giovedì, 20 ottobre 2005

Quella sottile linea rossa
Categoria:ritratti romani, scritto da noantri


La sensazione, mettendo piede nel quartiere San Lorenzo, a Roma, è che San Lorenzo - la gente di San Lorenzo, i ragazzi, gli adulti e i turisti perfino - siano lì in attesa come seguendo i passi di una grande mascherata. Truman Show: bevono appoggiati ai muri, una gamba tirata su, la kefia che esce dalla tasca posteriore dei jeans e ti sembra - a te che hai appena annunciato la tua venuta con un rumore sordo di sportello - che tutti ti abbiano visto arrivare e si siano dati di gomito, abbiano strizzato l'occhiolino e abbiano assunto le posizioni in cui li hai trovati, tutti quanti. Non ce n'è uno fuori posto. Non ti guardano mentre scatti foto, così come gli attori non guardano nell'occhio della telecamera mentre recitano in quei film. Se ti guardano è per giocare o per mettersi in posa e le ragazze ti sembrano meno donne: neanche una gonna a sollevare polvere da terra. Neanche un tacco alto: ecco, se un rumore non esiste a San Lorenzo quello è il ticchettio regolare dei tacchi alti sull'asfalto. C'è sempre così tanta gente ed è un po' come il discorso delle papere di Salinger: ti chiedi dov'è che vadano i ragazzi di San Lorenzo, quando San Lorenzo è spenta.

L'ordine delle cose non esiste. La legge è la legge della strada e se a qualcuno non va la tua presenza te lo dice con lo sguardo. C'è odore di vissuto a San Lorenzo e le porte dei locali sono aperte: non ci sono buttafuori, non esistono cordoni rossi o dannati addetti agli ingressi. La vita si decide sui marciapiedi, seduti su sedie dozzinali e spesso la birra dorme in bicchieri di plastica mentre le parole volano alte. C'è sempre una schiena appoggiata contro un muro, a San Lorenzo.

Cammini al centro della strada, perché è semplicemente normale farlo. Se serve che ti scansi, arriva il suono leggero del clacson oppure il lampeggiare dei fari. Ti sposti e poi ritorni al centro, perché camminare al centro di una strada è come camminare sulla luna o in mezzo al mare: è un po' rivoluzionario e un po' arrogante. San Lorenzo, poi, è lenta e se hai una predilezione per le cose lente, allora è fatta. Ci fai all'amore. San Lorenzo: certe volte rassomiglia a una parodia, a un modo di dire: come se tutti fossero obbligati ad essere in un certo modo.

Quest'aspetto sinistroide, non a caso, è quasi fastidioso, pure se tu sei comunista così e ami il senso sociale delle cose. Ma certe barbe lunghe, l'impossibilità di trovare una ragazza che ostenti anche un solo lembo di carne scoperta o un filo di trucco in più, la mancanza assoluta di ricercatezza estetica, può far pensare a un'estremizzazione artefatta. Parodia, appunto.

San Lorenzo – io credo – è un inno all'amicizia e alla frequentazione. Ci sono i negozi con il nome dei proprietari sull'insegna e se un certo posto vende giornali, tu non lo riesci a chiamare semplicemente edicola. Tutto è diverso e ti pare impossibile che di giorno – con la luce del sole – le cose funzionino normalmente; che i bambini si sveglino e vadano a scuola, per esempio, o che i giovani facciano la corte alle ragazze seduti sui gradini. I numeri di telefono senza prefisso, i panni appesi fuori, su fili tesi da una finestra all'altra. Non c'è mai una finestra veramente spenta, a San Lorenzo. O una completamente chiusa. 

Certe scritte sui muri – perfino – un po' impari a giustificarle a lungo andare. Sono scritte frettolose, te ne accorgi: tutte hanno code, brevi aggiunte e postille scritte da terzi successivamente che ne amplificano il significato oppure lo scomunicano del tutto. «Liboni, S. Lorenzo è con te!» No: «Liboni pecora». Massì: ha 12 anni San Lorenzo e intorno alle unghie c'è quell'alone di sporco di chi ha giocato troppo tempo nella terra a mani nude. Rifondazione Comunista e Cgil hanno sede nel quartiere, ma non sempre i rapporti sono stati facili. Le frange più ortodosse che fanno riferimento a una determinata rete più volte sono arrivate allo scontro ideologico e dialettico con il partito o con il sindacato, accusati di connivenze con il potere o di immobilismo dovuto a strategie sbagliate. Non ultime le tensioni per l'elezione al parlamento europeo tra le file di Rifondazione di uno dei leader dei Disobbedienti romani. Anche il comitato di quartiere a San Lorenzo è diverso: qui si lotta contro gli sfratti, non contro i bisogni dei cani che sporcano i marciapiedi, si lotta contro il degrado, contro l'abbandono della notte, non per un nuovo giardinetto. Ma l'ordine a San Lorenzo è cosa della gente che ci vive. Il rispetto delle regole riguarda la comunità, non può essere imposto: leggenda narra che da queste parti gli ausiliari del traffico non fanno le multe, anche se i parcheggi sono a pagamento. Sembra che qualcuno in passato sia dovuto scappare a gambe levate. Il legame con la storia del paese è radicato nel tessuto sociale: qui sono ancora visibili le ferite dei bombardamenti della guerra. E ogni 25 aprile l'appuntamento è a piazzale del Verano per il presidio antifascista. Ogni via, ogni vicolo nasconde un circolo, un'associazione, un centro di documentazione, un gruppo di cittadini che si dedica al recupero della memoria del quartiere. L'unico problema è quello del ricambio generazionale: di romani ne sono rimasti pochi, i vecchi bottegai che si vedono di mattina, quando pulsa l'anima commerciale del rione, di notte spariscono sovrastati da studenti provenienti da ogni regione d'Italia. In questi vecchi palazzoni una stanza singola può arrivare a costare 400 euro al mese (spese incluse, sottolineano i cartelli). Il San Lorenzo di giorno è molto diverso da quello notturno. Rumori di bottiglie, di gente che urla, parla, si diverte fanno da colonna sonora a un punto di aggregazione riconosciuto anche dalle autorità cittadine (Zona a Traffico Limitato).
 

Per camminare devi continuamente fare zig-zag tra macchine parcheggiate sempre male e sempre troppo accostate ai palazzi, ma fa niente. La gente a San Lorenzo cammina volentieri e soprattutto non ti dà mai l'idea di avere un posto dove andare. I ragazzi portano i caschi in mano e marsupi al collo, come se fossero continuamente in viaggio (e invece magari abitano lì di fronte e nel casco hanno le chiavi di casa).

Case occupate, integrazione e disagio sociale, un comune senso di appartenenza. Vivere a San Lorenzo significa far parte di un determinato circuito, significa accettare un approccio alla società diverso da quello del resto della città. Qui tutto è vissuto in maniera più attiva, militante. Via dei Volsci, cuore rosso del quartiere più rosso di Roma – dove c'era la sede della vecchia Autonomia operaia – oggi ospita ancora gli studi di Radio Onda Rossa, assaltata dai neri negli anni 70, oltre allo storico pub 32 dove il sentimento antifascista è quello che fa da collante tra skins, punk, ultras, mods o semplici attivisti. A San Lorenzo si trova tutto quello che è alternativo, dalla musica, all'informazione, al cibo. C'è la casa discografica che promuove gruppi Ska, Reggae e Combat-rock, c'è la libreria internazionale dove si trovano testi sulle sottoculture giovanili, sulla politica di strada, sugli opposti estremismi, ma anche fanzine che arrivano dalle curve o quotidiani indipendentisti in lingua basca. C'è la trattoria romanesca di tradizione familiare, la pizzeria dove con pochi euro si mangia una pizza cotta nel forno a legna, ma non mancano paninoteche, pasticcerie e rosticcerie arabe aperte fino a notte fonda. Anche Manu Chao, quando viene a Roma per i concerti, mangia da queste parti, al tavolo con i compagni.

Ha questo retrogusto amaro, San Lorenzo, tipico di quei quartiere dove la vita - semplicemente - è difficile, diversa. Però non ti dà mai veramente il tempo di diventare malinconico. Porge subito l'altra guancia, ecco, e l'altra guancia è morbida e cameratesca. Per questo, nonostante le mode che avanzano e che travolgono tutto e tutti – anche quando non c'è la volontà degli abitanti – San Lorenzo resta ancorato a un passato che non c'è più: qui la lotta è ancora dura e senza paura. I rigurgiti di nazionalismo, la mistificazione della realtà e le finte promesse qui non attecchiscono. Contro la precarizzazione del lavoro e la privatizzazione di salute e istruzione la parola d'ordine da queste parti è sempre la stessa. Sono i muri a gridarla, sono i manifesti attaccati tutte le notti a invocarla, sono i megafoni che spezzano l'aria durante i cortei a scandirla: resistenza. Ora e sempre.