mercoledì, 23 novembre 2005
Una telefonata
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana
E' successa una cosa strana, poco fa, mentre leggevo La collina dei suicidi di J. Ellroy: mi squilla il telefonino. Un numero strano, un prefisso curioso. Rispondo: una voce di donna, giovanile. Accento del nord: si presenta come un'operatrice dell'Unicef e mi pare di una cordialità non comune. Mi domanda se ho ricevuto una certa busta bianca con del materiale relativo al terremoto che ha sconvolto il Pakistan. Le rispondo che non mi pare proprio: lei insiste, poi molla la presa. Le chiedo spiegazioni, lei mi dice che sono disperati perché in Pakistan è una catastrofe; io rifletto un attimo su. Mi viene in mente lo tsunami, gli attentati; non riesco neanche a ricordarmi di questo terremoto. Quanto c'è stato? Era stato grave? Le televisioni ne avevano parlato? Ne parlano ancora? La ragazza va avanti - ora ci diamo del tu - mi dice che è un delirio, nessuno sa niente, l'informazione non è più all'ordine del giorno. Io non dico nulla, le immagini dei terremotati pakistani cominciano lentamente a tornarmi nel cervello: si fanno strada tra altre notizie, altre catastrofi. Mi spiega - sempre gentilmente - che fanno meno dieci gradi e che i bambini stanno tutti crepando di freddo, uno dopo l'altro. Continua a usare questa parola: disperati, come se lei fosse sul posto, come se lei fosse una madre di quei ragazzini, come se fosse lei stessa uno di quei ragazzini.
Un anno fa avevo donato all'Unicef una cifra per le popolazioni dello Sri Lanka, ecco perché mi hanno chiamato; non so che dire. Sono abituato ad operatrici telecom piene di numeri e tariffe che rompono all'ora di cena: questa ha la voce rotta dall'emozione, continua a dirmi che è un casino, che il mondo s'è scordato, che non c'è più un cazzo di nessuno che muova un dito. I bambini, i bambini: continua a insistere che stanno diventando tutti graziosi ghiaccioli, ogni giorno, uno dopo l'altro. Dice che bastano 15 euro, dice che basta anche un sms: non mi dà numeri, non mi dà estremi. Mi dice che se questa busta bianca non mi è arrivata, posso andare sul sito e leggere di che si tratta. E insomma è un delirio: sembra che - freddo a parte - i rifiuti non siano stati smaltiti, ci sono le macerie, non arrivano aiuti.
Ora non so.
Sul sito ci sono andato. Piano piano la memoria mi è tornata, anche se non capisco se sono stato io ad essermi distratto oppure veramente qui da un certo momento in avanti non ha parlato più nessuno di questa cosa. Ultimamente guardo pochissimo la televisione, telegiornali compresi (ma pure sui quotidiani, non mi pare di ricordare nulla di specifico negli ultimi giorni). Tantomeno so chi fosse quella ragazza: so solo che mi ha toccato, disturbato, scioccato. Sembrava di parlare con qualcuno con le mani tra i capelli.
Non so, dicevo.
Non se se possa servire: non ho ancora capito se i blog in questo senso funzionino. Mi pare che si perda tempo solo a sputarci sentenze addosso e ad additarci cali di accessi e prese di posizione non condivise. Magari se passate di qui, volete parlarne da voi - chiunque voi siate, di qualunque cosa parli il vostro blog - e alla fine chissà che non si riesca a fare qualcosa di costruttivo, di buono, sensato. I soldi sono pochi per tutti e questo è un fatto; ad ogni modo tant'è.
Uno va qui e fa la donazione.
Oppure no, ma insomma: mi andava di dirlo.
Torno a leggere Ellroy.





