lunedì, 12 dicembre 2005

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Categoria:giornalismo, attualità, scritto da andy capp


macchina da scrivereSi è conclusa ieri la due giorni di sciopero dei giornalisti (carta stampata, radio e tv nazionali) indetta dalla Fnsi. Nel paese di Berlusconi (che della stampa controlla più della metà) siamo al settimo giorno di protesta negli ultimi sei mesi. Questa volta la motivazione riguardava la lotta al precariato e all'introduzione della Legge 30 nel lavoro giornalistico.

Se come è ormai consuetudine in giorni di sciopero, alcuni quotidiani (Il Tempo, Libero, Il Giornale, Il Riformista, Il Romanista, per citare solo le testate più importanti in termini di vendite) sono usciti regolarmente, c'è da registrare l'assenza dalle edicole del Manifesto, di solito estraneo agli scioperi indetti contro la Fieg perché editore di sé stesso. Stavolta la redazione di via Tomacelli ha deciso di unirsi alla protesta: "Se si è giunti al punto di rottura in cui siamo – si leggeva sul numero di sabato – è perché la Fieg chiede mani libere in termini di flessibilità e precarietà, e rifiuta, dunque tra l'altro, la richiesta di sospendere l'applicazione della Legge 30 in redazione. […] Ma stavolta non ci basta solidarizzare, abbiamo deciso di dare un segno concreto".

L'altro evento curioso riguarda invece la presenza nelle edicole di Panorama, il settimanale di punta della Mondadori. Per riempire le 370 pagine del numero 50 hanno lavorato circa 35 tra gli 88 giornalisti dipendenti. Ovviamente per chiudere il numero si è ricorso alle collaborazioni e a vecchi pezzi tenuti nel cassetto e non ancora pubblicati. Il fallito sciopero (nel settimanale si sarebbero dovute incrociare le braccia il 2, il 4 e il 5 dicembre, giorni che precedono la chiusura in tipografia) era stato deciso il 30 novembre in una accesissima assemblea. Durante la riunione due giornalisti rappresentanti del cdr, Francesca Oldrini ed Edmondo Rho, avevano riferito della proposta del direttore Pietro Calabrese per arginare la protesta: "Due giorni pagati come festivi e un regalo tecnologico". Ovviamente pronta la smentita dell'interessato: "Chi dice un televisore chi un home theater, ma questa storia non esiste".

Ma nella battaglia contro la flessibilità il sindacato segna un punto a suo favore. Nel fine settimana hanno aderito all'agitazione anche alcuni quotidiani (Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione) di solito su posizioni autonome. Un consiglio alla Fnsi: la flessibilità è già ben radicata nelle redazioni, in particolare nelle piccole realtà. Sarebbe utile chiedere all'Ordine dei Giornalisti maggiore vigilanza a livello locale. Situazioni anomale, infatti, permettono agli Odg regionali di incassare contributi (Gestione Separata - Inpgi) che vengono pagati direttamente dal lavoratore flessibile (leggi precario, ndn): l'importante è tenere un occhio chiuso.