giovedì, 24 novembre 2005

Fisherman's Friends
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


A un certo punto piovono reggiseni, d'accordo. Però non è che funziona sempre così: c'è un inizio difficile in cui le femmine non ti cagano, hai voglia a sbatterti. Sarà per i brufoli, sarà per i comportamenti ancora poco sicuri. Poi piovono reggiseni, slip, tutto quanto. Si scopa come assassini, non c'è più la vergogna di comprare un pacco di preservativi, eccetera; alla fine si cresce e la vita scopre altre priorità, non si ha più il tempo per fare i cascamorti. Per esempio: quando ci incontravamo tutti quanti il lunedì sera per guardare Happy Days, i reggiseni piovevano con cautela. Diciamo che stava annuvolandosi e tuonava di brutto, ma l'acquazzone non era ancora esploso e gli ombrelli stavano tutti dentro i cassetti: erano tempi niente male lo stesso, non soltanto per il fatto che eravamo giovani ma soprattutto perché Azzurra, il reggiseno, neanche lo portava (si intravedevano i capezzoli). Eccome se ci ricordiamo di Azzurra: ne parlavamo proprio l'altra sera a cena e sembra davvero che nessuno abbia dimenticato la sera che baciò Stefano sulla bocca. Insieme a tutto quello che successe dopo, naturalmente.

Andava così: tutti i lunedì ci ritrovavamo a casa di Nichi: noi maschi arrivavamo dopo perché si perdeva un sacco di tempo davanti allo specchio con il gel. Le ragazze, invece, c'erano già, perché adoravano farsi trovare da noi sedute con le gambe accavallate e le cosce scoperte. D'estate si mettevano lo smalto rosso sulle unghie dei piedi. Bevevamo di nascosto alcolici da tazze da latte e spesso spuntavano spinelli: Federico era quello che sapeva girare gli spinelli perché gliel'aveva insegnato suo fratello. Poi il fratello di Federico è morto e Federico da quel giorno non ha più avuto tanta voglia di girare spinelli, in compenso ha acquisito una straordinaria abilità con una mastercard e tutto il resto. Comunque guardavamo Happy Days e al buio ogni tanto scoppiavamo a ridere: noi maschi sbirciavamo le femmine dandoci di gomito. Mantenevamo le canne con l'indice e il pollice, che idioti. Finivano sempre allo stesso modo, quei lunedì sera (a parte la sera del bacio, è ovvio): scendevamo tutti in cucina silenziosamente con le tazze in mano e le lavavamo fino a spugnarci i polpastrelli. A turno le odoravamo e solo quando si era tutti d'accordo che la scia dell'alcol era sparita, le rimettevamo al loro posto: erano momenti bellissimi. Eravamo amici e così via. Anche Azzurra era bellissima. Quante storie ci raccontavamo su di lei: si facevano queste scommesse su chi, per primo, l'avrebbe baciata, per non parlare del resto. Che tempi: nessuno che sfruttasse la sua chance, le altre ragazze erano tutte gelose. Facevamo i grandi eroi ma ci tremavano le gambe per un colpo di spazzola.

Poi arrivò il lunedì in cui Azzurra baciò Stefano sulla bocca e da allora tutto è cominciato a cambiare. Nichi aveva preparato dieci tazze bianche piene di un mix diabolico di gin, cointreau e chissà che altro. Federico aveva portato un'intera confezione di Fisherman's Friends ripiena di erba: in ascensore l'aveva agitata davanti ai nostri nasi e qualcuno aveva fatto due occhi così. Ci si scandalizzava per poco, eravamo giovani, vergini, passavamo il tempo ad annusare tazze. C'era pure Stefano con noi in ascensore, quando Federico agitò la confezione di Fisherman's Friends piena di erba, solo che non lo sapeva ancora che Azzurra l'avrebbe baciato e compagnia bella. Nessuno di noi ne sapeva niente delle cose che sarebbero successe: ci limitavamo a guardarci nello specchio, salendo di piano in piano, lisciandoci le basette con un dito inumidito di saliva. Magari ci sentivamo l'alito a vicenda, cose così. Le ascelle.

A metà della puntata di Happy Days, Azzurra e Stefano si baciarono. Si erano seduti vicini, davanti a tutti per non respirare i nostri veleni dal momento che nessuno dei due fumava: Stefano aveva quell'asma che lo avrebbe tenuto per sempre magro e cagionevole. Azzurra già pensava al suo bambino, pure se non era incinta, pure se nessuno le aveva mai respirato addosso, pure se a malapena sapeva i passaggi che erano necessari, lei già pensava al bambino che avrebbe messo al mondo: «Voglio essere in ordine, quando accadrà» ci diceva sempre con l'aria da principessina, ravviandosi in quel modo meraviglioso i capelli dietro le orecchie. Insomma si baciarono che le tazze erano quasi vuote: noi stavamo dando fondo all'ultimo spinello, quando qualcuno fece un verso strano e prese a fischiare o roba simile. Ci voltammo tutti verso Stefano e Azzurra e quelle labbra avvinghiate: restammo in sospensione, le sigarette diventarono cilindri di cenere, poi quei due emisero uno schiocco un po' liquido e la tensione si spezzò. Sollevammo in aria i cuscini, bevemmo quello che restava e noi maschi andammo tutti intorno a Stefano mentre le femmine portavano via Azzurra per un interrogatorio. Eravamo invidiosi l'uno dell'altro mentre ci alitavamo addosso storie coraggiose: Stefano sapeva di lei, non lo sopportavamo. Nessuno pensava più ad Happy Days: i reggiseni avevano cominciato a piovere, c'erano i tuoni.

L'ultima cosa che successe, quel lunedì sera in cui Azzurra e Stefano si baciarono davanti a noi, fu una cosa veramente brutta. Forse avevamo fumato e bevuto troppo, non si sa, comunque adesso non ci va più tanto di raccontarla; non che c'entri niente col bacio eccetera: solo che da allora non è stato più facile per nessuno aprire confezioni di Fisherman's Friends.