sabato, 22 ottobre 2005

Era una fresca, limpida giornata d'aprile
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Sto seduto sulla mia sedia verde tutta sfilacciata dalle mille sedute, senza assolutamente un cazzo da dire o da scrivere. Mi è venuto in mente questo esperimento che è molto da blog, tutto sommato, ma non molto da noi - che soprattutto e sopra ogni cosa ci piace avere qualcosa di concreto da dire. Giuro, non ho una mèta da raggiungere, vi potete fidare: non ho neanche abbassato il volume della televisione (se scrivo, quando scrivo - fosse anche la lista della spesa - ci deve essere musica. Stavolta no), c'è coso - come si chiama - Bertolino, Bartolino, quel comico. Conduce (credo) una trasmissione insulsa su RaiTre che non mi piace e che sto pagando. Quindi davvero: non so dove andrò a parare. Scrivo seduto anche piuttosto scomodamente: fino alle 23 ho lavorato, adesso sono in pigiama. Pigiama, poi: una specie di pantalone elasticizzato a vita bassa poco fashion (ciao Ale) con degli orribili calzini blu che spuntano e un vecchissimo maglione grigio topo morto che fino a sei anni fa usavo per uscire il sabato sera (è incredibile questa cosa. Uno si compra roba che per un periodo mette nei cassetti più facilmente raggiungibili, poi a un certo punto - puf - non la usa più, se non per togliere la polvere o scendere giù a ritirare un pacco dal portiere). Noto un po' di cose, penso a niente: mi faccio trasportare dalle onde di questo catartico momento di fancazzismo assoluto. Non è facile: è come il gioco del rinoceronte rosso, lo conoscete? Uno dice: ti do un milione di dollari se riesci a non pensare a un rinoceronte rosso. E tu, puntualmente, pensi a un rinoceronte rosso. Così adesso: mica è facile non fare assolutamente niente. Avrei un sacco di cose da scrivere, racconti da limare, un interessante saggio sulla televisione di David Foster Wallace da leggere (sì, si intravede anche Carver). Invece no: il Nulla. Cos'è il Nulla? Il nulla potrebbe essere l'angolino in alto che mi piace sempre guardare: c'è questo angolino davanti a me, rispetto al computer. Lo guardo spesso mentre scrivo, mentre leggo. Alzo gli occhi e lo guardo: c'è l'adesivo con il nome del nostro giornale (vabbè, qui siamo una parte del meraviglioso gruppo. Ciao Lizzen, non è vero che sei venuta male dai), una banconota cubana da tre pesos, l'etichetta della mia birra preferita e un sottobicchiere di una catena d'alberghi spagnola. Più su ci sono tutti i dvd, i biglietti dei concerti di Vasco degli ultimi 20 mesi. Più là c'è il Musico. Ve l'ho mai fatto vedere il mio Musico? L'ho comprato a Cuba insieme a Davide: nel senso che lui ha comprato delle mani-posacenere, un busto del Che in legno profumato e un GIGANTESCO pugno-comunista-così. Quelli - se vuole - ve li fa vedere lui: io vi faccio vedere il Musico (si nota anche la mia mitica tazza, le sigarette cubane e una vecchia targa di un Premio Letterario).

Su Rai Tre adesso stanno parlando di Celentano. Tutti parlano di Celentano: su canale 5 Funari parla di Celentano. Tv7, poco fa, ha parlato di Celentano. Io non l'ho visto Celentano - ho guardato solo il momento di Santoro - e tutto quello che ho capito è che rivorrei presto Santoro in tv e ancora prima Celentano chiuso dentro qualche casa discografica (ad ognuno il proprio mestiere, voglio dire). Ve l'ho raccontato che mi è successo l'altra sera? Stavo fuori, avevo bevuto qualcosina ma niente di che. A un certo punto giro l'angolo (stavo vicino Via Veneto) e incrocio una bellissima ragazza. Elegante, mora, col caschetto: la cosa stranissima è che teneva in mano un secchio tutto sporco di vernice, uno di quelli da operaio. Stavo un po' brillo, l'ho detto, e allora senza pensarci le faccio (guardando prima il secchio, poi lei): «Oh, certo sei un bell'ossimoro». Quella mi ha squadrato come se mi fossi espresso in ungherese: credo che il problema fosse la parola ossimoro, non l'ungherese. Poi non so che è successo, devo essermene andato, fatto sta che ho pensato che con una così - per quanto bella - io non ci potrei mai andare. Voglio dire: se devo finire a letto con una donna e via discorrendo, che almeno conosca e sappia apprezzare il valore delle figure retoriche.

Ho notato che non riesco a non scattare foto di me stesso ogni volta che passo davanti a uno specchio (o al vetro di una finestra, certo). Non è questione di narcisismo, davvero, non questa volta: non sto dicendo che faccio autoscatti (a parte questa, è vero, ma era stata una serata un po' strana e molto doveva ancora venire. In più c'era Pampurio, con me vedete?). Quello che sto dicendo è che mi incuriosisce fotografare il mio riflesso. Io - come tutti - mi faccio schifo in foto (salvo scoprire - come tutti - che quegli orrori in fotografia siamo esattamente noi stessi percepiti dal mondo, che lo si voglia oppure no). Ah, poi volevo dire che ho rivalutato Daria Bignardi: io rivaluto spesso un sacco di cose. Non so se sia una qualità, oppure un difetto (magari di primo acchito giudico erroneamente male): Le Invasioni Barbariche è una ficata. Ha ritmo, uno stile proprio, ospiti divertenti e soprattutto la Bignardi ha smesso di fare la Bignardi: non lo so, ora ha un senso. Ho idea che questo fottuto Grande Fratello rovini veramente tutto. Meno male che alla fine non mi presero (ve l'ho mai raccontata questa vicenda?).

Che resta da dire di questo niente che si dipana? Qualche tempo fa s'era parlato di Rocky e dei fumetti. Ecco, così adesso li avete visti (per i fumetti, un po' almeno: è impossibile riprendere tutto, le mensole girano intorno alla camera e sono troppo piene). Mica dico balle, insomma. Non resta che presentarvi i miei bellissimi mostri e poi possiamo dichiarare finito l'esperimento. Il nulla on the road. Real Blog, chiamatelo un po' come vi pare (a proposito, la citazione del titolo del post l'aveta carpita?). Aspetta, mi è appena caduto l'occhio su due cose: devo ancora (ancora!) far fare la cornice a un sacco di stampe che ho comprato a Cuba, soprattutto a questa (oh, Ila, se la vuoi è ancora tua. Però devi venire a prendertela a Roma, lo sai); e poi, sì, dovrei fare ordine sulla scrivania (notare la confezione Kinder Friends - una cosa schifosamente buonissima, mia recente scoperta) prima di mettere in ordine qualunque altra cosa.

E poi niente.
Magari le foto che mi ha scattato un'amica dopo avermi truccato e acconciato da frocio, ve le faccio vedere un'altra volta. Dipende da un po' di cose. Come va il derby domani sera, roba così.