venerdì, 09 settembre 2005
Sotto il cielo d'Irlanda
Categoria:ritratti irlandesi, scritto da andy capp
C'è stato un viaggio molto importante nella mia vita che risale all'estate del 2000, quando scelsi di andare in Irlanda. Giorni fa ho ritrovato il mio vecchio blocco di appunti, così ho deciso di raccontare le impressioni di allora. Dedico questo post alla persona con cui ho condiviso queste emozioni e a cui un giorno, ormai lontano, promisi di scriverne. Spero non sia troppo tardi.
Sono più o meno trenta i minuti di pullman che separano Limerick dal piccolo aeroporto di Shannon. Fondata dai Normanni nel X secolo, questa cittadina che conta 75 mila abitanti ha un aspetto sobrio. Insomma non è proprio l'Irlanda tutta folletti, fatine, musica e paesaggi che uno si aspetta dopo aver letto la guida. Visitando il Castello di Re Giovanni pieno di cannoni e torri di guardia, si capisce che gli inglesi di Guglielmo d'Orange da queste parti ne hanno combinate parecchie. Limerick si trova a sud-ovest, nella parte più povera della Repubblica d'Irlanda, quella più aspra, dove gli irlandesi vennero ricacciati dagli invasori nel corso dei secoli e dove si diffusero carestie e terribili epidemie. Ma è percorrendo queste strade incredibilmente isolate, lingue d'asfalto che tagliano infiniti prati verdissimi, che si inizia ad assaporare questa terra.

Il cielo è più basso, grigio, e ogni tanto regala una leggera pioggia che a molti potrà sembrare fastidiosa, ma che senza non sarebbe Irlanda. La figura religiosa più importante è quella di San Patrizio, un gallese che, sfuggito alla cattura da parte di alcuni pirati, si fece vescovo in Francia e poi andò in Irlanda per spiegare la Trinità ai pagani con l'uso del trifoglio. La simbologia è legata alle radici storiche e culturali del paese: anche la caratteristica arpa è stata adottata e raffigurata sulle monete nazionali per un motivo ben preciso: i celti, infatti, la usavano per comunicare prima che i cristiani diffondessero il latino. Dublino non è la città che uno si aspetta. Almeno se ci si ferma a una prima rapida occhiata. Il centro storico negli ultimi anni è cambiato molto. Temple Bar è regno notturno di turisti inglesi e americani che scorrazzano ubriachi da un pub all'altro. Mi è piaciuta molto di più la Dublino popolare, quella delle porte colorate e delle leggende legate ad antichi personaggi come Molly Malone, una pescivendola che praticava una certa attività notturna. C'è una vecchia canzone dedicata a lei che fa così: "Alive, alive ooh, alive, alive ooh…", ma non ricordo bene tutte le parole. Perché colorare le porte? I vecchi irlandesi che tornavano a casa gonfi di birra o whisky, in questa maniera riconoscevano più facilmente l'uscio della propria abitazione. Da visitare assolutamente il Museo e la Galleria nazionali e fate un salto anche nella libreria citata da Joyce nell'Ulisse. In periferia c'è molta povertà. Tanta gente (tra cui molti giovani) vive in strada, appoggiata ai muri di fabbricati post-industriali e casermoni coperti dalla fuliggine. Ma che fascino quei mattoni rossi così intrisi di storie di vita.
Credete che spillare una Guinness sia un gioco da ragazzi? Prima di tutto è bene precisare che una pinta in Irlanda è da 0,52 cl e non da 0,4. Poi la prima regola: inclinare il bicchiere sotto il rubinetto a 45° e riempirlo fino a ¾. Una volta che la birra si sarà posata potrete terminare l'opera (ma senza aprire il gas) e gustarvi la vostra stout in tre sorsi, da veri irlandesi.
Questo paese è incredibilmente eterogeneo. Puoi imbatterti nelle rovine del Clonmacnoise, nel cuore dell'isola, dove si conservano ancora gli unici affreschi presenti in Irlanda, oppure visitare Adare, paesino dai tetti di paglia, dove tutto sembra fatto a misura di folletto.

Da non perdere è la costa occidentale, la parte più esposta ad ovest di tutta l'Europa. Risalendo dalla contea di Kerry è facile incontrare un po' di traffico lungo le strade tortuose, ma il paesaggio di cui si può godere una volta arrivati nella penisola di Dingle non ha eguali. Nella cittadina c'è poi un'altra storia incredibile come solo in Irlanda sanno coniare: nel porticciolo vive un delfino, arrivato lì anni fa per caso e ora adottato dalla gente del posto e diventato attrazione turistica.

Più a nord c'è Galway, la città portuale più importante della regione. La sua architettura è fortemente influenzata dagli scambi commerciali del passato con la Spagna. E' da queste parti che hanno inventato un famoso anellino, molto di moda tra i giovani, che raffigura un cuore, una corona e una stretta di mano. Il primo sta per amore, la seconda per fedeltà, la terza per amicizia. Tre valori mica da poco. La regione più bella che ho visto è quella del Connemara, dove la natura regna incontrastata tra laghi, boschi, spiagge dorate e dolci colline. E' lì che ho capito perché la chiamano verde Irlanda.
I bambini vanno a scuola obbligatoriamente fino a 15 anni. Poi di solito si sceglie di proseguire in una città diversa da quella di origine. E' forse questo uno dei segreti del sano patriottismo che si respira. In Eire la guerra civile per l'indipendenza dell'Ulster non è più molto presente. Almeno nella vita di tutti i giorni. I conflitti ormai si sono spostati al nord, a Derry (Londonderry, per gli inglesi) e Belfast, dove i cattolici vivono ancora circondati da mura di sei metri e dove la democratica Margaret Thatcher rinchiuse i combattenti dell'Ira nel terribile blocco H. Un lager nel cuore dell'Europa moderna (la prigione risale agli anni ottanta) di cui ancora oggi ne sappiamo troppo poco. Lo studio del gaelico è diffuso, anche se ormai ne resta traccia solo nei doppi cartelli stradali di alcune cittadine di provincia. Non è una lingua semplice: ciao si dice slàn, mentre cead mile fàilte significa centomila benvenuti. Oggi l'Irlanda è una nazione prospera, il 26% della popolazione ha meno di 21 anni, il pil è in continua crescita, la disoccupazione è sotto il 4% e anche la qualità della vita è ai primi posti nel mondo. Dietro tutto questo c'è però una storia fatta di guerra, dominazioni, morte, discriminazioni e sofferenza. Non dimentichiamolo mai.





