giovedì, 22 settembre 2005

Forse eravamo giovani noi
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Vale solo per me questa cosa, oppure anche voialtri - quando eravate meno adulti - uscivate in gruppi assai più numerosi? Va bene, oggi il tempo è quello che è: il lavoro, gli impegni. Fabio - oddio - è andato a vivere in America, un altro chissà che fine ha fatto, A____ s'è fidanzato, G____ s'è sposato, Fede è diventato un avvocato e - in generale - la vita ne ha mangiucchiati parecchi. Il fratello di M____ addirittura è morto. Ma non è questo: dico, come facevamo a uscire così? I telefonini non erano ancora una moda, eppure gli appuntamenti erano perfetti, precisi: svizzeri. Noi si usciva in tanti: che so, la sera eravamo almeno centosettanta, o forse mille, eppure nei locali c'era quasi sempre posto. Queste lunghe tavolate: alla fine si parlava a gruppi di tre, massimo quattro. Magari qualcuno arrivava dopo e si sistemava a cottimo: un po' qua, un po' là. Prendeva il suo bicchiere in mano e vagava appoggiando le mani sulle spalle di tutti. Io, metti che mi piaceva una, capitavo sempre nel punto più lontano e a questa cosa ci pensavo a lungo, fino a che non m'addormentavo. In effetti è una cosa a cui penso ancora oggi: del perché quando mi piace una, quella siede sempre nel punto più lontano e tutto il resto.
 
C'erano puntualmente meno menu di quanti ne servissero: dovevamo farli girare e quando la cameriera arrivava per le ordinazioni almeno tre non avevano scelto ancora. C'era A____, C____, G____: adesso non ci sono più. Eppure, caspita, qualcosa sarà rimasto di quelle amicizie? Ci sarà ancora, da qualche parte, un residuo fumoso di quelle conversazioni immature e frettolose? I colpi di tosse per le prime sigarette. M____ un giorno fece pipì nella bottiglia di birra da 0.33 e la riempì tutta. Quella era bollente e C____ ne bevve un sorso, prima di sputare. Poi A____ la baciò sulla bocca e tutti a ridere. Si stava all'Hungry Bogart, ancora mi ricordo, dalle parti di Piazza del Risorgimento: pure Roma mi pare diversa adesso. In certi posti non ci andiamo più. E mica era il dopoguerra! Otto, dieci anni fa. Magari sono tanti. A me, di certo, sembrano un'infinità: ci spostavamo in autobus oppure in motorino. Al tavolo avevamo tutti i capelli da una parte: per il vento, sai, a quei tempi mettere il casco era da sfigati. Poi Fabio andò lungo davanti al Calasanzio e sembra che se non avesse avuto il casco, forse in America non ci sarebbe mai andato. Allora abbiamo cominciato a metterlo un po' tutti, il casco. Magari - ecco - è da cose così che uno cresce e in certi posti non ci va più. Anche questo fatto che avevamo 15, 16 anni: semmai era per questo che quelle sere, a pensarci adesso, mi sembrano diverse. Eppure, non lo so: secondo me è più qualcosa che c'è fuori, nell'aria. Ci siamo fatti timorosi: abbiamo più paura delle cose, del futuro. Allora bastava una canzone per farci innamorare e non mi dite che è l'età. I quindicenni di oggi mica si innamorano con Mariah Carey: io quando ballai il mio primo lento con G____ alla festa di F____ mi vennero i brividi lungo tutta la schiena (e la patta dei jeans gonfia, come negarlo?). Quella volta al Down Under che infilai la mano tra le gambe di D____: lei aveva questa gonna e certe calze, io ero alle prime ubriacature e nessuno si accorse di niente, neanche quando feci più pressione e lei rovesciò la borsa in terra con il gomito. Poi siamo stati quasi 11 anni senza parlarci: quando ci siamo rivisti, recentemente, abbiamo ripreso esattamente dove c'eravamo interrotti, mi pare. Lei ha ancora un paio di gambe da fischiarle dietro, solo che al giorno d'oggi le borse non si rovesciano più.