Pat. La stretta di mano di Amado. La mano intrisa di coscia di pollo. Assomigliava a Denzel Washington. Taaaarda. Le ragazze nel buio di fronte casa. Le rane nelle pozzanghere. I bambini, tutti bellissimi, che ci inseguono di nascosto. La fosforera. La lemonada della signora. Jolie, che quasi mi innamoravo per la terza volta. Il bacio sulla panchina. Il famoso detto cubano "A belle mani corrisponde un gran bel cazzo" che – come dire – ha in qualche modo rotto l'incantesimo fatato. La tipa incinta con la cartucciera di preservativi. Il ragazzo dei cocktail allucinogeni. Il bicchiere pieno fino all'orlo di rum. Il cocco. Il cocco loco. Pat riverso a terra travestito da Mojito. Quel paradiso. I discorsi coi ragazzi su Fidel. L'oficina della Cubana. V'ha mentido. Encantado d'averve conosciuto. Ricardo. Por la mia securidad y la securidad de usted. Sandro. Scopare. Culino. Massimo. Comprare il Capitolio. Bamba. Il mango batido. Il mercatino della Havana Vieja. Havana Vieja. La firma di Maradona. Il cerdo. Plaza della Catedral. Il cuore che mi batte forte. Il ricordo di Fabio e la donna della sua vita. La vecchia vestita di bianco con il cesto di frutta in testa. Santiago. Adriana. Le cene imbarazzanti. Uovo. Uovo. Uovo. Uovo alle sette di mattina. Pat che fa il palo mentre rubo il pane a quella stronza. Mui calooooor. La casa della musica. La casa de Patricio. Il frocione con la maglietta gialla. Quelle tre. Il culo a ritmo di salsa che ti si struscia addosso. "Me s'è imbarzottito". "A 'n certo punto gliel'ho appoggiato". Il romanaccio alle tre di notte tanto lontano da casa. Quella che Davide un po' si era innamorato. Germano, che fratello. La Gran Pietra. La macchina col cofano aperto. La ricerca dell'acqua. L'attesa nel nullaLe banane e il mango per strada. L'omino befana e le sue coseI 400 e passa scalini. Pat con le mani sui fianchi. Viviana o Giuliana o Tiziana o Cristiana o come cazzo si chiamava. Come cantava Obsession. Come la guardavo io. Come mi guardava guardarla. Come era stupenda. Come avrei voluto portarla via con me. La chitarra. La piazzetta dei rompicoglioni. L'albergo degli americani. Il mago del cazzo. "Io li proibirei per legge". I turisti tristissimi. Baracoa. Omar. Apocalypse Now. Apocalypse Now Redux. Dieci pesos per il nonno. Il ponte rotto. Il guado del fiume. I pescatori. Il pesce con le banane fritte. Le tre guantanamere. "Dici che sono le donne più belle del mondo?". La biondina sensuale che ci faceva cenno. "Omar, e daje!". I quattro sì. Le banane rosse. Pat che dorme seminudo con l'aria condizionata sparata sulla pancia. Meno quattro gradi. La coperta. Gli starnuti di Davide nell'altra stanza. Il vivinC. I Buena Fe. Lo stereo della Peugeot che non funziona. Hasta siempre. Carlos Puebla. Il viaggio di ritorno. Il tramonto impossibile. La cauzione, fosse l'ultima cosa che faccio. Quelli in mezzo alla strada. Desculpe. Amigo. Noi che cantiamo in macchina tutte le canzoni trash. La guagua. La fame nera. I fottuti bocadito jamon e queso. Viviana, Tiziana, Cristiana, Giuliana o come cazzo si chiamava che non s'è più fatta trovare. Le due tipe portate via dalla polizia. I dieci pesos per non finire in galera. L'indirizzo di casa di Davide. La signora della casa della musica. Il paladar di Santiago. Quella in minigonna. Il cerdo. La cameriera dolcissima che ci ha chiamato il taxi. Le puttane odiose che ci hanno insultato. Me gusta la popola. Il cd masterizzato a dieci pesos. Germano borrachado che si scorda di passare a prenderci. Le sue scuse all'aeroporto. Quella con le tette così. Guanabo. Jasmine e Swani. I miei occhi sulla prima. Gli occhi di Pat sulla seconda. Il domino. I biglietti della Iberia sulla sedia. Raul in costume a trangugiare rum. I cuba libre di Jorge. Il mio primo cuba libre preparato a Cuba a dei cubani. La paura di metterci troppo rum. L'incapacità di non lasciarmi sfuggire il lime dalle mani. Cibo. Cibo. Cibo. Troppo cibo. Cagare in mare. Fare finta di niente. Parlare con Jasmine lungo tutto il tragitto di ritorno con le fitte allo stomaco. Il cesso occupato. Il cesso occupato. Il cesso occupato. Le foto nel monitorino mostrate a Jasmine. Il pensiero della partenza imminente. Il pensiero di Sergio. Il pensiero che no, proprio non è possibile. L'abbraccio con Raul. Il viaggio nella macchina di Tito. Il silenzio. L'odio maledetto per gli addii. La promessa tacita di rivederci tutti presto. La gita dell'ultimo giorno a Varadero. Il messicano. Mehhhhico. La guida turistica che è stata baciata da Ernesto. La pina colada senza rum per favore - che sono le dieci di mattina -, ma che poi di rum ce ne abbiamo messo un sacco. La maglietta del Che. La francesina sulla spiaggia. L'inno nazionale francese cantato con la mano sul cuore. Le lucertole con le unghie. L'ultima noche loca. Il pronostico di Pat. I sei mojito. Yurida seduta con la famiglia al tavolo davanti al mio. I miei sguardi lungo tutto la sera. I suoi. La scusa della sigaretta. Pat e Davide che si allontanano. Il bacio sul Malecon più bello del mondo. La corsa in taxi fino a casa. L'appuntamento al giorno dopo mai rispettato. Davide con la bionda assurda. L'appuntamento con Pat davanti all'Università all'una e mezzo di notte che invece s'erano fatte le quattro. La piramide di sigarette. Un racconto relativo a certi bagni chimici. Il pronostico azzeccato che neanche alla Snai. La doccia quasi all'alba "perché mi faccio schifo". Le valigie. La lunga attesa prima della partenza. L'ultima puntata al bar dei fratelli. Le stecche di sigarette, il rum e il caffè da riportare. L'ultimo tragitto silenzioso verso casa. Lo sguardo a tutti i posti che ci avevano ospitati. "Lì è cominciato tutto". Il ricordo di Angelo. Il ricordo delle troione in calze a rete. L'incapacità di definire il tempo: se ne sia passato troppo o troppo poco. La via di casa. Il passo lento che esiste solo là. La sorpresa di Raul. Di nuovo gli occhi di Jasmine. Il taxi. L'aeroporto. I sei chili di esubero. I 160 pesos di multa da pagare. La responsabile del chek-in che si lascia corrompere per 14. L'ultima bucanero. Il brindisi alla fine di tutto, Pat ed io seduti senza più energie e il cuore così gonfio da sporgere dalla camicia. Il mento appoggiato nel palmo della mano e l'occhio all'orologio. La ricerca di un'alternativa alla partenza. Non più un soldo nei borsellini. L'attesa per l'imbarco. I turisti bardati come suppellettili. A me che viene voglia di piangere. Io che non voglio tornare. Non voglio tornare mai. Io che sto troppo bene senza molte cose. L'imbarco. Il tizio sull'aereo accanto a noi che improvvisamente si accende una sigaretta. Il pasto. La valeriana. La catalessi. Madrid. Un panino 10 dollari. L'Europa. I bimbi grassi che frignano pieni di eccessi. I bimbi che si nascondono dietro le gambe delle mamme. Il ricordo di quegli altri bambini. Le puttane – loro sì – in minigonna a fare la fila con quella stupida camminata al rallentatore (donne, imparate a fare le donne). Nessuna che sappia camminare. Il volo verso Roma. Triste. Tristissimo. L'hostess carina. Il ritiro bagagli. Mamma e papà. Le fotografie. Le prime chiamate con gli amici. Il ritorno in redazione dai ragazzi. La sensazione continuativa di vivere la vita nel posto sbagliato, coi tempi sbagliati. E poi di nuovo tutto. Davide, Yurida, Dariza, Raul, Germano, i tramonti, l'Orsa Maggiore, l'odore fisso di nafta, il mio Malecòn dove vado a mettere tutti i problemi durante l'anno, il sudore, i sorrisi, quei tramonti, no es facil. Hasta luego, amada isla.