domenica, 11 settembre 2005

Una recensione da mediano
Categoria:musica, giornalismo, scritto da stefano havana


Non capirò mai come possano 200mila persone radunarsi a un concerto di Ligabue. Forse per questo sono andato a leggere, stamattina, con scarso interesse e un po' di rosura di fegato - io vascorossista convinto - la cronaca dell'evento su Repubblica.it. Il titolo in home page parlava di serata strabiliante. Sempre più invidioso vado a leggere il pezzo del buon Gino Castaldo e scopro, tra i vari complimentosi azzardi (Ligabue è un discreto strimpellatore e niente più. Ha fatto una grande canzone che è Certe notti e due ottimi film. Il resto sono canzonette), dei passaggi che mi hanno stordito. Procedo (i corsivi sono miei):

Ligabue è emozionato, i primi pezzi li canta con voce approssimativa, ci mette un po' a mettere a registro l'emissione e per una buona metà del concerto sembra faticare a sciogliere la gola.

La struttura avvolge il pubblico (ma per problemi tecnici dovuto all'amplificazione insufficiente molti ragazzi si sono lamentati perché in alcuni punti si sentiva poco o nulla), un'immersione totale.

Il pubblico deve girarsi, frastornato dai passaggi di palco, perché da un'altra parte arriva un coro alpino che canta "Libera nos a malo", il tempo necessario per raggiungere il palco Vintage, lontanissimo, ritrovare la band degli esordi, i Clandestino, e rinnovare vecchie canzoni.

Il rischio era alto, la sfida sperimentale e le incertezze non sono mancate (alcune, tecniche, gravi per un evento come questo). A tratti sembrava uno che ha messo in moto una macchina talmente grande da esserne travolto.

Ora, non è che vorrei dire: ma, letto così, a me questo concerto mi è parsa una ricca cagata.