mercoledì, 28 settembre 2005

La rivincita della vita
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Ci pensate mai alla morte, voialtri?
Io dico di sì: a me succede quando l'idea della morte penetra - pure se per poco - quello scudo difensivo che mi sono costruito intorno. Magari c'è un caro amico in difficoltà e allora prendo e penso alla morte. Ci penso a letto mentre m'addormento. Se ci penso in macchina rilascio leggermente la pressione del piede sull'acceleratore. Cose così. Poi automaticamente mi aggrappo alla vita: se l'amico in difficoltà è un amico comune, succede che gli amici in questione si incontrino più spesso del solito. Anche due, tre giorni di seguito, cosa che oggigiorno non capita più frequentemente (vuoi per gli impegni, vuoi che l'amicizia - c'è poco da fare - è qualcosa che si disimpara): birra, cena, ubriacature, tantissime chiacchiere (molte delle quali, ecco che riguardano l'amico in difficoltà). Si ride e si riflette: Enzo Baldoni, in uno dei suoi reportage, ha detto: è la rivincita della vita. Ecco, ci credo: si fa quadrato, si riconsiderano un po' di cose e compagnia bella.

Però, certo, è curioso come, a un certo punto, uno si ritrovi conscio della propria mortalità. Non è qualcosa che succede: non è che te lo vengano a dire. Semplicemente un bel giorno ti svegli, lo sai, e - niente - continui a fare quello che facevi prima, solo sapendo che non lo farai per sempre. Non ho coscienza di tutte le mie 'prime volte'. Che ne so della prima volta che ho mangiato la pasta al forno, per esempio? Ne sapete qualcosa voi della prima volta in assoluto che avete assaggiato una birra chiara? Uguale per il fatto della morte. Uno si ricorda il primo bacio, si ricorda della prima volta che ha srotolato un preservativo (sbagliando), si ricorda delle prime tette sotto le mani. Io mi ricordo perfino della prima sega. Ma non lo so proprio com'è che a un certo punto ho semplicemente accettato il fatto che le cose finissero. Non mi ricordo la prima volta che ho urlato «Vaffanculo!». Non mi ricordo affatto la prima volta che ho giocato a calcetto con gli amici. Che ne so come ho fatto a scoprire che i capperi mi fanno tanto schifo? Ora che ci penso: anche la stessa vita, quella pratica strana che occorre perpetrare perché i bambini vengano al mondo, come ho fatto ad impararla a sapere che era necessaria?

Allora m'è venuta in mente una risposta orribile a tutto questo: non sarà stata mica la televisione a inculcarci - seppure subliminalmente - il germe di certi concetti?