domenica, 28 agosto 2005
Non c'è una morale, non c'è niente
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Sono impazzito. Ho preso la macchina e ho accelerato fino a non distinguere più le cose. Guidavo come fossero le quattro di notte e io un fantasma disperato; invece erano le dieci della sera meno cataclismatica del mondo. Ho accelerato sul Raccordo Anulare per 30 uscite con la musica ad alto volume e le mani tutte e due sul volante. Ho voluto sentire le unghie della vita stridermi addosso: ed è stato bello. E' stato sinuoso. Sudare a 180 all'ora e appannare il vetro. Rischiare. Io, che odio l'alta velocità e detesto le macchine. Io, che guardo alle strisciate dei pneumatici sull'asfalto con l'aria di chi la sa lunga e sa tenere a bada certi istinti. Ho corso per 45 chilometri guardando fisso davanti a me: è stato bello. Sulla corsia di sorpasso le altre macchine si scansavano subito e i volti dei guidatori si voltavano per scoprire chi era. Ho volato così, sobbalzando sui dossi e pensando alle settimane trascorse, con i Buena Fe dalle casse. Ho esagerato così, riflettendo sull'avocado di Raul e sui suoi 15 euro al mese. Ho pensato a certe persone, a una donna e a tante occasioni perdute. Ho goduto passando i segnali del limite di velocità fissati a 50 per i lavori in corso e io 130 km/h più in là. Ai lati un miscuglio generale di alberi, lampeggianti e puttane. Quinta fissa, pensando al rumore che farebbero, contro il mio paraurti, le ossa di uno qualunque di quegli adolescenti in calore che lanciano i sassi dall'alto. Sono impazzito, forse c'era bisogno di sentirmi attaccato visceralmente all'esistenza. Ho goduto nel rischio, ad occhi spalancati.
Anche a macchina ferma: già sentivo nel sangue bollente una voglia sconsiderata di superare i limiti del considerabile. Ho guardato la moretta seduta al tavolo col fidanzato fino a non farla più bere. L'ho guardata fermamente, ma senza nulla di lascivo o di prettamente ormonale. L'ho guardata come si guarda una cosa semplicemente bella e lei ha risposto alla mia puntura desiderando cambiare tavolo immediatamente, desiderando non averlo mai conosciuto quell'altro. Lui s'è girato, perché a un certo punto s'è fatto evidente che la sua donna stava con me. S'è girato tenendo le mani sul tavolo, mentre io non distaccavo gli occhi da quelli di lei. Ho percepito anche allora il rischio supremo del bilico, ma non ho distolto lo sguardo e lei non lo ha distolto da me. Teneva le mani intorno al bicchiere, mentre il suo uomo ero io e quell'altro mi guardava guardarla. Teneva le mani intorno al bicchiere e scioglieva il ghiaccio tanto s'erano fatte bollenti. E' stato meglio del sesso. Ed è stato meglio di tornare a casa, tornare a casa così. Non c'è una morale, non c'è niente.





